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Care democratiche, cari democratici
la scuola è cominciata da solo due settimane e già ora i limiti e i difetti della "riforma" Gelmini sono finiti sotto gli occhi di tutti. Ho scritto una lettera a studenti e insegnanti per parlare della scuola che il Pd ha in mente: pubblica, aperta e di qualità. Vi invito a leggerla e a diffonderla con Mobilitanti.it.

istruzione

Domenica abbiamo partecipato alla giornata "No 'ndrangheta" organizzata dal Quotidiano di Calabria, ho inviato una lettera al Direttore per testimoniargli l'impegno e la vicinanza del PD: «Vogliamo costruire una Calabria diversa, liberata dall’ipoteca mafiosa. Ipoteca che soffoca l’economia onesta di tanti piccoli imprenditori e artigiani taglieggiati dal crimine e toglie speranza e futuro ai giovani calabresi. Iniziative come quella di oggi siano parte di quella riscossa che ognuno deve impegnarsi a promuovere, per civismo e per ricostruire un comune senso dello stare assieme ed essere cittadini di un unico Paese».
Leggi la lettera completa.

Vi ricordo che sul sito del Pd trovate la sintesi della mia relazione alla Direzione PD, buona lettura.

A presto

 
Bersani Pier Luigi Bersani
Segretario Nazionale del Partito Democratico
 
P.s.: per l'ennesima volta Bossi offende Roma e i romani dandogli dei porci. Per questo il Pd presenterà una mozione di sfiducia individuale

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RICEVIAMO CON RICHIESTA DI DIVULGAZIONE E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO:

 

 

 

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Cara democratica, caro democratico 

ti invio il mio discorso, tenuto domenica scorsa in occasione della manifestazione di chiusura della festa nazionale del PD a Torino.
E’ stata una bellissima festa, con oltre un milione e mezzo di visitatori e migliaia di persone a seguire i dibattiti. Una festa che nessuno è riuscito a sfregiare.

Spero che questo mio intervento possa esserti utile per le prossime battaglie politiche che ci aspettano e che dobbiamo affrontare tutti insieme. Come la battaglia sulla scuola. Il PD la vuole pubblica, aperta e di qualità, mentre il governo l'ha messa in ginocchio, tagliando risorse e futuro. Ne ho parlato anche ieri sera al Tg1. Ti invito a guardare il video e a condividerlo sul web.

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A presto

BersaniPier Luigi Bersani
Segretario Nazionale del Partito Democratico
 

Rimboccati le maniche, partecipa da protagonista alla prossima mobilitazione



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  Firenze sabato 11 settembre 2010, grande partecipazione di pubblico
  alla chiusura della Festa Nazionale tematica "Lessico familiare"
  con l'On. ROSY BINDI Presidente del PD,
  intervistata da Concita De Gregorio Dir. L’UNITA'

 

 


 

 

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Cara amica, caro amico,
come avrai notato oggi il sito del Partito Democratico è fasciato a lutto. E' un gesto significativo di adesione allo sciopero che oggi la FNSI ha indetto contro il Ddl Alfano sulle intercettazioni. La nostra battaglia per fermare questa legge ingiusta è viva più che mai e, come ribadito ieri da Pier Luigi Bersani, l’esito non è affatto scontato. Se il testo arriverà in Parlamento a Ferragosto noi ci saremo..

Ieri dal palco della Festa Democratica di Roma Bersani ha criticato duramente la manovra "fatta con il righello. Hanno tirato una riga sopra i servizi e una sopra gli enti locali. Ma i tagli lineari li fanno gli sfaticati o i bambini, se è così prendiamo un bambino di 10 anni e lo facciamo ministro del Tesoro!”.

Ma non è solo la manovra a non piacere e a scatenare proteste. A poco più di un anno dal terremoto che devastò l'Abruzzo gli aquilani sono scesi in piazza per protestare contro il governo che già chiede loro il pagamento delle tasse arretrate. La risposta è stata una carica della polizia contro i 5000 manifestanti! Per noi i terremotati sono il problema numero uno, non meritavano quel trattamento, è stato un fatto gravissimo.

A presto, la redazione.

P.S. Oggi prende il via a Venezia, "L'isola che c'è", il workshop di In buone mani per apprendere le buone prassi delle amministrazioni di centrosinistra e confrontarsi sul federalismo con i nostri politici. Se non ti sei iscritto leggi tutti gli aggiornamenti nel nostro speciale su Inbuonemani.org/isola

 

sostieni

http://www.inbuonemani.org/adv/aprile2010/inbuonemani_150x300.gif

 

 

 

 

 

 

 

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Immagini della commemorazione del 66° anniversario dell'eccidio NAZZI-FASCISTA,
Castelnuovo dei Sabbioni 04-07-2010

 

 

 

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Cara amica, caro amico

il governo è senza pudore: il neo ministro Aldo Brancher intende avvalersi del legittimo impedimento, ma per il PD dovrebbe solo dimettersi. Lo chiede Enrico Letta a nome dei democratici dopo che in una nota il Quirinale ha affermato che il neoministro per l'Attuazione del federalismo non può ricorrere al legittimo impedimento per evitare di presentarsi in tribunale.

Una vergogna senza precedenti.
Ma non l’unica. In Abruzzo se ne sta consumando un’altra.


I cittadini colpiti dal terremoto sono in ginocchio, e sono arrivati fino a Roma per ricordarlo ad un Governo sordo e immobile. Per il PD, invece, la ricostruzione è una questione nazionale e va affrontata con la creazione di una zona franca, lo stop ai tributi fino al gennaio 2014, la sospensione dei mutui fino al 30 giugno 2011, fondi per almeno un miliardo e una legge sulla ricostruzione.

