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Care democratiche,
cari democratici
la scuola è cominciata da solo due
settimane e già ora i limiti e i
difetti della "riforma" Gelmini sono
finiti sotto gli occhi di tutti. Ho
scritto una lettera a studenti e
insegnanti per parlare della scuola
che il Pd ha in mente: pubblica,
aperta e di qualità. Vi invito a
leggerla e a diffonderla con
Mobilitanti.it.

Domenica abbiamo partecipato
alla giornata "No 'ndrangheta"
organizzata dal Quotidiano
di Calabria, ho inviato una lettera
al Direttore per testimoniargli
l'impegno e la vicinanza del PD:
«Vogliamo costruire una Calabria
diversa, liberata dall’ipoteca
mafiosa. Ipoteca che soffoca
l’economia onesta di tanti piccoli
imprenditori e artigiani
taglieggiati dal crimine e toglie
speranza e futuro ai giovani
calabresi. Iniziative come quella di
oggi siano parte di quella riscossa
che ognuno deve impegnarsi a
promuovere, per civismo e per
ricostruire un comune senso dello
stare assieme ed essere cittadini di
un unico Paese».
Leggi la lettera completa.
Vi ricordo che sul sito del Pd
trovate
la sintesi della mia relazione alla
Direzione PD, buona lettura.
A presto

Pier Luigi Bersani
Segretario Nazionale del Partito
Democratico
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RICEVIAMO CON
RICHIESTA DI DIVULGAZIONE E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO:

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Firenze sabato
11 settembre 2010, grande
partecipazione di pubblico
alla chiusura della Festa Nazionale tematica "Lessico
familiare"
con l'On. ROSY BINDI Presidente del PD,
intervistata da Concita De Gregorio Dir.
L’UNITA'


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Cara amica, caro amico,
come avrai notato oggi il
sito del Partito Democratico è
fasciato a lutto. E' un
gesto significativo di adesione allo
sciopero che oggi la FNSI ha indetto
contro il Ddl Alfano sulle
intercettazioni. La nostra battaglia
per fermare questa legge ingiusta è
viva più che mai e, come ribadito
ieri da Pier Luigi Bersani,
l’esito non è affatto scontato.
Se il testo arriverà in Parlamento a
Ferragosto noi ci saremo..
Ieri dal palco della Festa
Democratica di Roma
Bersani ha criticato duramente la
manovra "fatta con il
righello. Hanno tirato una riga
sopra i servizi e una sopra gli enti
locali. Ma i tagli lineari li fanno
gli sfaticati o i bambini, se è così
prendiamo un bambino di 10 anni e lo
facciamo ministro del Tesoro!”.
Ma non è solo la manovra a non
piacere e a scatenare proteste. A
poco più di un anno dal terremoto
che devastò l'Abruzzo
gli aquilani sono scesi in piazza
per protestare contro il
governo che già chiede loro il
pagamento delle tasse arretrate. La
risposta è stata una carica della
polizia contro i 5000 manifestanti!
Per noi i terremotati sono il
problema numero uno, non meritavano
quel trattamento, è stato un fatto
gravissimo.
A presto, la redazione.
P.S. Oggi prende il via a Venezia,
"L'isola che c'è", il workshop di
In buone mani per apprendere le
buone prassi delle amministrazioni
di centrosinistra e confrontarsi sul
federalismo con i nostri politici.
Se non ti sei iscritto leggi tutti
gli aggiornamenti nel nostro
speciale su
Inbuonemani.org/isola
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Immagini della commemorazione del 66° anniversario
dell'eccidio NAZZI-FASCISTA,
Castelnuovo dei Sabbioni 04-07-2010


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Cara amica, caro
amico
il governo è senza pudore:
il neo ministro Aldo Brancher
intende avvalersi del legittimo
impedimento, ma
per il PD dovrebbe solo dimettersi.
Lo chiede Enrico Letta a nome
dei democratici dopo che in una nota
il Quirinale ha affermato che il
neoministro per l'Attuazione del
federalismo non può ricorrere al
legittimo impedimento per evitare di
presentarsi in tribunale.
Una vergogna senza precedenti.
Ma non l’unica. In Abruzzo se ne sta
consumando un’altra.
I cittadini colpiti dal terremoto
sono in ginocchio, e sono arrivati
fino a Roma per ricordarlo ad un
Governo sordo e immobile.
Per il PD, invece, la ricostruzione
è una questione nazionale e
va affrontata con la creazione di
una zona franca, lo stop ai tributi
fino al gennaio 2014, la sospensione
dei mutui fino al 30 giugno 2011,
fondi per almeno un miliardo e una
legge sulla ricostruzione.
E
se l’Abruzzo cerca di risollevarsi,
le altre regioni cercano di non
affondare. Per
questo dicono no alla manovra di
Tremonti e minacciano di restituire
le competenze allo Stato.
Le regioni, come ha detto il
responsabile Enti locali del Pd
Davide Zoggia, non devono essere il
capro espiatorio della crisi.
Come non deve esserlo
la cultura, la
principale fonte di ricchezza del
nostro Paese. Il
Pd
si è battuto per difenderla.
Per 30 ore è restato in Aula per
migliorare il decreto.
Leggi gli emendamenti
approvati grazie al PD a favore
delle fondazioni liriche.
a presto,
la redazione

P.s.: Ti ricordiamo che venerdì 2
luglio, dalle 10 alle 18, presso la
Sala Conferenze di Piazza
Montecitorio a Roma ci sarà un
Seminario promosso dal centro Studi
del PD e dal Forum Esteri del PD,
dal titolo
“L'italia in Europa e nel mondo.
Dove eravamo, dove saremo”.
Ti
invitiamo a partecipare.
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RICEVIAMO
con preghiera di pubblicazione da
CLAUDIO DONATI
consigliere comunale del
Partito Democratico a
Montevarchi:




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Ritrovamento del corpo di Aldo
Moro, 9 Maggio 1978;
FACCIAMO IN MODO DI NON DOVER
RICADERE IN QUEL CLIMA POLITICO .......!