E se l’Abruzzo cerca di risollevarsi, le altre regioni cercano di non affondare. Per questo dicono no alla manovra di Tremonti e minacciano di restituire le competenze allo Stato. Le regioni, come ha detto il responsabile Enti locali del Pd Davide Zoggia, non devono essere il capro espiatorio della crisi. Come non deve esserlo la cultura, la principale fonte di ricchezza del nostro Paese. Il Pd si è battuto per difenderla. Per 30 ore è restato in Aula per migliorare il decreto.
Leggi gli emendamenti approvati grazie al PD a favore delle fondazioni liriche.

a presto,

la redazione

gruppo PD Senato

P.s.: Ti ricordiamo che venerdì 2 luglio, dalle 10 alle 18, presso la Sala Conferenze di Piazza Montecitorio a Roma ci sarà un Seminario promosso dal centro Studi del PD e dal Forum Esteri del PD, dal titolo “L'italia in Europa e nel mondo. Dove eravamo, dove saremo”. Ti invitiamo a partecipare.

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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RICEVIAMO con preghiera di pubblicazione da CLAUDIO DONATI consigliere comunale del Partito Democratico a Montevarchi:

 

 

 

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Cari democratiche, cari democratici

il Governo della destra ha scoperto la crisi. E la favola che per mesi la coppia Tremonti-Berlusconi ha raccontato agli italiani è finita. Le riforme? Neanche a parlarne, solo tagli. Indiscriminati. “Ci hanno raccontato che i conti erano in equilibrio, invece non è vero niente. – ha ricordato Pier Luigi Bersani - La Grecia non c'entra nulla: è un problema nostro. E non vedo riforme”

L’improvvisazione è stato l’unico programma di questo Esecutivo che ora tenterà di porre rimedio ai suoi errori con una manovra tardiva e inadeguata. Una finanziaria dura che proteggerà i forti e metterà in ginocchio i più deboli. L'equità è per noi obiettivo primario. La manovra annunciata non pare coglierlo. La nostra proposta di finanziaria, presentata da Enrico Letta, parla chiaro e, tra gli altri punti della sua contromanovra, chiede un aiuto concreto per sostenere l'occupazione e la crescita: una norma che preveda 'tasse zero' per i primi due anni per le aziende che assumeranno a tempo indeterminato.

Non c’è ossigeno neanche per gli Enti Locali. La manovra da 24 miliardi ne scarica 13 sul Patto di Stabilità, compromettendo la qualità e la quantità dei servizi ai cittadini. E le critiche fioccano, persino dai presidenti della Lombardia e della Calabria, Formigoni e Scopelliti. Sono disfattisti sinistri anche loro? Forse è troppo facile per Berlusconi nascondersi dietro alle citazioni deplorevoli di Mussolini per ricordare che lui non ha potere. Una pessima scusa di cattivo gusto? Un certo capitano ha già lasciato la nave prima che affondi. Un bel servizio al Paese.

A presto,
la redazione

 

sostieni



 

 

 

 

 

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Ritrovamento del corpo di Aldo Moro, 9 Maggio 1978;

 FACCIAMO IN MODO DI NON DOVER RICADERE IN QUEL CLIMA POLITICO .......!

 

 

 
BUON PRIMO MAGGIO a tutti!!
 
 
 
 
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Numero 6 - venerdì 12 marzo 2010


 

 

editoriale
di Alessandro Maran

 

Abbiamo protestato, protestiamo, tra la gente e in Parlamento perché il decreto salvaliste che ha cercato di modificare in corso d’opera le regole elettorali è soltanto l’ultimo schiaffo di questo governo berlusconiano agli italiani e alle istituzioni. Concludiamo però una settimana parlamentare che ha dato molti buoni risultati per la democrazia e per il Paese. Sono state approvate, grazie al nostro determinante contributo, nel voto e nella costruzione delle leggi, il provvedimento che permette le cure palliative e le terapie antidolore anche per i più piccoli e quello che istituisce l’Agenzia per la gestione dei beni confiscati alla mafia. Dura battaglia quindi, a Montecitorio, contro l’arroganza del governo, che dovrà aspettare ancora qualche giorno per il via al brutto decreto sugli enti locali. Insieme agli italiani, per parlare dei loro problemi, nelle piazze di Mestre, Milano e a Piazza del Popolo a Roma.

 

Buone Re/agioni

Il viaggio dei nostri pullman

 

 

Stiamo attraversando l’Italia con i nostri due pullman per incontrare i cittadini, spiegare le ragioni delle nostre battaglie parlamentari, ascoltare i vostri consigli.
La decisione di distribuire la Costituzione italiana come simbolo della lotta per difendere la democrazia nel nostro Paese si sta dimostrando una scelta che va incontro al sentimento di molti italiani in questo momento.
Di seguito tutti gli appuntamenti, il racconto e le immagini delle tappe del nostro viaggio.
 

 

 

 

 

 

i temi della settimana

 

mafia

Grazie a noi è stata migliorata la legge sull' Agenzia per i beni confiscati

L'approvazione alla Camera della legge che istituisce l'Agenzia per i beni confiscati nasce da un decreto del Governo che abbiamo contribuito a migliorare, evitando che questo organismo fosse solo un inutile carrozzone. Grazie al nostro impegno, infatti, l'Agenzia affiancherà da subito l'autorità giudiziaria e dovrà garantire la massima trasparenza con la pubblicazione in rete dei beni sequestrati, in maniera che gli enti locali e le associazioni possano richiederne l'utilizzo; l'eventuale vendita dei beni diverrà un'opzione molto improbabile perché sono state inserite delle procedure di assegnazione più celeri e delle garanzie precise nel caso si arrivasse alla vendita (solo per beni non utilizzabili socialmente e a prezzi di mercato). Devono essere migliorati gli strumenti di partecipazione attiva alla gestione dell'Agenzia da parte degli enti locali e delle associazioni ma l'impianto complessivo permetterà, se l'Agenzia verrà messa nelle condizioni di funzionare, di restituire presto ai cittadini i beni sottratti ai boss mafiosi.

Dichiarazione di voto finale di Andrea Orlando

Comunicati di Laura Garavini, Donatella Ferranti e Rosa Villecco Calipari

 

cure palliative

La nostra determinazione permette il via libera alla legge

Le cure palliative sono finalmente regolamentate da una legge dello Stato. Un grande vuoto è stato così colmato grazie alla tenacia e alla determinazione del Pd che si è battuto per questo risultato. Abbiamo sfidato la maggioranza che fino all’ultimo si è rifiutata di accelerare l'iter dell’approvazione del provvedimento. Adesso le cure palliative e la terapia del dolore sono un diritto esigibile su tutto il territorio nazionale. Lo scopo principale di queste cure è quello di migliorare anzitutto la qualità della vita di malati gravi, assicurando a loro e alle loro famiglie un’assistenza continua e globale.

 Dichiarazione di Dario Franceschini, Livia Turco, Margherita Miotto, Donata Lenzi
 Dichiarazione di voto finale di Livia Turco

 

lavoro

Bene prolungamento della Cassa integrazione

La commissione Lavoro ha approvato all'unanimità alcune modifiche al testo sugli ammortizzatori sociali. Si tratta di un primo risultato ottenuto dal Pd nonostante la contrarietà del ministro del Lavoro. Sacconi non ha esitato a ritenere inutile l’allungamento della durata della Cassa integrazione di 6 mesi, votato unanimemente dalla commissione, dimostrando disprezzo per il Parlamento. Anche se avevamo chiesto il raddoppio del periodo di cassa integrazione da uno a due anni, riteniamo che la pressione esercitata dal Pd abbia comunque consentito di raggiungere questi primi risultati.

Comunicati di Cesare Damiano, Donata Lenzi, Teresa Bellanova
 Dichiarazione di Cesare Damiano e Pierpaolo Baretta

 


 

Risoluzioni e interpellanze

 


 

 

 

Tutte le interrogazioni e le interpellanze presentate


 

I video

 

 

 

 

in agenda la prossima settimana

   vai al calendario

 

Dl salva liste

martedì voto su pregiudiziale di costituzionalità

Il famigerato decreto approvato dal governo per rimediare ai pasticci fatti nella fase di presentazione delle liste, arriva in aula per il voto su una pregiudiziale di costituzionalità da noi presentata.

 

enti locali

Voto finale su un decreto che non aiuta i Comuni e le imprese

Dopo una lunga battaglia parlamentare, arriva al voto finale, previsto per martedì, il decreto sugli enti locali. Durante il dibattito abbiamo rinnovato le motivazioni della nostra contrarietà dovuta alla stridente contraddizione con il tanto sbandierato federalismo fiscale, alla volontà di decidere centralmente il numero dei consiglieri e degli assessori e di sopprimere i difensori civici, solo per fare degli esempi. Abbiamo ribadito che si è persa un'occasione per consentire ai Comuni di usare le risorse disponibili per avviare i lavori pubblici e così dare anche ossigeno alle imprese. Positiva l'approvazione di un nostro ordine del giorno sulle risorse da destinare ai Comuni.

Il comunicato e il testo dell'ordine del giorno

Dichiarazione di voto sulla fiducia di Pierpaolo Baretta

Comunicati di Raffaella Mariani, Marco Causi, Antonio Rugghia

 

economia

Mercoledì il dibattito sulla crisi in diretta tv

Con 7 giorni di ritardo rispetto alla data fissata (la maggioranza non ha voluto mantenere l’appuntamento fissato per la settimana scorsa) si svolgerà mercoledì il dibattito sulla crisi economica con il ministro Tremonti in diretta tv. Per il nostro gruppo interverrà il segretario del partito Pier Luigi Bersani. Potremo finalmente confrontarci in Parlamento su un tema che governo e maggioranza non hanno mai voluto affrontare e sulle nostre proposte per uscire dalla difficile situazione del Paese, contenute in una mozione che sarà votata in aula.

Il testo della mozione del PD

 

energia

Sì al decreto per salvare lo stabilimento dell’Alcoa in Sardegna

Sarà discusso nell‘aula di Montecitorio il decreto sull’approvvigionamento energetico nelle isole maggiori che prevede interventi per rendere più sicuro e interconnesso il sistema elettrico in Sardegna e Sicilia. L’approvazione del provvedimento permetterà di dare esito positivo alla vertenza Alcoa che ha un importante stabilimento a Portovesme, nel sud dell’isola sarda. Per questo motivo voteremo a favore anche se siamo contrari ad alcuni aspetti del provvedimento.

 

 

 

 

 

 

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Un'agenda sociale per il 2010

Bersani indica al centrodestra le riforme da fare subito: provvedimenti per l'occupazione e per il sistema

pensionistico dei più giovani. Penati: "Non si intasi il parlamento con leggi ad personam"

 

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Promemoria personale

Altri su questo tema
Scudo fiscale: il governo si vanta ma si accontenta delle briciole di 95 miliardi.
Eutelia & Ispra: il PD difende i lavoratori ed i ricercatori
Raffreddare l'amore fonte Lucia Annunziata - La Stampa

Bindi: "Dialogo e riforme? Se questo è l'inizio non si va da nessuna parte" fonte Intervista a Rosy Bindi - l'Unità

Bersani: "Da me nessuna telefonata a Berlusconi" fonte Natalia Lombardo - l'Unità

"Riforme? Dipende da cosa farà il PDL nel 2010"
Lavoro, un fondo per chi da mesi è senza stipendio
Più riforme condivise, meno decreti
Si al confronto in parlamento. No a inciuci e leggi ad personam
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La medicina contro la crisi (video)

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15 dicembre 2009 -Questa mattina Pier Luigi Bersani è intervenuto alla Camera nel dibattito sulla Finanziaria a nome del PD.