BUON PRIMO MAGGIO a tutti!!
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Numero 6 - venerdì 12 marzo 2010
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editoriale
di Alessandro
Maran
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Abbiamo protestato, protestiamo, tra la
gente e in
Parlamento
perché il
decreto
salvaliste che
ha cercato di
modificare in
corso d’opera le
regole
elettorali è
soltanto
l’ultimo
schiaffo di
questo governo
berlusconiano
agli italiani e
alle
istituzioni.
Concludiamo però
una settimana
parlamentare che
ha dato molti
buoni risultati
per la
democrazia e per
il Paese. Sono
state approvate,
grazie al nostro
determinante
contributo, nel
voto e nella
costruzione
delle leggi, il
provvedimento
che permette le
cure palliative
e le terapie
antidolore anche
per i più
piccoli e quello
che istituisce
l’Agenzia per la
gestione dei
beni confiscati
alla mafia. Dura
battaglia
quindi, a
Montecitorio,
contro
l’arroganza del
governo, che
dovrà aspettare
ancora qualche
giorno per il
via al brutto
decreto sugli
enti locali.
Insieme agli
italiani, per
parlare dei loro
problemi, nelle
piazze di
Mestre, Milano e
a Piazza del
Popolo a Roma.
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i temi della settimana |
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mafia |
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Grazie a noi è stata migliorata la legge sull' Agenzia
per i beni
confiscati
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L'approvazione
alla Camera
della legge che
istituisce
l'Agenzia per i
beni confiscati
nasce da un
decreto del
Governo che
abbiamo
contribuito a
migliorare,
evitando che
questo organismo
fosse solo un
inutile
carrozzone.
Grazie al nostro
impegno,
infatti,
l'Agenzia
affiancherà da
subito
l'autorità
giudiziaria e
dovrà garantire
la massima
trasparenza con
la pubblicazione
in rete dei beni
sequestrati, in
maniera che gli
enti locali e le
associazioni
possano
richiederne
l'utilizzo;
l'eventuale
vendita dei beni
diverrà
un'opzione molto
improbabile
perché sono
state inserite
delle procedure
di assegnazione
più celeri e
delle garanzie
precise nel caso
si arrivasse
alla vendita
(solo per beni
non utilizzabili
socialmente e a
prezzi di
mercato). Devono
essere
migliorati gli
strumenti di
partecipazione
attiva alla
gestione
dell'Agenzia da
parte degli enti
locali e delle
associazioni ma
l'impianto
complessivo
permetterà, se
l'Agenzia verrà
messa nelle
condizioni di
funzionare, di
restituire
presto ai
cittadini i beni
sottratti ai
boss mafiosi.
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Dichiarazione
di voto finale
di Andrea
Orlando |
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Comunicati
di
Laura Garavini,
Donatella
Ferranti
e
Rosa Villecco
Calipari
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cure palliative |
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La nostra
determinazione
permette il via
libera alla
legge
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Le cure palliative sono finalmente regolamentate da
una legge dello
Stato. Un grande
vuoto è stato
così colmato
grazie alla
tenacia e alla
determinazione
del Pd che si è
battuto per
questo
risultato.
Abbiamo sfidato
la maggioranza
che fino
all’ultimo si è
rifiutata di
accelerare
l'iter
dell’approvazione
del
provvedimento.
Adesso le cure
palliative e la
terapia del
dolore sono un
diritto
esigibile su
tutto il
territorio
nazionale. Lo
scopo principale
di queste cure è
quello di
migliorare
anzitutto la
qualità della
vita di malati
gravi,
assicurando a
loro e alle loro
famiglie
un’assistenza
continua e
globale.
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Dichiarazione
di
Dario
Franceschini,
Livia Turco,
Margherita
Miotto,
Donata Lenzi
Dichiarazione
di voto finale
di
Livia Turco
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lavoro |
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Bene prolungamento della Cassa integrazione |
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La commissione
Lavoro ha
approvato
all'unanimità
alcune modifiche
al testo sugli
ammortizzatori
sociali. Si
tratta di un
primo risultato
ottenuto dal Pd
nonostante la
contrarietà del
ministro del
Lavoro. Sacconi
non ha esitato a
ritenere inutile
l’allungamento
della durata
della Cassa
integrazione di
6 mesi, votato
unanimemente
dalla
commissione,
dimostrando
disprezzo per il
Parlamento.
Anche se avevamo
chiesto il
raddoppio del
periodo di cassa
integrazione da
uno a due anni,
riteniamo che la
pressione
esercitata dal
Pd abbia
comunque
consentito di
raggiungere
questi primi
risultati.
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Comunicati
di
Cesare Damiano,
Donata Lenzi,
Teresa Bellanova
Dichiarazione
di
Cesare Damiano
e Pierpaolo
Baretta |
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Risoluzioni e interpellanze |
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in agenda la prossima
settimana
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vai al
calendario |
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Dl salva liste |
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martedì voto
su pregiudiziale
di
costituzionalità |
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Il famigerato decreto approvato dal governo per
rimediare ai
pasticci fatti
nella fase di
presentazione
delle liste,
arriva in aula
per il voto su
una
pregiudiziale di
costituzionalità
da noi
presentata. |
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enti locali |
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Voto finale su
un decreto che
non aiuta i
Comuni e le
imprese |
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Dopo una lunga battaglia parlamentare, arriva al
voto finale,
previsto per
martedì, il
decreto sugli
enti locali.
Durante il
dibattito
abbiamo
rinnovato le
motivazioni
della nostra
contrarietà
dovuta alla
stridente
contraddizione
con il tanto
sbandierato
federalismo
fiscale, alla
volontà di
decidere
centralmente il
numero dei
consiglieri e
degli assessori
e di sopprimere
i difensori
civici, solo per
fare degli
esempi. Abbiamo
ribadito che si
è persa
un'occasione per
consentire ai
Comuni di usare
le risorse
disponibili per
avviare i lavori
pubblici e così
dare anche
ossigeno alle
imprese.
Positiva
l'approvazione
di un nostro
ordine del
giorno sulle
risorse da
destinare ai
Comuni. |
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Il
comunicato
e il testo dell'ordine
del giorno |
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Dichiarazione
di voto sulla
fiducia di
Pierpaolo
Baretta |
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Comunicati
di
Raffaella
Mariani,
Marco Causi,
Antonio Rugghia
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economia |
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Mercoledì il dibattito sulla crisi in diretta tv |
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Con 7 giorni di
ritardo rispetto
alla data
fissata (la
maggioranza non
ha voluto
mantenere
l’appuntamento
fissato per la
settimana
scorsa) si
svolgerà
mercoledì il
dibattito sulla
crisi economica
con il ministro
Tremonti in
diretta tv. Per
il nostro gruppo
interverrà il
segretario del
partito Pier
Luigi Bersani.
Potremo
finalmente
confrontarci in
Parlamento su un
tema che governo
e maggioranza
non hanno mai
voluto
affrontare e
sulle nostre
proposte per
uscire dalla
difficile
situazione del
Paese, contenute
in una mozione
che sarà votata
in aula.
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Il
testo della
mozione del PD |
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energia |
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Sì al decreto
per salvare lo
stabilimento
dell’Alcoa in
Sardegna
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Sarà discusso nell‘aula di Montecitorio il decreto
sull’approvvigionamento
energetico nelle
isole maggiori
che prevede
interventi per
rendere più
sicuro e
interconnesso il
sistema
elettrico in
Sardegna e
Sicilia.
L’approvazione
del
provvedimento
permetterà di
dare esito
positivo alla
vertenza Alcoa
che ha un
importante
stabilimento a
Portovesme, nel
sud dell’isola
sarda. Per
questo motivo
voteremo a
favore anche se
siamo contrari
ad alcuni
aspetti del
provvedimento.
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Un'agenda sociale per il
2010
Bersani indica al centrodestra le riforme da
fare subito: provvedimenti per l'occupazione e per il
sistema
pensionistico dei più giovani. Penati: "Non
si intasi il parlamento con leggi ad personam"

Promemoria personale
Altri su questo tema
Scudo fiscale: il governo si vanta ma si accontenta
delle briciole di 95 miliardi.
Eutelia & Ispra: il PD difende i lavoratori ed i
ricercatori
Raffreddare l'amore fonte Lucia Annunziata - La
Stampa
Bindi: "Dialogo e riforme? Se questo è l'inizio non
si va da nessuna parte" fonte Intervista a Rosy
Bindi - l'Unità
Bersani: "Da me nessuna telefonata a Berlusconi"
fonte Natalia Lombardo - l'Unità
"Riforme? Dipende da cosa farà il PDL nel 2010"
Lavoro, un fondo per chi da mesi è senza stipendio
Più riforme condivise, meno decreti
Si al confronto in parlamento. No a inciuci e leggi
ad personam
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La medicina contro la crisi (video)

15 dicembre 2009 -Questa
mattina Pier Luigi Bersani è intervenuto alla Camera nel
dibattito sulla Finanziaria a nome del PD.
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Risultati per la
provincia di Arezzo delle Primarie
Istituzionali
del 13 dicembre
2009
(Regione Toscana)

Nella provincia di Arezzo hanno votato 12.290
elettori per il PD:
1 Ceccarelli Vincenzo
7969
voti
2 Brogi Enzo
1857
voti
3 De Robertis Lucia
1104
voti
4 Tavanti Francesca
605
voti
5 Agresti Stefania
603
voti
6 Bartolucci Sahara
77
voti
7 Stanghini Luca
75
voti
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Bersani:
quattro proposte del Pd per la riscossa dell'Italia
Sostegno ai redditi
e alle imprese, un piano di piccole opere pubbliche,
incentivi alla green economy
(VALE
LA PENA GUARDARE IL VIDEO)

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DOVE SI VOTA PER LE ELEZIONI PRIMARIE REGIONALI DEL
13 DICEMBRE 2009:









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Ecco
i componenti della nuova segreteria e i presidenti
dei forum del PD
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1000 piazze per l'alternativa


tratto da: http://www.partitodemocratico.it/
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7 novembre
2009
congresso pd ,
Intervento
Assemblea Nazionale del
Partito Democratico. Intervento di
Pier Luigi Bersani