 

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Risultati per la provincia di Arezzo delle Primarie Istituzionali del 13 dicembre 2009 (Regione Toscana)

 

Nella provincia di Arezzo hanno votato 12.290 elettori per il PD:

 

1 Ceccarelli Vincenzo 7969 voti
2 Brogi Enzo
1857
voti
3 De Robertis Lucia
1104
voti
4 Tavanti Francesca
605
voti
5 Agresti Stefania
603
voti
6 Bartolucci Sahara
77
voti
7 Stanghini Luca
75
voti

 

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Bersani: quattro proposte del Pd per la riscossa dell'Italia

Sostegno ai redditi e alle imprese, un piano di piccole opere pubbliche, incentivi alla green economy

 (VALE LA PENA GUARDARE IL VIDEO)

 

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DOVE SI VOTA PER LE ELEZIONI PRIMARIE REGIONALI DEL 13 DICEMBRE 2009:

 

 

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Ecco i componenti della nuova segreteria e i presidenti dei forum del PD

 

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1000 piazze per l'alternativa

                                 tratto da: http://www.partitodemocratico.it/

 

 

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7 novembre 2009

congresso pd , Intervento

Assemblea Nazionale del Partito Democratico. Intervento di
Pier Luigi Bersani

 

Care democratiche e cari democratici, cari amici e cari compagni,

prima di ogni altra cosa voglio che da questa nostra Assemblea venga un saluto affettuoso al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e un ringraziamento per la personalità, la forza e l’equilibrio con cui sta esercitando il Suo altissimo ruolo di garanzia.

Un saluto voglio rivolgere anche a nome vostro a Romano Prodi. Lo sentiamo qui con noi nelle radici profonde della nostra grande avventura e conosciamo l’affetto e l’attenzione con cui segue le vicende del nostro e del suo Partito.

Un ringraziamento anche a tutti quelli che ci hanno portato fin qui in una vicenda complessa, difficile, ma esaltante. In particolare un ringraziamento a Dario Franceschini che mi ha preceduto in questo ruolo e che si è confrontato lealmente con me e con Ignazio Marino in nome delle migliori prospettive del Partito.

Nei temi che ricorrono in questa relazione c’è ovviamente molto di mio, ma anche non poco di loro perché mentre ci confrontavamo ho cercato sempre di ascoltarli. Infine un ringraziamento e un saluto cordiale ai Rappresentanti delle quaranta Ambasciate che sono presenti oggi e che testimoniano con la loro presenza il rilievo del nostro appuntamento.

Ho detto più volte che non credo al Partito di un uomo solo ma ad un collettivo di protagonisti. So bene che la formazione di un collettivo deve avere forme nuove e contemporanee; ma rinunciarvi, per un partito popolare, non sarebbe andare avanti, sarebbe regredire.

Dunque mi rivolgo a voi non come ci si rivolge ad una folla ma come ci si rivolge al largo gruppo dirigente del nostro Partito corresponsabile con me di questa nostra straordinaria avventura. Vi propongo subito e con chiarezza i nostri essenziali compiti. Costruire il Partito, preparare l’alternativa. Sono compiti che richiedono un lavoro importante per durata e per profondità. Inutile cercare scorciatoie o immaginare strade senza inciampi. Cerchiamo piuttosto di darci solidità, di darci una tranquilla certezza di noi stessi e obiettivi chiari. La forza c’è e la si è vista in questi mesi. La sera delle primarie ho detto che dentro la vittoria di tutti c’era anche la mia vittoria. E’ stata davvero una vittoria di tutti. Più di 400.000 (466.573 pari al 56% aventi diritto) iscritti hanno partecipato ai congressi di circolo, più di 3 milioni (3.102.709) di cittadini hanno votato alle primarie.

Una spinta enorme, un incoraggiamento enorme!

Quante cose possiamo capire meglio dopo questa vicenda!

Cose che riguardano noi e cose che riguardano l’Italia. Cose che riguardano noi innanzitutto. Ad esempio la evidente sintonia fra iscritti e cittadini elettori ci dice, al di là della contingenza, una cosa molto profonda, che purtroppo abbiamo avuto in dubbio fin qui e che ora possiamo fissare con certezza. E’ possibile immaginare un grande Partito in cui organizzazione ed apertura alla società si tengono, non sono in tensione od in alterità ma possono rafforzarsi reciprocamente. E’ un assunto determinante per indicarci la strada. Ma più ancora da questo nostro percorso è venuta una parola nuova all’Italia, una parola che non dobbiamo lasciare spegnere, una parola sulla questione democratica aperta nel Paese, sulle possibili prospettive della nostra democrazia. Ancor più dopo queste settimane, noi siamo orgogliosi di sentirci costruttori di un Partito. Orgogliosi, perché costruendo un Partito realizziamo la nostra Costituzione che parla di Partiti e non di popoli. Costruendo un Partito in un modo nuovo e con larghi meccanismi di consapevole partecipazione noi diciamo con i fatti che esiste un’altra modernità alternativa alla deformazione populista e plebiscitaria del nostro quadro politico e costituzionale. Una novità che può venire dall’innovazione dei partiti secondo regole che siamo pronti a discutere in applicazione dell’art. 49 della Costituzione. Una novità che può venire dal rafforzamento e dalla riforma del sistema parlamentare. Una novità che può venire da una legge elettorale che riconsegni ai cittadini la scelta dei parlamentari.