Care
democratiche e cari democratici, cari amici e cari
compagni,
prima di ogni altra cosa voglio che da questa nostra
Assemblea venga un saluto affettuoso al Presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano e un ringraziamento per la
personalità, la forza e l’equilibrio con cui sta
esercitando il Suo altissimo ruolo di garanzia.
Un saluto voglio rivolgere anche a nome vostro a Romano
Prodi. Lo sentiamo qui con noi nelle radici profonde
della nostra grande avventura e conosciamo l’affetto e
l’attenzione con cui segue le vicende del nostro e del
suo Partito.
Un ringraziamento anche a tutti quelli che ci hanno
portato fin qui in una vicenda complessa, difficile, ma
esaltante. In particolare un ringraziamento a Dario
Franceschini che mi ha preceduto in questo ruolo e che
si è confrontato lealmente con me e con Ignazio Marino
in nome delle migliori prospettive del Partito.
Nei temi che ricorrono in questa relazione c’è
ovviamente molto di mio, ma anche non poco di loro
perché mentre ci confrontavamo ho cercato sempre di
ascoltarli. Infine un ringraziamento e un saluto
cordiale ai Rappresentanti delle quaranta Ambasciate che
sono presenti oggi e che testimoniano con la loro
presenza il rilievo del nostro appuntamento.
Ho detto più volte che non credo al Partito di un uomo
solo ma ad un collettivo di protagonisti. So bene che la
formazione di un collettivo deve avere forme nuove e
contemporanee; ma rinunciarvi, per un partito popolare,
non sarebbe andare avanti, sarebbe regredire.
Dunque mi rivolgo a voi non come ci si rivolge ad una
folla ma come ci si rivolge al largo gruppo dirigente
del nostro Partito corresponsabile con me di questa
nostra straordinaria avventura. Vi propongo subito e con
chiarezza i nostri essenziali compiti. Costruire il
Partito, preparare l’alternativa. Sono compiti che
richiedono un lavoro importante per durata e per
profondità. Inutile cercare scorciatoie o immaginare
strade senza inciampi. Cerchiamo piuttosto di darci
solidità, di darci una tranquilla certezza di noi stessi
e obiettivi chiari. La forza c’è e la si è vista in
questi mesi. La sera delle primarie ho detto che dentro
la vittoria di tutti c’era anche la mia vittoria. E’
stata davvero una vittoria di tutti. Più di 400.000
(466.573 pari al 56% aventi diritto) iscritti hanno
partecipato ai congressi di circolo, più di 3 milioni
(3.102.709) di cittadini hanno votato alle primarie.
Una spinta enorme, un incoraggiamento enorme!
Quante cose possiamo capire meglio dopo questa vicenda!
Cose che riguardano noi e cose che riguardano l’Italia.
Cose che riguardano noi innanzitutto. Ad esempio la
evidente sintonia fra iscritti e cittadini elettori ci
dice, al di là della contingenza, una cosa molto
profonda, che purtroppo abbiamo avuto in dubbio fin qui
e che ora possiamo fissare con certezza. E’ possibile
immaginare un grande Partito in cui organizzazione ed
apertura alla società si tengono, non sono in tensione
od in alterità ma possono rafforzarsi reciprocamente. E’
un assunto determinante per indicarci la strada. Ma più
ancora da questo nostro percorso è venuta una parola
nuova all’Italia, una parola che non dobbiamo lasciare
spegnere, una parola sulla questione democratica aperta
nel Paese, sulle possibili prospettive della nostra
democrazia. Ancor più dopo queste settimane, noi siamo
orgogliosi di sentirci costruttori di un Partito.
Orgogliosi, perché costruendo un Partito realizziamo la
nostra Costituzione che parla di Partiti e non di
popoli. Costruendo un Partito in un modo nuovo e con
larghi meccanismi di consapevole partecipazione noi
diciamo con i fatti che esiste un’altra modernità
alternativa alla deformazione populista e plebiscitaria
del nostro quadro politico e costituzionale. Una novità
che può venire dall’innovazione dei partiti secondo
regole che siamo pronti a discutere in applicazione
dell’art. 49 della Costituzione. Una novità che può
venire dal rafforzamento e dalla riforma del sistema
parlamentare. Una novità che può venire da una legge
elettorale che riconsegni ai cittadini la scelta dei
parlamentari.
Un mese fa, alla nostra Convenzione ho descritto come in
molti Paesi del mondo emerga una caduta di efficacia e
quindi di credibilità della democrazia rappresentativa
per la natura dei problemi e dei poteri che si muovono
oggi nel mondo, problemi e poteri difficili da afferrare
e da riportare al controllo dei cittadini rappresentati;
ho cercato di dire come nella particolare situazione
italiana tutto questo possa scivolare in deformazioni e
semplificazioni regressive della rappresentanza col
rischio di rimpicciolire il nostro Paese nel contesto
delle grandi democrazie mondiali, ne impedirebbe la
modernizzazione, lo lascerebbe ostaggio delle sue
arretratezze.
Ho anche detto, e lo ripeto qui, che questo rischio non
può essere affrontato con una impostazione difensiva o
nobilmente conservatrice. Ci chiamiamo Democratici
perché poniamo al Paese il problema di una democrazia
efficiente. Ci chiamiamo Riformisti perché vogliamo le
riforme. Noi rifiutiamo in radice l’idea che il consenso
venga prima delle regole, che la partecipazione
democratica significhi eleggere un capo, che la società
civile sia ridotta a tifoseria. Riconosciamo, nel
contesto delle grandi democrazie del mondo, la pari
dignità di modelli parlamentari e di modelli
presidenziali bilanciati. Ma rivendichiamo per il nostro
Paese in ragione della nostra grande tradizione
costituzionale e in ragione delle concrete nostre
condizioni sociali, culturali e storiche, un modello
parlamentare rinnovato, rafforzato e reso efficiente. E
quindi avanziamo una nostra idea di riforma. Un idea di
riforma che non affidiamo al cosiddetto dialogo, parola
malata ed ambigua, ma al confronto trasparente nelle
sedi proprie e cioè nel Parlamento.
Proponiamo di partire da quattro punti:
Superamento del bicameralismo perfetto, Senato federale,
riduzione del numero dei parlamentari, rafforzamento
delle funzioni reciproche di Governo e Parlamento;
Attuazione dell’art. 49 della Costituzione con una
coerente e moderna legislazione sui partiti;
Nuova legge elettorale che consenta ai cittadini di
scegliere i Parlamentari, attraverso un confronto con le
forze politiche cominciare da quelle dell’opposizione
senza escludere una legge di iniziativa popolare;
Nuove norme sui costi della politica fissando parametri
che ci mettano stabilmente e chiaramente nella media
comparata dei principali Paesi europei;
Queste sono le nostre priorità sul fronte istituzionale
e costituzionale. Altre ne segnalerò più avanti sul
fronte economico e sociale. Non pretendiamo di imporre
queste priorità ma non accetteremmo che l’agenda delle
riforme ci fosse semplicemente dettata da altri. Voglio
dire una parola chiara anche sul tema della giustizia,
sul quale insiste una confusa pressione da parte di
Governo e maggioranza, paradossalmente in assenza di
proposte leggibili. Se parliamo del servizio-giustizia
noi non pensiamo che le cose vadano bene così. Al netto
delle immancabili eccezioni, la giustizia è un servizio
inefficiente e negato a gran parte dei cittadini. Nella
crisi economica attuale, ad esempio, le recenti norme
sulla giustizia civile appaiono palliativi di fronte ad
un sistema in cui le relazioni economiche non hanno un
vero presidio e chi esige un proprio diritto è spesso
nell’abbandono e non raramente nella disperazione.
Vogliamo discutere, nella crisi, di norme urgenti e
radicali sulla giustizia civile; vogliamo parlare di
ragionevole durata del processo? Vogliamo partire da qui
e affrontare, a partire da qui i problemi che hanno
rilievo anche nella dimensione costituzionale? Siamo
d’accordo. Ma non possiamo non vedere l’enorme
difficoltà di un confronto totalmente e unicamente
centrato sull’equilibrio dei poteri e soprattutto invaso
dall’insuperabile interferenza di questioni che si
riferiscono alle situazioni personali del Presidente del
Consiglio, e segnato dall’aggressività e dalla volontà
di rivincita scagliate contro il sistema giudiziario e
la Magistratura; sono sentimenti ed intenzioni che
oggettivamente inquinano la discussione. E’ in grado la
maggioranza di liberare il tavolo da queste ipoteche?
Questa è la domanda, ed è una domanda ineludibile.
Obiettivamente ineludibile.
In questa lunga campagna congressuale ho cercato di
mettere al centro un tema che ripropongo qui. Fra
questione democratica e questione sociale c’è un nesso
inscindibile. Dobbiamo sapere che nella divisione e
nella incomunicabilità di queste due questioni c’è la
nostra sconfitta. Nella loro consapevole connessione c’è
la prospettiva vincente dell’alternativa. Parliamone al
concreto. Le condizioni reali dell’economia e della
società non hanno un reale rilievo nella discussione
pubblica e nel confronto politico. Ciò avviene perché il
sistema è deformato non solo dal lato dell’informazione
e della comunicazione ma nei suoi aspetti strutturali
cioè nella formazione delle decisioni.
La narrazione fatta di cieli azzurri e di nuvole