Un mese fa, alla nostra Convenzione ho descritto come in molti Paesi del mondo emerga una caduta di efficacia e quindi di credibilità della democrazia rappresentativa per la natura dei problemi e dei poteri che si muovono oggi nel mondo, problemi e poteri difficili da afferrare e da riportare al controllo dei cittadini rappresentati; ho cercato di dire come nella particolare situazione italiana tutto questo possa scivolare in deformazioni e semplificazioni regressive della rappresentanza col rischio di rimpicciolire il nostro Paese nel contesto delle grandi democrazie mondiali, ne impedirebbe la modernizzazione, lo lascerebbe ostaggio delle sue arretratezze.

Ho anche detto, e lo ripeto qui, che questo rischio non può essere affrontato con una impostazione difensiva o nobilmente conservatrice. Ci chiamiamo Democratici perché poniamo al Paese il problema di una democrazia efficiente. Ci chiamiamo Riformisti perché vogliamo le riforme. Noi rifiutiamo in radice l’idea che il consenso venga prima delle regole, che la partecipazione democratica significhi eleggere un capo, che la società civile sia ridotta a tifoseria. Riconosciamo, nel contesto delle grandi democrazie del mondo, la pari dignità di modelli parlamentari e di modelli presidenziali bilanciati. Ma rivendichiamo per il nostro Paese in ragione della nostra grande tradizione costituzionale e in ragione delle concrete nostre condizioni sociali, culturali e storiche, un modello parlamentare rinnovato, rafforzato e reso efficiente. E quindi avanziamo una nostra idea di riforma. Un idea di riforma che non affidiamo al cosiddetto dialogo, parola malata ed ambigua, ma al confronto trasparente nelle sedi proprie e cioè nel Parlamento.

Proponiamo di partire da quattro punti:

Superamento del bicameralismo perfetto, Senato federale, riduzione del numero dei parlamentari, rafforzamento delle funzioni reciproche di Governo e Parlamento;
Attuazione dell’art. 49 della Costituzione con una coerente e moderna legislazione sui partiti;
Nuova legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliere i Parlamentari, attraverso un confronto con le forze politiche cominciare da quelle dell’opposizione senza escludere una legge di iniziativa popolare;
Nuove norme sui costi della politica fissando parametri che ci mettano stabilmente e chiaramente nella media comparata dei principali Paesi europei;
Queste sono le nostre priorità sul fronte istituzionale e costituzionale. Altre ne segnalerò più avanti sul fronte economico e sociale. Non pretendiamo di imporre queste priorità ma non accetteremmo che l’agenda delle riforme ci fosse semplicemente dettata da altri. Voglio dire una parola chiara anche sul tema della giustizia, sul quale insiste una confusa pressione da parte di Governo e maggioranza, paradossalmente in assenza di proposte leggibili. Se parliamo del servizio-giustizia noi non pensiamo che le cose vadano bene così. Al netto delle immancabili eccezioni, la giustizia è un servizio inefficiente e negato a gran parte dei cittadini. Nella crisi economica attuale, ad esempio, le recenti norme sulla giustizia civile appaiono palliativi di fronte ad un sistema in cui le relazioni economiche non hanno un vero presidio e chi esige un proprio diritto è spesso nell’abbandono e non raramente nella disperazione.

Vogliamo discutere, nella crisi, di norme urgenti e radicali sulla giustizia civile; vogliamo parlare di ragionevole durata del processo? Vogliamo partire da qui e affrontare, a partire da qui i problemi che hanno rilievo anche nella dimensione costituzionale? Siamo d’accordo. Ma non possiamo non vedere l’enorme difficoltà di un confronto totalmente e unicamente centrato sull’equilibrio dei poteri e soprattutto invaso dall’insuperabile interferenza di questioni che si riferiscono alle situazioni personali del Presidente del Consiglio, e segnato dall’aggressività e dalla volontà di rivincita scagliate contro il sistema giudiziario e la Magistratura; sono sentimenti ed intenzioni che oggettivamente inquinano la discussione. E’ in grado la maggioranza di liberare il tavolo da queste ipoteche? Questa è la domanda, ed è una domanda ineludibile. Obiettivamente ineludibile.



In questa lunga campagna congressuale ho cercato di mettere al centro un tema che ripropongo qui. Fra questione democratica e questione sociale c’è un nesso inscindibile. Dobbiamo sapere che nella divisione e nella incomunicabilità di queste due questioni c’è la nostra sconfitta. Nella loro consapevole connessione c’è la prospettiva vincente dell’alternativa. Parliamone al concreto. Le condizioni reali dell’economia e della società non hanno un reale rilievo nella discussione pubblica e nel confronto politico. Ciò avviene perché il sistema è deformato non solo dal lato dell’informazione e della comunicazione ma nei suoi aspetti strutturali cioè nella formazione delle decisioni.

La narrazione fatta di cieli azzurri e di nuvole passeggere che ci ha costretti all’immobilità e all’impotenza davanti alla realtà dei problemi non avrebbe potuto aver luogo se la formazione delle decisioni e delle leggi non fosse stata imbrigliata da un meccanismo che consente la nomina dei Parlamentari, che consente la valanga di voti di fiducia e di decreti omnibus, e che induce alla passività non solo la società politica ma, inevitabilmente, anche quella civile. Come nel gioco delle tre carte il luogo e il tempo per discutere i problemi reali sono sempre altri. Il vuoto viene coperto da divagazioni addirittura paradossali su cui si adagia il conformismo. Abbiamo discusso per alcuni giorni di posto fisso mentre decine di migliaia di precari il posto fisso lo stavano trovando a casa loro!

Tutto questo alza un muro pericoloso fra dimensione sociale e realtà istituzionale e politica. Riscopriamo che senza dialettica politica e parlamentare non c’è dialettica sociale, non c’è la possibilità di inquadrare una gerarchia di problemi davvero riconoscibile dai cittadini. Parliamo dunque con linguaggio di verità di questa crisi. La crisi non è psicologica, non è una nuvola passeggera, non l’abbiamo alle spalle. Nessuno di noi vuol fare il pessimista o il catastrofista. Pretendiamo semplicemente che si riconosca che abbiamo un problema serio, un problema che non si risolve da sé, un problema che altri non risolveranno per noi. Pretendiamo, dopo diciassette mesi, che il Governo si rivolga al Parlamento e al Paese con una analisi realistica e con proposte e intenzioni che mostrino finalmente la consapevolezza della situazione internazionale e nazionale.