passeggere che ci ha costretti all’immobilità e
all’impotenza davanti alla realtà dei problemi non
avrebbe potuto aver luogo se la formazione delle
decisioni e delle leggi non fosse stata imbrigliata da
un meccanismo che consente la nomina dei Parlamentari,
che consente la valanga di voti di fiducia e di decreti
omnibus, e che induce alla passività non solo la società
politica ma, inevitabilmente, anche quella civile. Come
nel gioco delle tre carte il luogo e il tempo per
discutere i problemi reali sono sempre altri. Il vuoto
viene coperto da divagazioni addirittura paradossali su
cui si adagia il conformismo. Abbiamo discusso per
alcuni giorni di posto fisso mentre decine di migliaia
di precari il posto fisso lo stavano trovando a casa
loro!
Tutto questo alza un muro pericoloso fra dimensione
sociale e realtà istituzionale e politica. Riscopriamo
che senza dialettica politica e parlamentare non c’è
dialettica sociale, non c’è la possibilità di inquadrare
una gerarchia di problemi davvero riconoscibile dai
cittadini. Parliamo dunque con linguaggio di verità di
questa crisi. La crisi non è psicologica, non è una
nuvola passeggera, non l’abbiamo alle spalle. Nessuno di
noi vuol fare il pessimista o il catastrofista.
Pretendiamo semplicemente che si riconosca che abbiamo
un problema serio, un problema che non si risolve da sé,
un problema che altri non risolveranno per noi.
Pretendiamo, dopo diciassette mesi, che il Governo si
rivolga al Parlamento e al Paese con una analisi
realistica e con proposte e intenzioni che mostrino
finalmente la consapevolezza della situazione
internazionale e nazionale.
La situazione internazionale, innanzitutto. Abbiamo alle
spalle la crisi finanziaria? A guardare profitti e bonus
delle grandi banche del mondo si direbbe di sì. Ma ciò
deriva da fiumi gratuiti di denaro che arrivano dalle
Banche Centrali e che vanno su azioni e titoli piuttosto
che sull’economia reale mentre i default delle famiglie
possono ancora crescere, mentre le difficoltà delle
imprese aumentano, mentre il livello di capitalizzazione
della Banche resta inadeguato. Ciò sospinge a una
tendenza di fondo. Le banche non si prendono rischi
nuovi verso l’economia reale. Intanto, niente di
veramente sostanziale si è mosso per la riforma dei
mercati finanziari e c’è un rischio reale di tornare a
poco a poco dove si era prima. Quanto all’economia
reale, la domanda mondiale è bassa, i paesi esportatori
in particolare soffrono, c’è una sovraccapacità
produttiva difficile da assorbire. Il sostegno pubblico
alla domanda che avviene nei più grandi Paesi del mondo
è una ricetta necessaria che tuttavia mette sul futuro
non solo l’ipoteca del debito ma anche il rischio di
riproporre gli stessi modelli squilibrati nelle
relazioni economiche mondiali che sono stati la vera
origine della crisi. Solo negli Stati Uniti e nel
Giappone si affaccia l’idea peraltro ancora incerta di
correzioni del modello di crescita. Altrove non se ne
vede traccia. Si tratta di correzioni che dovrebbero
essere il vero nuovo orizzonte delle politiche
progressiste nel mondo sul quale avviare un confronto
internazionale che ancora non si vede. Percome si
muovono le cose nella dimensione mondiale non possiamo
pensare che gli altri risolvano i nostri problemi. Noi
abbiamo alle spalle lunghi anni di minor crescita a
causa di condizioni che, se non corretta, agiranno
ancora facendoci uscire più lentamente di altri dalla
crisi.
Tutto ci dice che nell’inerzia tornare per noi alle
condizioni del 2007 sarà una strada lunga. Bisogna che
non sia troppo lunga. Se permettiamo cioè che l’impatto
della recessione sia troppo duro sull’apparato
produttivo ne avremo danni difficili da rimediare. Se
lasciamo che la recessione indebolisca ancora la nostra
già incerta attitudine ad un salto tecnologico del
sistema produttivo ne avremo danni difficili da
rimediare. La sostanza è che rischiamo un
ridimensionamento strutturale delle nostre attività e
quindi difficoltà serie nel dare prospettive di lavoro
alle nuove generazioni. Per questo invochiamo una
risposta nazionale ad uno sforzo che solleciti nel Paese
il contributo anche di chi non sta vivendo la crisi, per
fronteggiare con più determinazione i rischi che si
affacciano. Non ci si presenti per favore, con una
finanziaria fatta di segnali irrilevanti. Ci servono
misure vere.
E’ ora di recuperare il tempo perduto e di affrontare
una nuova agenda sia dal lato dell’emergenza, sia dal
lato delle riforme.
Parliamo dunque di emergenza. Molte piccole e medie
imprese non hanno fiato sufficiente per una crisi lunga.
Il loro fiato si chiama liquidità. La liquidità è fatta
di pagamenti, di pagamenti della Pubblica
Amministrazione, di carico fiscale, di accesso al
credito e di costo del credito. Si devono scegliere
dentro a questo mix soluzioni più concrete e forti di
quelle viste fin qui. Non vado nei particolari. Siamo
pronti a dire la nostra. Anche la capitalizzazione delle
imprese può servire a dar fiato purchè non sia affidata
a meccanismi barocchi ed estranei al senso comune della
nostra imprenditoria.
Ancora sull’emergenza. Gli ammortizzatori. Non è vero
che tutto funziona. C’è un problema di massimali, c’è un
problema di prolungamento della cassa ordinaria, c’è un
problema di erogazione della cassa in deroga, c’è una
larga scopertura del precariato. Molte famiglie di
lavoratori sono in gravi difficoltà, alcune sono nel
dramma.
E ancora: per rianimare i consumi bisogna cominciare a
portare risorse ai reddito medio-bassi impoveriti
(salari, stipendi, pensioni) e a chi è sotto la soglia
di povertà. Per stimolare minimamente l’economia ci
vuole un grande piano di immediate piccole opere da
affidare ai Comuni e un potenziamento degli interventi
per il risparmio e l’efficienza energetica. Tutto questo
costa. Costa peraltro poco di più di quella sciagurata
manovra di inizio legislatura che tra abolizione totale
dell’ICI, cancellazione della tracciabilità nei
pagamenti, straordinari e Alitalia ci fece sprecare più
di dieci miliardi mentre la crisi era già lì. Sappiamo
bene che per affrontare sia l’emergenza che le riforme
bisogna garantire l’equilibrio dei conti. Lo si può
ottenere solo in tre modi:
Abbandonare i tagli lineari e mettere le mani nei
meccanismi che generano la spesa pubblica a cominciare
dai grandi comparti e dall’acquisto di beni e servizi
imponendo a tutti i livelli, centrali, regionali e
locali e a tutti i centri di spesa le migliori pratiche
e riorganizzando su questa base la Pubblica
Amministrazione;
Incrementando la fedeltà fiscale non solo con tecniche
deterrenti ma con meccanismi che introducano in modo
fisiologico una riduzione dell’evasione e del nero e
spostando altresì il carico fiscale dal lavoro alla
rendita, a cominciare da quella finanziaria;
Migliorare i tassi di crescita con riforme capaci di
attivare le forze di mercato.
Sono operazioni a volte scomode, davanti alle quali è
facile che tremi la mano. Ma non si può pretendere che
le rose del Governo siano senza spine. Davanti ad una
assunzione di responsabilità esplicita, concreta e
visibile da parte del Governo noi non ci sottrarremmo a
qualcuna di quelle spine. Ma se continuiamo a sentirci
dire che il problema non c’è o che si può aggiustare con
palliativi per noi diventa davvero difficile discutere.
Uno strumento formidabile per fronteggiare la crisi è il
sistema delle autonomie, Nel momento in cui più forte
potrebbe essere il suo coinvolgimento sia sul versante
degli investimenti, sia sul versante sociale (a partire
dalla risposta alle nuove povertà e a questioni acute
come quelle dell’immigrazione) noi assistiamo ad un
tradimento vero e proprio dei Comuni che non sanno né
come fare i bilanci né come muovere le risorse che
hanno. Propongo dunque come prima iniziativa di
mobilitazione del Partito una assemblea di mille
Amministratori del PD aperta ad Amministratori di ogni
orientamento per denunciare il federalismo delle
chiacchiere ed affermare quello dei fatti (non si pensi,
a cominciare dalla Lega, di poter raccontare qualsiasi
favola con noi che stiamo zitti!).
Parliamo adesso di riforme. Preparare l’alternativa vuol
dire riprendere l’orizzonte di riforme economiche e
sociali e proporre una nostra agenda. Il record di dieci
anni di governo di cui Berlusconi si vanta ci ha dato
propaganda prossima a mille e riforme prossime a zero.
Come nell’emergenza, così nelle riforme, noi partiamo
dal lavoro. Il lavoro è il problema numero 1 del Paese,
il lavoro deve essere il primo impegno del nostro
Partito. Lavoro e impresa. Quando dico lavoro intendo
dire lavoro e impresa a cominciare dalla piccola e media
impresa. Chiarisco subito che noi avremo un nostro punto
di vista e una nostra posizione autonoma in questo
campo, così come su tutto l’arco delle riforme, come si
conviene ad un grande Partito popolare che riconosce e
difende l’autonomia delle forze sociali, sindacali e di
impresa e sollecita un confronto con loro a partire però
da una sua idea di società e senza essere a rimorchio di
nessuno.
Al concreto noi mettiamo al centro
una politica dei redditi contro l’impoverimento dei
redditi da lavoro compresa l’esigenza di garantire
soglie minime di reddito, di salario e di pensione;
l’allestimento di un percorso largamente unificato e
progressivamente garantito per l’ingresso al lavoro dei
giovani,
la necessità di uno sguardo di prospettiva sull’impianto
del sistema pensionistico alla luce dei suoi effetti
sulle nuove generazioni.
Una rivisitazione della legislazione sull’immigrazione e
sulla cittadinanza.
Poniamo altresì il tema di una ripersa delle politiche
industriali e di ricerca che per noi si riferiscono agli
orizzonti indicati dal progetto Industria 2015 e un
riorientamento di investimenti e consumi nella chiave
dell’economia verde. L’economia verde dovrà essere da
qui in poi un motore della crescita, nel campo
industriale, dell’edilizia, dei trasporti e delle
energie rinnovabili. Abbiamo proposte precise da
discutere e chiediamo che non ci si distragga col
tentativo illusorio di afferrare qui e ora in Italia un
nucleare di terza generazione.
Vogliamo essere il Partito dell’ammodernamento del
Welfare, capace di presidiare con una vera cultura di
governo (che comprende anche per intenderci la
sostenibilità finanziaria) quei beni che non intendiamo
affidare al mercato e per i quali pretendiamo un
approccio universalistico: salute, istruzione,
sicurezza. La nostra valutazione è questa. In questi
sistemi assistiamo prevalentemente ad una riduzione e a
un degrado dell’offerta, realizzati con violenti tagli
lineari e con la predisposizione di battage ideologici,
dal grembiule, alle ronde, ai fannulloni e con un
approccio ai temi della Pubblica Amministrazione non in
chiave di riorganizzazione ma in chiave di richiamo
all’ordine. I risultati li vediamo nell’impoverimento
dell’organizzazione scolastica e formativa che si
scarica su studenti, famiglie, insegnanti e nella
condizione di disagio estremo in cui lavorano gli
operatori della sicurezza. Decreti e voti di fiducia in
tutte queste materie non hanno portato soluzioni, hanno
portato problemi. Chiediamo che sia possibile finalmente
una discussione nel merito, a cominciare ad esempio
dalle nuove norme sull’Università, nelle quali
riconosciamo alcune delle nostre indicazioni e che siamo
quindi interessati a discutere, con il solo vincolo di
una riconsiderazione dei tagli indiscriminati che si
sono abbattuti su Università e Ricerca. Il Partito che
presidia e ammoderna le grandi tutele sociali e i
meccanismi di inclusione e di integrazione è anche il
Partito che combatte per l’apertura e la regolazione dei
mercati, che si oppone a meccanismi monopolistici,
corporativi e di posizione dominante e a meccanismi
confusi che agganciano il pubblico agli interessi del
privato così come avverrebbe con le norme che si
affacciano sui servizi pubblici locali. E’ il Partito,
come ho detto più volte, che sta con chi bussa alla
porta e non con chi la tiene chiusa e che pretende che
il cittadino consumatore e utente sia rispettato, che
considera l’equità del carico fiscale un obiettivo di
civiltà e ritiene i condoni una vergogna e una iattura.
Un programma di apertura e civilizzazione del mercato ha
davanti a sé in Italia un terreno vastissimo di
iniziativa ed alcune priorità: quella che riguarda ad
esempio la possibile riproduzione di posizioni dominanti
nei diversi ambiti in cui si articola oggi
l’informazione e la comunicazione. E’ un Partito il
nostro, che sospinge l’evoluzione dei diritti civili e
che ha nei suoi cromosomi gli articoli 2 e 3 della
Costituzione che non ammettono distinzione alcuna nei
diritti inviolabili delle persone; un Partito che non
accetta una posizione discriminata delle donne
nell’economia, nella società, nelle Istituzioni. A
questo proposito una forza politica che compone
un’Assemblea come questa e con questa presenza femminile
non può accettare che l’Italia sia al quattordicesimo
posto in Europa e al cinquantunesimo nel modo per
rappresentanza delle donne nelle Assemblee elettive, per
tacere della loro presenza (o assenza) nei Consigli di
Amministrazione. Io credo che qui, nei centri
decisionali, ci sia il cuore della discriminazione che
deve essere affrontata con interventi normativi su un
sistema transitorio di quote che il Partito Democratico
deve avanzare sollecitando un movimento di opinione.
Infine, ma non per ultimo, noi vogliamo essere il
Partito dell’unità del Paese nel suo assetto
autonomistico e federale e poniamo la questione
drammatica e acuta del Mezzogiorno nella sua sintesi fra
situazione economica e occupazionale, rinnovamento
politico, civile, amministrativo e affermazione della
legalità. Non possiamo certo ridurre questo tema ad una
discussione pro o contro la Banca del Sud.
Ospiteremo in un luogo aperto di Partito intellettuali,
coscienze critiche e nuove energie per proporre un
progetto nuovo di legalità e di crescita che attacchi la
pletora dell’intermediazione polit.ca e amministrativa,
che valorizzi le reciprocità fra nord e sud, che sia
palestra vera per la formazione di nuove classi
dirigenti.
Al di là di questi essenziali e doverosi cenni non
voglio qui fare un discorso programmatico. Voglio solo
fissare un punto: non potremo costruire davvero una
alternativa vincente senza suscitare la fiducia nella
possibilità di una stagione di riforme e di avanzamenti
civili e sociali. Né questa dimensione riformista può
affermarsi, tanto meno nei luoghi più dinamici della
nostra società, senza che il Paese si percepisca in una
dimensione meno ripiegata e più vasta, e cioè
innanzitutto nella dimensione europea. Questo mi pare
essere il più profondo lascito e la più sicura
indicazione che vengono dall’esperienza dell’Ulivo e
della leadership di Romano Prodi.
Essere in Europa: sia nel porci all’altezza delle
migliori esperienze europee senza farcene sopravanzare
come sta largamente avvenendo, sia nell’affermare il
nostro Paese come soggetto trainante dell’integrazione;
un ruolo questo che con i Governi della destra ci è
totalmente sfuggito di mano e che dobbiamo assolutamente
riprendere.
Il 1° dicembre entrerà in vigore il Trattato di Lisbona.
Le cose cambiano. Siamo contenti e orgogliosi che si
discuta, pur in un percorso incerto e complesso, della
candidatura in un ruolo di altissima responsabilità di
una personalità italiana e cioè di Massimo D’Alema. E’
una novità importante il fatto che questa candidatura
sia emersa non nella classica forma intergovernativa ma
come indicazione politica delle forze progressiste
europee e che questa proposta abbia avuto un aperto
apprezzamento dalla quasi totalità delle forze politiche
italiane. Vogliamo affrontare le novità che vengono dal
nuovo Trattato nel solco dell’indicazione del Presidente
Giorgio Napolitano che ha detto così: “Se non ci si
libera dalle pastoie dell’Europa intergovernativa non
c’è futuro per l’integrazione e se l’integrazione
ristagna o regredisce non c’è futuro per l’Europa ( e
quindi per noi stessi nel mondo)”. Credo non si possa
dire meglio. Vogliamo quindi, al concreto, che il nostro
Paese sia alla testa dei processi di cooperazione
rafforzata che il nuovo Trattato consente. Vogliamo che
nei luoghi della responsabilità multilaterale, dal G 20
al Fondo Monetario Internazionale, i Paesi europei non
vadano in ordine sparso. Vogliamo che dopo l’Euro si
coordino finalmente le politiche di bilancio e che nella
crisi l’Europa parli ai cittadini con proprie iniziative
di investimento, con l’univocità delle politiche di
salvataggio di banche e imprese e delle politiche
industriali, e con un impulso forte all’integrazione del
mercato interno. E vogliamo che l’Europa torni a darsi
un orizzonte politico, quell’orizzonte che le destre
europee hanno svilito e che le forze progressiste non
riescono ancora ad interpretare. Un orizzonte politico.
Sono trascorsi venti anni dalle rivoluzioni del 1989
nell’Europa centrale ed orientale che posero fine al
socialismo dispotico e segnarono un fondamentale
spartiacque storico. La fine del comunismo in Europa
apparve come un evento epocale che concludeva
definitivamente il ventesimo secolo con dieci anni di
anticipo sulla cronologia. Ci fu in quegli anni chi
sostenne che alla guerra fredda stesse per succedere lo
“scontro tra civiltà” che il destino del mondo fosse l’incomponibilità
dei conflitti tra culture diverse o chi ritenne che si
fosse giunti alla fine della storia”, interpretando la
caduta del muro di Berlino come l’evento culminante
della storia universale. Si è venuto delineando in
questi anni un mondo che non coincide con nessuna di
quelle previsioni. Un mondo che ha conosciuto mutamenti
profondi, una straordinaria rivoluzione
scientifico-tecnologica in particolare nel campo delle
comunicazioni; un mondo in cui hanno fatto irruzione
sulla scena paesi come l’India e la Cina; che ha
conosciuto processi di democratizzazione, ma anche nuove
fratture come quella intervenuta tra occidente e mondo
islamico. Un mondo che non ha ritrovato ancora un nuovo