La situazione internazionale, innanzitutto. Abbiamo alle spalle la crisi finanziaria? A guardare profitti e bonus delle grandi banche del mondo si direbbe di sì. Ma ciò deriva da fiumi gratuiti di denaro che arrivano dalle Banche Centrali e che vanno su azioni e titoli piuttosto che sull’economia reale mentre i default delle famiglie possono ancora crescere, mentre le difficoltà delle imprese aumentano, mentre il livello di capitalizzazione della Banche resta inadeguato. Ciò sospinge a una tendenza di fondo. Le banche non si prendono rischi nuovi verso l’economia reale. Intanto, niente di veramente sostanziale si è mosso per la riforma dei mercati finanziari e c’è un rischio reale di tornare a poco a poco dove si era prima. Quanto all’economia reale, la domanda mondiale è bassa, i paesi esportatori in particolare soffrono, c’è una sovraccapacità produttiva difficile da assorbire. Il sostegno pubblico alla domanda che avviene nei più grandi Paesi del mondo è una ricetta necessaria che tuttavia mette sul futuro non solo l’ipoteca del debito ma anche il rischio di riproporre gli stessi modelli squilibrati nelle relazioni economiche mondiali che sono stati la vera origine della crisi. Solo negli Stati Uniti e nel Giappone si affaccia l’idea peraltro ancora incerta di correzioni del modello di crescita. Altrove non se ne vede traccia. Si tratta di correzioni che dovrebbero essere il vero nuovo orizzonte delle politiche progressiste nel mondo sul quale avviare un confronto internazionale che ancora non si vede. Percome si muovono le cose nella dimensione mondiale non possiamo pensare che gli altri risolvano i nostri problemi. Noi abbiamo alle spalle lunghi anni di minor crescita a causa di condizioni che, se non corretta, agiranno ancora facendoci uscire più lentamente di altri dalla crisi.

Tutto ci dice che nell’inerzia tornare per noi alle condizioni del 2007 sarà una strada lunga. Bisogna che non sia troppo lunga. Se permettiamo cioè che l’impatto della recessione sia troppo duro sull’apparato produttivo ne avremo danni difficili da rimediare. Se lasciamo che la recessione indebolisca ancora la nostra già incerta attitudine ad un salto tecnologico del sistema produttivo ne avremo danni difficili da rimediare. La sostanza è che rischiamo un ridimensionamento strutturale delle nostre attività e quindi difficoltà serie nel dare prospettive di lavoro alle nuove generazioni. Per questo invochiamo una risposta nazionale ad uno sforzo che solleciti nel Paese il contributo anche di chi non sta vivendo la crisi, per fronteggiare con più determinazione i rischi che si affacciano. Non ci si presenti per favore, con una finanziaria fatta di segnali irrilevanti. Ci servono misure vere.

E’ ora di recuperare il tempo perduto e di affrontare una nuova agenda sia dal lato dell’emergenza, sia dal lato delle riforme.

Parliamo dunque di emergenza. Molte piccole e medie imprese non hanno fiato sufficiente per una crisi lunga. Il loro fiato si chiama liquidità. La liquidità è fatta di pagamenti, di pagamenti della Pubblica Amministrazione, di carico fiscale, di accesso al credito e di costo del credito. Si devono scegliere dentro a questo mix soluzioni più concrete e forti di quelle viste fin qui. Non vado nei particolari. Siamo pronti a dire la nostra. Anche la capitalizzazione delle imprese può servire a dar fiato purchè non sia affidata a meccanismi barocchi ed estranei al senso comune della nostra imprenditoria.

Ancora sull’emergenza. Gli ammortizzatori. Non è vero che tutto funziona. C’è un problema di massimali, c’è un problema di prolungamento della cassa ordinaria, c’è un problema di erogazione della cassa in deroga, c’è una larga scopertura del precariato. Molte famiglie di lavoratori sono in gravi difficoltà, alcune sono nel dramma.

E ancora: per rianimare i consumi bisogna cominciare a portare risorse ai reddito medio-bassi impoveriti (salari, stipendi, pensioni) e a chi è sotto la soglia di povertà. Per stimolare minimamente l’economia ci vuole un grande piano di immediate piccole opere da affidare ai Comuni e un potenziamento degli interventi per il risparmio e l’efficienza energetica. Tutto questo costa. Costa peraltro poco di più di quella sciagurata manovra di inizio legislatura che tra abolizione totale dell’ICI, cancellazione della tracciabilità nei pagamenti, straordinari e Alitalia ci fece sprecare più di dieci miliardi mentre la crisi era già lì. Sappiamo bene che per affrontare sia l’emergenza che le riforme bisogna garantire l’equilibrio dei conti. Lo si può ottenere solo in tre modi:

Abbandonare i tagli lineari e mettere le mani nei meccanismi che generano la spesa pubblica a cominciare dai grandi comparti e dall’acquisto di beni e servizi imponendo a tutti i livelli, centrali, regionali e locali e a tutti i centri di spesa le migliori pratiche e riorganizzando su questa base la Pubblica Amministrazione;
Incrementando la fedeltà fiscale non solo con tecniche deterrenti ma con meccanismi che introducano in modo fisiologico una riduzione dell’evasione e del nero e spostando altresì il carico fiscale dal lavoro alla rendita, a cominciare da quella finanziaria;
Migliorare i tassi di crescita con riforme capaci di attivare le forze di mercato.
Sono operazioni a volte scomode, davanti alle quali è facile che tremi la mano. Ma non si può pretendere che le rose del Governo siano senza spine. Davanti ad una assunzione di responsabilità esplicita, concreta e visibile da parte del Governo noi non ci sottrarremmo a qualcuna di quelle spine. Ma se continuiamo a sentirci dire che il problema non c’è o che si può aggiustare con palliativi per noi diventa davvero difficile discutere. Uno strumento formidabile per fronteggiare la crisi è il sistema delle autonomie, Nel momento in cui più forte potrebbe essere il suo coinvolgimento sia sul versante degli investimenti, sia sul versante sociale (a partire dalla risposta alle nuove povertà e a questioni acute come quelle dell’immigrazione) noi assistiamo ad un tradimento vero e proprio dei Comuni che non sanno né come fare i bilanci né come muovere le risorse che hanno. Propongo dunque come prima iniziativa di mobilitazione del Partito una assemblea di mille Amministratori del PD aperta ad Amministratori di ogni orientamento per denunciare il federalismo delle chiacchiere ed affermare quello dei fatti (non si pensi, a cominciare dalla Lega, di poter raccontare qualsiasi favola con noi che stiamo zitti!).

Parliamo adesso di riforme. Preparare l’alternativa vuol dire riprendere l’orizzonte di riforme economiche e sociali e proporre una nostra agenda. Il record di dieci anni di governo di cui Berlusconi si vanta ci ha dato propaganda prossima a mille e riforme prossime a zero. Come nell’emergenza, così nelle riforme, noi partiamo dal lavoro. Il lavoro è il problema numero 1 del Paese, il lavoro deve essere il primo impegno del nostro Partito. Lavoro e impresa. Quando dico lavoro intendo dire lavoro e impresa a cominciare dalla piccola e media impresa. Chiarisco subito che noi avremo un nostro punto di vista e una nostra posizione autonoma in questo campo, così come su tutto l’arco delle riforme, come si conviene ad un grande Partito popolare che riconosce e difende l’autonomia delle forze sociali, sindacali e di impresa e sollecita un confronto con loro a partire però da una sua idea di società e senza essere a rimorchio di nessuno.

Al concreto noi mettiamo al centro

una politica dei redditi contro l’impoverimento dei redditi da lavoro compresa l’esigenza di garantire soglie minime di reddito, di salario e di pensione;
l’allestimento di un percorso largamente unificato e progressivamente garantito per l’ingresso al lavoro dei giovani,
la necessità di uno sguardo di prospettiva sull’impianto del sistema pensionistico alla luce dei suoi effetti sulle nuove generazioni.
Una rivisitazione della legislazione sull’immigrazione e sulla cittadinanza.
Poniamo altresì il tema di una ripersa delle politiche industriali e di ricerca che per noi si riferiscono agli orizzonti indicati dal progetto Industria 2015 e un riorientamento di investimenti e consumi nella chiave dell’economia verde. L’economia verde dovrà essere da qui in poi un motore della crescita, nel campo industriale, dell’edilizia, dei trasporti e delle energie rinnovabili. Abbiamo proposte precise da discutere e chiediamo che non ci si distragga col tentativo illusorio di afferrare qui e ora in Italia un nucleare di terza generazione.

Vogliamo essere il Partito dell’ammodernamento del Welfare, capace di presidiare con una vera cultura di governo (che comprende anche per intenderci la sostenibilità finanziaria) quei beni che non intendiamo affidare al mercato e per i quali pretendiamo un approccio universalistico: salute, istruzione, sicurezza. La nostra valutazione è questa. In questi sistemi assistiamo prevalentemente ad una riduzione e a un degrado dell’offerta, realizzati con violenti tagli lineari e con la predisposizione di battage ideologici, dal grembiule, alle ronde, ai fannulloni e con un approccio ai temi della Pubblica Amministrazione non in chiave di riorganizzazione ma in chiave di richiamo all’ordine. I risultati li vediamo nell’impoverimento dell’organizzazione scolastica e formativa che si scarica su studenti, famiglie, insegnanti e nella condizione di disagio estremo in cui lavorano gli operatori della sicurezza. Decreti e voti di fiducia in tutte queste materie non hanno portato soluzioni, hanno portato problemi. Chiediamo che sia possibile finalmente una discussione nel merito, a cominciare ad esempio dalle nuove norme sull’Università, nelle quali riconosciamo alcune delle nostre indicazioni e che siamo quindi interessati a discutere, con il solo vincolo di una riconsiderazione dei tagli indiscriminati che si sono abbattuti su Università e Ricerca. Il Partito che presidia e ammoderna le grandi tutele sociali e i meccanismi di inclusione e di integrazione è anche il Partito che combatte per l’apertura e la regolazione dei mercati, che si oppone a meccanismi monopolistici, corporativi e di posizione dominante e a meccanismi confusi che agganciano il pubblico agli interessi del privato così come avverrebbe con le norme che si affacciano sui servizi pubblici locali. E’ il Partito, come ho detto più volte, che sta con chi bussa alla porta e non con chi la tiene chiusa e che pretende che il cittadino consumatore e utente sia rispettato, che considera l’equità del carico fiscale un obiettivo di civiltà e ritiene i condoni una vergogna e una iattura.