equilibrio. Viviamo, a vent’anni dal crollo del muro,
una stagione ricca di enormi potenzialità ma anche
gravida di contraddizioni e di pericoli in un mondo
attraversato da una rete sempre più fitta di legami di
interdipendenza basati sugli scambi economici e sui
mezzi di comunicazione ma segnato insieme da un deficit
enorme di regolazione dei fatti globali e da guerre,
terrorismo e violenza. L’Europa deve nutrire l’ambizione
di contribuire alla costruzione del nuovo ordine
mondiale di cui si avverte l’urgente necessità. Solo una
Europa unita può assolvere a un tale compito. Quale
Paese europeo potrebbe davvero affrontarlo da solo?
L’America di Barack Obama offre all’Europa la
possibilità di rafforzare le relazioni transatlantiche.
I due pilastri dell’occidente possono collaborare in un
quadro più aperto e multilaterale per promuovere meglio
regole di governo del sistema economico e finanziario,
per promuovere la sicurezza e la pace, per contrastare
il riscaldamento del pianeta.
Alcune delle ferite aperte nel mondo ci coinvolgono più
da vicino e più direttamente. In particolare gli
sviluppi della vicenda afghana appaiono estremamente
preoccupanti. Siamo persuasi che un fallimento degli
sforzi della Comunità internazionale di stabilizzare
l’Afghanistan avrebbe conseguenze molto gravi
nell’intera regione. Il Partito Democratico esprime un
forte e convinto apprezzamento per i militari italiani
che nel contesto di una missione promossa dalle Nazioni
Unite operano in Afghanistan con dedizione e
professionalità pagando anche un alto tributo in termini
di vite umane. Avvertiamo tuttavia l’esigenza di una
riflessione sulla tormentata vicenda afghana. Occorre
dirsi la verità: senza conquistarsi il sostegno attivo
della popolazione afghana agli obiettivi di
pacificazione del Paese perseguiti dalla Comunità
internazionale il rischio che la stabilizzazione non
proceda è enorme. La posta in gioco per l’occidente in
quella regione è alta ma la si può vincere solo
producendo miglioramenti nella condizione di vita dei
cittadini afghani. Ecco perché occorre realizzare la
revisione strategica di cui parla da mesi il Presidente
degli Stati Uniti. E’ auspicabile inoltre un ruolo più
attivo dell’Europa su tutte le questioni riguardanti il
processo di pace in Medio Oriente che resta in uno
stallo preoccupante e pericoloso. Un ruolo che verrebbe
certamente visto molto favorevolmente nella regione e
non solo dai Palestinesi. Non aggiungo altro.
Il partito democratico ha sempre auspicato che sulle
scelte di politica estera vi fosse convergenza tra le
grandi forze che rappresentano il popolo italiano nel
Parlamento della Repubblica. Oggi avvertiamo la
necessità di lavorare perché l’Italia sfugga ad un
destino di marginalizzazione sulla scena internazionale.
Il rischio di una Italia ininfluente l’abbiamo visto
aleggiare in questi mesi. Lo diciamo unicamente
preoccupati del buon nome dell’Italia: ad esempio non
fanno bene al nostro Paese posizioni oltranziste
sull’immigrazione. Il problema è enorme e siamo convinti
che l’Unione Europea debba fare di più ma il nostro
Paese non può sottrarsi al dovere di fornire asilo e
protezione a chi ne ha diritto e necessità né riteniamo
che l’Italia possa scegliere le posizioni più arretrate
e miopi sul tema della cittadinanza.
In conclusione l partito democratico lavorerà, oggi
dall’opposizione, domani dal governo perché l’Italia
resti fedele all’ispirazione europeista, consolidi sulla
base di un rapporto dignitoso e paritario l’alleanza con
gli Stati Uniti, mantenga il profilo di una nazione
aperta alle esigenze dei paesi più vulnerabili, si
impegni perché avanzi un governo vero dei processi
globali.
Costruire il Partito, preparare l’alternativa.
Care Democratiche, cari Democratici,
Dobbiamo costruire il Partito che abbiamo promesso ai
cittadini che ci guardano, ai militanti che ci
sostengono, ai milioni di persone che ci hanno
sollecitati ad andare avanti e ad avere una fiducia
sicura nel nostro grande progetto. Teniamo dunque fermi
i punti di fondo. Nessuna nostalgia dive imprigionarci o
trattenerci; dobbiamo sentire invece la responsabilità
del nuovo da costruire. Saremo un Partito che, nel
bipolarismo, si rivolgerà a tutta l’area del
centrosinistra, senza trattini o distinzioni di ruoli e
senza pretese di esclusività e con la legittima
ambizione di crescere e di farci più forti. Una volta
scelto il grande campo del centrosinistra, non facciamo
torto alla nostra intelligenza descrivendo la nostra
politica come una coperta da tirare un po’ più al centro
o un po’ più a sinistra o inchiodandoci a schemi
politici o a parole passate come fossero le figurine
Panini di un campionato di quindici anni fa. In una
società complessa, in cui non puoi chiedere troppo alle
antiche categorie politiche né tantomeno piegare la
politica alla sociologia, quel che vale è il progetto,
quel che vale è l’idea di Paese che si rivolge in
particolare a quei ceti popolari dove la destra vince,
quando vince. Nella capacità attrattiva di un progetto
ci sono tante cose che prese ad una ad una definiremmo
di centro o di sinistra ma che nell’insieme dicono
invece i valori fondamentali che hai, il Paese che vuoi
e come intendi comporre gli interessi. Al di fuori di
questa ambizione non sei né più di centro né più di
sinistra: sei semplicemente un Partito piccolo che si
condanna ai suoi confini. E non c’è contraddizione
alcuna fra il nostro rifiuto a ritagliarci un angolo del
campo e il riconoscimento che non siamo soli nel campo.
Noi portiamo a tutta l’area del centrosinistra una
nostra offerta politica ed un nostro profilo che ho
definito sociale, civico e liberale; un profilo che dica
una parola nuova nel concerto delle forze progressiste
europee tutte impegnate in una ricerca alla quale
vogliamo contribuire con una nostra specificità e con lo
stimolo ad andare oltre antichi orizzonti secondo una
linea che abbiamo già cominciato concretamente e
positivamente ad applicare nel Gruppo Parlamentare
Europeo. Non trasmetteremo alla nuova generazione dei
Democratici il seguito di antiche storie ma piuttosto
un’appartenenza moderna, univoca e sicura. Per questa
sintesi abbiamo a disposizione materiali straordinari
antichi e nuovi: il popolarismo, la sinistra di governo
e del lavoro, il cattolicesimo sociale democratico e
liberale, le tradizioni civiche, la nuova sensibilità
ambientale. Abbiamo alle spalle il respiro di secolari
movimenti di emancipazione, di radicate culture
resistenziali e costituzionali e le vitalità di
espressione della società civile che negli ultimi
decenni ha accumulato protagonismi e una nuova
politicità. Il nostro problema vero è che nessuno
rimanga fermo su quello che ha già aputo o che ha già
vissuto e che ognuno faccia un passo e dia una
disponibilità generosa al cambiamento. Avremo un Partito
plurale, non c’è dubbio. Ma non nel senso di attribuire
ad ognuno una stanza della casa comune. Ogni sensibilità
che liberamente vorrà esprimersi dovrà comunque
riconoscersi nelle fondamenta e nei muri portanti di
questa casa comune. Tutto questo non avverrà in astratto
o in un giorno solo ma nel concreto delle battaglie,
delle posizioni politiche e delle strutture reali con
cui conformeremo il nostro Partito.
Popolare e del territorio, abbiamo detto; innanzitutto
affermando con questo che noi selezioniamo dal
territorio le nuove classi dirigenti, che consolidiamo
la vita dei circoli portando lì le risorse necessarie,
che ci proponiamo un radicamento nei luoghi di studio e
di lavoro. Qui c’è un problema. Nel nostro percorso
abbiamo svolto più di 7.100 Congressi di circolo. Solo
70 di questi riguardano i luoghi di lavoro e solo 10
luoghi di studio. Propongo quindi di lanciare una
iniziativa che discuteremo con i Segretari regionali per
fondare nei prossimi mesi 500 nuovi Circoli nei luoghi
di studio e di lavoro. Impegnamoci altresì da subito a
costruire una struttura centrale che oggi non abbiamo a
servizio delle attività del Partito nei diversi ambiti
dell’iniziativa politica. C’è ancora molto da fare per
costruire il nostro Partito. In questi due anni si è
determinata una costituzione materiale della nostra
organizzazione che va corretta e migliorata. Convocherò
immediatamente la Direzione che oggi eleggeremo per
discutere, prima ancora degli organigrammi, dello stato
del Partito e di come concepire un suo rafforzamento
strutturale. Già oggi procederemo peraltro ai sensi
dello Statuto oltre alla nomina della Direzione a quella
del Presidente, del Vice Segretario e del Tesoriere.
Ribadisco qui quel che ho sempre detto nella nostra
lunga campagna congressuale. Penso ad un Partito nel
quale c’è bisogno di tutti e nel quale tutti devono
collaborare a promuovere una nuova classe dirigente. Per
questo intendo collocare nei luoghi esecutivi esponenti
di una nuova generazione già sperimentata e creare
attorno a loro la presenza attiva di personalità
politiche che possano proteggere il cambiamento mettendo
a frutto i vasti sistemi di relazione che possiamo
mobilitare. Tutto questo con uno sguardo plurale e mai
fazioso nella attribuzione di ruoli e di responsabilità.
C’è un punto ulteriore che voglio già oggi indicare per
la nostra discussione. Se gli aspetti di confronto e di
selezione competitiva in cui ci siamo ampiamente
esercitati in questi anni (e che andranno preservati con
qualche necessario aggiustamento) non verranno messi in
equilibrio con meccanismi centripeti e coesivi propri di
ogni associazione, noi rischieremo fenomeni di
anarchismo e di feudalizzazione. Penso che la
Commissione già nominata dalla Convenzione per la
rivisitazione dello Statuto dovrà occuparsi di questo;
di come meglio bilanciare, ad esempio, l’ampia
dialettica, l’assoluta libertà di espressione, il valore
del pluralismo con l’esigenza di preservare
l’autorevolezza e l’univocità delle posizioni del
Partito. Quando si parla di questo, il pensiero va
subito ai temi etici di frontiera. Ma il problema non è
questo. Sto parlando invece di una fisiologia che
riguarda diffusamente la vita del Partito e che più
facilmente impatta nei diversi luoghi del Paese con
questioni relative al tracciato di una strada o a un
termovalorizzatore o a una nomina piuttosto che a
problemi di frontiera.
Se siamo forza di governo, e lo siamo; se siamo il
Partito di una democrazia partecipata ed efficiente, e
lo siamo, dobbiamo essere all’altezza di noi stessi e
risultare lineari e affidabili agli occhi dei cittadini
che si aspettano risposte e posizioni chiare sui
problemi della loro vita comune.
Esistono poi anche i temi di frontiera, che possono
interpellare la coscienza in modo insuperabile. Non sarà
certo difficile trovare gli strumenti che riconoscano
questo ambito, percepito peraltro nel senso comune. In
realtà sulle questioni etiche e antropologiche il punto
principale sta nella dimensione culturale e politica e
nella capacità nostra di mettere a frutto nella
discussione, nel confronto e nell’impegno lo
straordinario bagaglio culturale che ci ispira, fatto di
umanesimi forti, laici e di ispirazione religiosa.
Umanesimi forti che non dobbiamo annacquare, che sono
una forza enorme per noi e che dovranno aiutarci ad
arrivare fino al punto in cui deve esercitarsi
l’autonoma responsabilità della politica che ha un
compito ineludibile: quello di rispondere con delle
decisioni, per quanto transitorie e fallibili, alle
esigenze del bene comune.
E’ al lavoro anche una Commissione nominata dalla
Convenzione per perfezionare il Codice Etico del Partito
Democratico. Voglio qui sottolineare la centralità della
questione. Per gli obiettivi che abbiamo, noi non
possiamo fare a meno della dignità e del buon nome della
politica e dell’amministrazione pubblica. Quando questi
si appannano, la destra ci lucra e noi paghiamo il
prezzo. Dobbiamo dunque porci il problema generale di un
rafforzamento della tensione civica ed etica, a
cominciare da noi stessi. E’ una questione che non può
essere semplificata parametrandola, come spesso si fa,
sui provvedimenti giudiziari. Quel parametro, che certo
ha un grande rilievo, può tuttavia essere troppo o
troppo poco; non ci libera dalle nostre responsabilità.
Un Partito non è una autorità morale ma deve sentirsi
tuttavia in qualche modo garante di quella dignità
nell’esercizio di funzioni pubbliche che la Costituzione
richiede. Una dignità che non può non comprendere
comportamenti privati coerenti con la credibilità e il
rispetto che un impegno pubblico pretende. Dobbiamo
chiederci come mai pur avendo indicato le migliori
intenzioni nelle nostre carte fondamentali, in questi
due anni non sia stato possibile sanzionare nei diversi
luoghi del Paese comportamenti non coerenti con i
principi che abbiamo enunciato. Chiedo quindi che la
Commissione Etica avanzi proposte non solo di principio
ma tali da comprendere strumenti operativi efficaci per
dissociare il Partito e il suo buon nome dalle
deviazioni di singoli.
Ho detto all’inizio: costruire il Partito, promuovere
l’alternativa. Noi siamo il Partito dell’alternativa;
preferisco dire così perché l’idea di alternativa
contiene sicuramente il concetto di opposizione ma non
sempre il concetto di opposizione contiene quello di
alternativa. Vediamo bene sia la forza che oggi
Berlusconi esprime, sia d’altra parte, l’impossibilità
di disegnare un orizzonte credibile per il Paese e per
la sua stessa maggioranza politica. Dal lato nostro non
ci sfuggono certo l’articolazione e la disomogeneità
delle forze di opposizione. Ma le cose non si muoveranno
se non ci muoveremo noi. Quello che conta adesso,
soprattutto, è il nostro posizionamento. Noi ci
rivolgiamo con apertura ampia e generosa a tutte le
forze di opposizione, riconoscendone la specificità e
lavoreremo perchè si accorcino le distanze fra noi.
Chiediamo agli altri di fare altrettanto; chiediamo che
nessuno si sottragga alla responsabilità di offrire agli
italiani una alternativa. E’ un percorso non breve e
certamente non sarà senza inciampi e contraddizioni. Ma
tutti adesso sanno che possono discutere con noi in un
clima costruttivo e di reciproco rispetto. Questo vale
per le forze che sono in Parlamento (L’Italia dei
Valori, l’Unione di Centro, i Radicali) sia con forze
che non sono in Parlamento (Sinistra e Libertà, Verdi,
formazioni civiche, formazioni di origine socialista e
repubblicana). Sui temi della democrazia abbiamo aperto
un canale di comunicazione e di confronto anche con
formazioni con cui non abbiamo prospettive di alleanza
come Rifondazione Comunista. Con questo sguardo ampio e
ben consapevoli di tutte le necessarie articolazioni
opereremo per avvicinare le posizioni sui temi
istituzionali ed elettorali e su quelli economici e
sociali. Con questo stesso sguardo ampio opereremo in
vista delle elezioni regionali ed amministrative; con
l’obiettivo cioè nel rispetto della dimensione federale,
di allestire coalizioni democratiche e di progresso che
possano scegliere e promuovere le candidature migliori,
anche avvalendosi dei percorsi di partecipazione.
Care Democratiche, cari Democratici, cari Amici, cari
Compagni,
ho concluso. Lo dicevo all’inizio e spero di essere
stato compreso. Mi sono rivolto a voi come ci si rivolge
ad un largo gruppo dirigente e in modo consapevole sia
della rilevanza e della difficoltà del nostro impegno
sia della grande forza che possiamo esprimere. Tutti
noi, assieme, metteremo fiducia nel progetto, tenacia e
solidità nel perseguirlo; e soprattutto davanti alla
sfida nuova sapremo rinverdire gli ideali che ci hanno
portati alla politica ricavando da lì energia e
generosità. Perché in fondo la sostanza sta proprio qui.
Un Partito giovane ci chiede di essere giovani nel
cuore.
7 novembre
2009
congresso pd ,
Articolo
Bindi, presidente
dell'Assemblea: “la vostra fiducia mia onora”
“ Forse
per scaramanzia ma, come è ovvio, questa non era l'occasione
su cui preparare un intervento”. Così Rosy Bindi ha
introdotto il suo primo discorso da presidente
dell'Assemblea del Pd non appena eletta. “Il mio
ringraziamento va innanzi tutto a Pier Luigi Bersani e a
tutti voi per la fiducia che mi onora e che, come potete
vedere, mi ha commossa”.
“Il mio primo saluto – ha continuato la Bindi – va al primo
e vero presidente di questa Assemblea: Romano Prodi.
Saluto coloro che hanno reso possibile questa giornata,
tutti gli iscritti e le persone che hanno partecipato alle
Primarie. Il nostro popolo che per la terza volta è andato a
votare, ci ha dato fiducia e si aspetta da noi un contributo
per il Paese”.
“Come ha detto più volte Bersani durante la campagna
elettorale, non siamo il partito di un uomo solo al comando.
Per questo aiutiamoci per i prossimi 4 anni senza cadere mai
nella tentazione di non partecipare all'Assemblea perché
convinti che le decisioni si prendono altrove. Questo sarà
il mio compito: fare in modo che l'Assemblea sia
l'espressione della classe dirigente del partito”.
“Un grazie – ha concluso la neo presidente dell'Assemblea –
va alle donne. È un onore per me che sia una donna,
espressione della fatica e del genio delle donne, ricevere
la vostra fiducia. Grazie e buon lavoro”.
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Comunicato del PD di
Castelfranco
Il sindaco di
Castelfranco Rita Papi parteciperà domani 7 novembre
all'assemblea nazionale del Partito Democratico in
programma a Roma.
Nel corso dell'assemblea verranno definiti
i programmi ed eletti i membri della direzione
nazionale del Pd.
"Il nostro obiettivo, commenta Rita Papi, sarà
quello di chiedere al PD un impegno unitario e forte
per costruire una seria alternativa all'attuale
maggioranza di governo.
L'assemblea eleggerà anche il Presidente
del Partito, incarico che ci auguriamo venga
conferito a Rosy Bindi, per la coerenza e le
capacità dimostrate".
-Oltre a Rita Papi, per la Provincia di Arezzo
saranno presenti all'assemblea dei democratici il
sindaco Giuseppe Fanfani e Stefano Gasperini di
Arezzo, la deputata Donella Mattesini, ed i neo
eletti Gianluca Ustori e Andrea Romoli.


******************************************************************************************************************

Care democratiche, cari democratici,
la giornata di domenica, che ha visto la
partecipazione di tre milioni di protagonisti, ha
rappresentato una straordinaria vittoria del nostro
partito. Dentro quella vittoria c’è anche la nostra
vittoria. Insieme siamo stati capaci di rendere
condivisa la nostra proposta di rafforzamento del
partito, la nostra idea di un PD radicato nei
territori e tra i ceti popolari.
In questa vicenda un ruolo fondamentale è stato
giocato dai circoli, dai comitati, da tutti i
cittadini che hanno scelto di partecipare e di
contribuire al successo del nostro congresso.
Questo straordinario collettivo lo mettiamo
dentro il collettivo del partito. Ora bisogna
raddoppiare gli sforzi miei e vostri per fare del PD
un partito in grado di offrire una alternativa di
governo e di dare una prospettiva al riformismo
italiano.
A tutti voi un grazie di cuore,
Pier Luigi Bersani
Guarda Il
video del backstage al Comitato Bersani la sera
del 25 ottobre

Eletti assemblea nazionale e
regionale PD - Collegio 1 Toscana Arezzo e Provincia*
Primarie PD 25 Ottobre 2009.
Assemblea Nazionale :(n.7
eleggibili di collegio)*
Lista Bersani voti 10.646 (3 eletti ) :
Stefano GASPERINI;
Rita PAPI
Gianni CUPERLO
Lista Franceschini: voti 7.948 (2 eletti)
Giuseppe FANFANI
Donella MATTESINI
Andrea ROMOLI
Lista Marino voti 3.161 (1 eletto)
Gianluca USTORI
Assemblea Regionale PD (n.41
eleggibili).
Lista Bersani 09 con Manciulli voti 9.406 ,
n.18 eletti:
1)
Andrea VIGNINI
2)
Elisa BERTINI
3)
Mauro TARCHI
4)
Michela LEO
5)
Stefano MENDICINO
6)
Brunella ALCHERIGI
7)
Massimo PALAZZESCHI
8)
Maria Grazia TILLI
9)
Alessandro ARCANGIOLI
10)
Nicoletta NENCI
11)
Francesco FOSSATI
12)
Chiara SIMONI
13)
Ilio PASQUI
14)
Roberta CASINI
15)
Gianni BALDINI
16)
Laura BADII
17)
Emanuele BANI
18)
Alessandra NOCCIOLINI
Lista Democratici Made in Toscana voti
2755, n.5 eletti:
1)
Marco MEACCI
2)
Maria Laura BRONCHI
3)
Ivano FERRI
4)
Francesca NERI
5)
Enrico CASINI
Lista Siliani per Marino voti 2.868 , n.5
eletti:
1)
Francesco PETRELLI
2)
Elisabetta GANGI
3)
Michele DEL BOLGIA
4)
Giulia CIOLFI
5)
David CORSI
6)
Silvia PIERACCINI
Lista Democratici con Franceschini voti
6.313 n.12 eletti:
1)
Francesco RUSCELLI
2)
Angela ALBERTI
3)
Andrea CUTINI
4)
Luana VITI
5)
Giorgio VALENTINI
6)
Fosca ROSSI
7)
Luciano RALLI
8)
Angela GROTTI
9)
Emanuele CECCHERINI
10)
Linda MENCARONI
11)
Valeriano GORI
12)
Martina SCALA
Risultati primarie del 25 ottobre a San Giovanni
Valdarno:
Segretario e
assemblea nazionale:
Bersani
45,7%
Franceschini 41,5%
Marino
12,8%
Segretario
regionale:
Manciulli
49,6%
Siliani
14,6%
Fragai
35,8%
Assemblea
regionale:
Con Bersani
09 per Manciulli 43,6%
Democratici
made in Toscana 5,8%
Per Marino
14,7%
Democratici
con D. Franceschini 35,9%
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Dove si vota in provincia di Arezzo:
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SEGGI PRIMARIE 25 OTTOBRE |
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|
COMUNE |
n° SEGGIO |
UBICAZIONE SEGGIO |
SEZIONI ACCORPATE |
|
| |
ANGHIARI |
1 |
Palazzetto dello sport |
tutte |
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
AREZZO |
1 |
Circolo Aurora, Piazza S.Agostino 20 |
1,2,3,4,5,6,7,8,25 |
|
|
|
AREZZO |
2 |
Circoscrizione Saione, Via Pasqui 26/28 |
10,11,12,13,38,39,40,41,42,43 |
|
|
|
AREZZO |
3 |
Circoscrizione Fiorentina, Via Fiorentina 329 |
16,17,18,19,56,57,87 |
|
|
|
AREZZO |
4 |
Centro Aggregazione Villa Severi, via F.Redi 13 |
24,27,28,29,30,31,89,90 |
|
|
|
AREZZO |
5 |
Circoscrizione Giotto, Piazza Giotto 2 |
26,32,33,34,35,36,37,73,74,75 |
|
|
|
AREZZO |
6 |
Centro Polivalente Tortaia, Via Alfieri 49/f |
44,45,46,47,48,49,55 |
|
|
|
AREZZO |
7 |
Sede PD, Largo I Maggio |
50,51,52,53,54,61,62,88,92,93 |
|
|
|
AREZZO |
8 |
Centro Aggregazione Indicatore,Loc. Indicatore
zona E |
58,59,60 |
|
|
|
AREZZO |
9 |
Ponte Buriano ex scuola elementare |
63,64,65 |
|
|
|
AREZZO |
10 |
Circoscrizione Giovi,Loc. Case Nuove di
Ceciliano 73/2 |
66,67,68,69 |
|
|
|
AREZZO |
11 |
Loc. Chiassa Superiore, parco lungo il fiume |
70 (Arezzo); 4 (Subbiano) |
|
|
|
AREZZO |
12 |
Puglia gazebo in piazzetta |
23,71,72 |
|
|
|
AREZZO |
13 |
Sez. PD Il Matto, Loc. Il Matto |
76,77,78,91 |
|
|
|
AREZZO |
14 |
Circoscrizione Rigutino, Loc. Rigutino Ovest 122 |
79,80,81,82,83 |
|
|
|
AREZZO |
15 |
Circoscrizione Palazzo del Pero, Loc. San
Donnino 9 |
84,85,86 |
|
|
|
AREZZO |
16 |
Sede Cgil, via Monte Cervino 24 |
9,14,15,20,21,22 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
BADIA TEDALDA |
1 |
Biblioteca Comunale, P.zza dei Tedaldi 2 |
tutte |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
BIBBIENA |
1 |
Palazzo Comunale, via Berni |
1,2,3,4,5,6 |
|
|
|
BIBBIENA |
2 |
Salone Centro Sociale Bibbiena Stazione, via
Segheria |
12 |
|
|
|
BIBBIENA |
3 |
Salone Ciaf Soci, via Nazionale |
7,8,9,10 |
|
|
|
BIBBIENA |
4 |
Serravalle, circolo sociale ore 7-13 |
10,11 |
|
|
|
|
|
Loc. Partina, scuola ore 13,30-20 |
10,11 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
BUCINE |
1 |
Sede Auser Bucine, via Roma 14 |
1,2,3,7,14,1 bis |
|
|
|
BUCINE |
2 |
Biblioteca Comunale Ambra, via Trieste 15 |
11,12,13 |
|
|
|
BUCINE |
3 |
Circolo Arci Badia Agnano, via I Maggio 139 |
8,9,10 |
|
|
|
BUCINE |
4 |
Circolo Arci Mercatale, via Verdi 43 |
6 (Bucine),19 (Montevarchi) |
|
|
|
BUCINE |
5 |
Circolo Arci Levane, via Venezia 26 |
4,5 (Bucine); 23,24 (Montevarchi) |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
CAPOLONA |
1 |
Sala Consiglio Comunale, P.za della Vittoria 1 |
tutte |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
CAPRESE MICHELANGELO |
1 |
Gazebo in Via del Cerro |
tutte |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
CASTEL FOCOGNANO |
1 |
Sala della Toscana Rassina |
1,2,3,4,5,6 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
CASTEL FRANCO DI SOPRA |
1 |
Biblioteca Comunale, P.za L. Sati |
tutte |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
CASTEL SAN NICCOLO' |
1 |
Sala Municipio Strada |
1,2 |
|
|
|
|
2 |
Borgo, ex scuola elementare |
3 |
|
|
|
|
3 |
Cetica, ex scuola elementare |
4 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
CASTIGLION FIBOCCHI |
1 |
Sala del Giglio |
tutte |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
CASTIGLION FIORENTINO |
1 |
Corso Italia accanto sede PD |
1,2,3,7,8,9,12,13 |
|
|
|
CASTIGLION FIORENTINO |
2 |
Circolo ricreativo Castroncello |
4,5,6 |
|
|
|
CASTIGLION FIORENTINO |
3 |
Circolo Anspi Pieve di Chio |
10,11 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
CAVRIGLIA |
1 |
Sede PD V. Principe di Piemonte |
2 |
|
|
|
CAVRIGLIA |
2 |
Circolo Arci Vacchereccia |
6 |
|
|
|
CAVRIGLIA |
3 |
Circolo Arci Meleto |
3 |
|
|
|
CAVRIGLIA |
4 |
Circolo PD S.Barbara/S.Cipriano |
7,8 |
|
|
|
CAVRIGLIA |
5 |
Centro sociale Castelnuovo Sabbioni |
4 |
|
|
|
CAVRIGLIA |
6 |
Circolo Arci Neri |
5 |
|
|
|
CAVRIGLIA |
7 |
Ex scuole Montegonzi |
1 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
CHITIGNANO |
1 |
Sala biblioteca Comunale P.zza Arrigucci |
tutte |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
CHIUSI DELLA VERNA |
1 |
Gazebo accanto al Comune ore 7-13 |
tutte |
|
|
|
|
|
Corsalone V.Europa sala comunale ore 13,30-20 |
tutte |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
CIVITELLA IN VAL DI CHIANA |
1 |
Sala Punto di Ascolto Ciggiano |
6 |
|
|
|
CIVITELLA IN VAL DI CHIANA |
2 |
Villa Oliveto Centro di Documentazione Oliveto |
5 |
|
|
|
CIVITELLA IN VAL DI CHIANA |
3 |
Ex scuola elementare Tegoleto-Centro Aquilone |
3,4 |
|
|
|
CIVITELLA IN VAL DI CHIANA |
4 |
Pieve al Toppo : Circolo ARCI |
2,7 |
|
|
|
CIVITELLA IN VAL DI CHIANA |
5 |
Badia al Pino : Sala consiliare |
1,9 |
|
|
|
CIVITELLA IN VAL DI CHIANA |
6 |
Viciomaggio : Ex scuola elementare |
10,11 |
|
|
|
CIVITELLA IN VAL DI CHIANA |
7 |
Civitella, ufficio per il turismo V. di
Civitella |
8 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
CORTONA |
1 |
Centro Convegni S.Agostino Cortona |
1,2,3,28,29 |
|
|
|
CORTONA |
2 |
Sede Cgil Camucia |
4,5,6,7,8,9,17 |
|
|
|
CORTONA |
3 |
Sala Civica Terontola |
19,26,27 |
|
|
|
CORTONA |
4 |
Campo sportivo (spogliatoi) Pergo |
12,13 |
|
|
|
CORTONA |
5 |
Scuola di musica Mercatale |
30 |
|
|
|
CORTONA |
6 |
Casa del Popolo Montecchio |
20,25 |
|
|
|
CORTONA |
7 |
Casa del Popolo San Lorenzo |
22,24 |
|
|
|
CORTONA |
8 |
Casa del Popolo Chianacce |
21,23 |
|
|
|
CORTONA |
9 |
Sala Civica Fratta |
14,15,16 |
|
|
|
CORTONA |
10 |
Circolo Arci Tavarnelle |
10,11 |
|
|
|
CORTONA |
11 |
Sez. DS Ossaia |
18 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
FOIANO |
1 |
Sala comunale P.za Nencetti - Foiano |
1,2,3,4,5,6,7 |
|
|
|
FOIANO |
2 |
Pozzo della Chiana circolo ARCI |
8 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
LATERINA |
1 |
Ingresso circolo ARCI |
1,2 |
|
|
|
LATERINA |
2 |
Sala Provinciale e comunale Ponticino |
3,4 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
LORO CIUFFENNA |
1 |
Loro Cuffenna, Cooperativa Matteotti |
1,2,3,5 |
|
|
|
LORO CIUFFENNA |
2 |
S. Giustino V.no, circolo PD |
4,6 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
LUCIGNANO |
1 |
Cinema P.za Caduti della Libertà |
tutte |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
MARCIANO |
1 |
Comune, Via P. Fanfulla 4 |
tutte |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
MONTE S. SAVINO |
1 |
Monte S.Savino, Loc. le Fonti via Aretina |
1,2,3,4,5 |
|
|
|
MONTE S. SAVINO |
2 |
Montagnano, ex alimentari V. di Montagnano |
8 |
|
|
|
MONTE S. SAVINO |
3 |
Alberoro, V. Don Riccardo Aguzzi |
6,7 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
MONTEMIGNANIO |
1 |
Centro Culturale |
tutte |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
MONTERCHI |
1 |
sede PD V. dell'Ospedale 1 |
tutte |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
MONTEVARCHI |
1 |
Sede Comitato PD P.zza Varchi |
1,2,3,4 |
|
|
|
MONTEVARCHI |
2 |
Palestra scuola elementare del Giglio |
8,9,10,11,12,17,18 |
|
|
|
MONTEVARCHI |
3 |
Zona PEEP, P.zza Roanne |
5,6,7 |
|
|
|
MONTEVARCHI |
4 |
Levanella, P.zza delle scuole |
21,22 |
| | |