Un programma di apertura e civilizzazione del mercato ha davanti a sé in Italia un terreno vastissimo di iniziativa ed alcune priorità: quella che riguarda ad esempio la possibile riproduzione di posizioni dominanti nei diversi ambiti in cui si articola oggi l’informazione e la comunicazione. E’ un Partito il nostro, che sospinge l’evoluzione dei diritti civili e che ha nei suoi cromosomi gli articoli 2 e 3 della Costituzione che non ammettono distinzione alcuna nei diritti inviolabili delle persone; un Partito che non accetta una posizione discriminata delle donne nell’economia, nella società, nelle Istituzioni. A questo proposito una forza politica che compone un’Assemblea come questa e con questa presenza femminile non può accettare che l’Italia sia al quattordicesimo posto in Europa e al cinquantunesimo nel modo per rappresentanza delle donne nelle Assemblee elettive, per tacere della loro presenza (o assenza) nei Consigli di Amministrazione. Io credo che qui, nei centri decisionali, ci sia il cuore della discriminazione che deve essere affrontata con interventi normativi su un sistema transitorio di quote che il Partito Democratico deve avanzare sollecitando un movimento di opinione. Infine, ma non per ultimo, noi vogliamo essere il Partito dell’unità del Paese nel suo assetto autonomistico e federale e poniamo la questione drammatica e acuta del Mezzogiorno nella sua sintesi fra situazione economica e occupazionale, rinnovamento politico, civile, amministrativo e affermazione della legalità. Non possiamo certo ridurre questo tema ad una discussione pro o contro la Banca del Sud.

Ospiteremo in un luogo aperto di Partito intellettuali, coscienze critiche e nuove energie per proporre un progetto nuovo di legalità e di crescita che attacchi la pletora dell’intermediazione polit.ca e amministrativa, che valorizzi le reciprocità fra nord e sud, che sia palestra vera per la formazione di nuove classi dirigenti.

Al di là di questi essenziali e doverosi cenni non voglio qui fare un discorso programmatico. Voglio solo fissare un punto: non potremo costruire davvero una alternativa vincente senza suscitare la fiducia nella possibilità di una stagione di riforme e di avanzamenti civili e sociali. Né questa dimensione riformista può affermarsi, tanto meno nei luoghi più dinamici della nostra società, senza che il Paese si percepisca in una dimensione meno ripiegata e più vasta, e cioè innanzitutto nella dimensione europea. Questo mi pare essere il più profondo lascito e la più sicura indicazione che vengono dall’esperienza dell’Ulivo e della leadership di Romano Prodi.

Essere in Europa: sia nel porci all’altezza delle migliori esperienze europee senza farcene sopravanzare come sta largamente avvenendo, sia nell’affermare il nostro Paese come soggetto trainante dell’integrazione; un ruolo questo che con i Governi della destra ci è totalmente sfuggito di mano e che dobbiamo assolutamente riprendere.

Il 1° dicembre entrerà in vigore il Trattato di Lisbona. Le cose cambiano. Siamo contenti e orgogliosi che si discuta, pur in un percorso incerto e complesso, della candidatura in un ruolo di altissima responsabilità di una personalità italiana e cioè di Massimo D’Alema. E’ una novità importante il fatto che questa candidatura sia emersa non nella classica forma intergovernativa ma come indicazione politica delle forze progressiste europee e che questa proposta abbia avuto un aperto apprezzamento dalla quasi totalità delle forze politiche italiane. Vogliamo affrontare le novità che vengono dal nuovo Trattato nel solco dell’indicazione del Presidente Giorgio Napolitano che ha detto così: “Se non ci si libera dalle pastoie dell’Europa intergovernativa non c’è futuro per l’integrazione e se l’integrazione ristagna o regredisce non c’è futuro per l’Europa ( e quindi per noi stessi nel mondo)”. Credo non si possa dire meglio. Vogliamo quindi, al concreto, che il nostro Paese sia alla testa dei processi di cooperazione rafforzata che il nuovo Trattato consente. Vogliamo che nei luoghi della responsabilità multilaterale, dal G 20 al Fondo Monetario Internazionale, i Paesi europei non vadano in ordine sparso. Vogliamo che dopo l’Euro si coordino finalmente le politiche di bilancio e che nella crisi l’Europa parli ai cittadini con proprie iniziative di investimento, con l’univocità delle politiche di salvataggio di banche e imprese e delle politiche industriali, e con un impulso forte all’integrazione del mercato interno. E vogliamo che l’Europa torni a darsi un orizzonte politico, quell’orizzonte che le destre europee hanno svilito e che le forze progressiste non riescono ancora ad interpretare. Un orizzonte politico.

Sono trascorsi venti anni dalle rivoluzioni del 1989 nell’Europa centrale ed orientale che posero fine al socialismo dispotico e segnarono un fondamentale spartiacque storico. La fine del comunismo in Europa apparve come un evento epocale che concludeva definitivamente il ventesimo secolo con dieci anni di anticipo sulla cronologia. Ci fu in quegli anni chi sostenne che alla guerra fredda stesse per succedere lo “scontro tra civiltà” che il destino del mondo fosse l’incomponibilità dei conflitti tra culture diverse o chi ritenne che si fosse giunti alla fine della storia”, interpretando la caduta del muro di Berlino come l’evento culminante della storia universale. Si è venuto delineando in questi anni un mondo che non coincide con nessuna di quelle previsioni. Un mondo che ha conosciuto mutamenti profondi, una straordinaria rivoluzione scientifico-tecnologica in particolare nel campo delle comunicazioni; un mondo in cui hanno fatto irruzione sulla scena paesi come l’India e la Cina; che ha conosciuto processi di democratizzazione, ma anche nuove fratture come quella intervenuta tra occidente e mondo islamico. Un mondo che non ha ritrovato ancora un nuovo equilibrio. Viviamo, a vent’anni dal crollo del muro, una stagione ricca di enormi potenzialità ma anche gravida di contraddizioni e di pericoli in un mondo attraversato da una rete sempre più fitta di legami di interdipendenza basati sugli scambi economici e sui mezzi di comunicazione ma segnato insieme da un deficit enorme di regolazione dei fatti globali e da guerre, terrorismo e violenza. L’Europa deve nutrire l’ambizione di contribuire alla costruzione del nuovo ordine mondiale di cui si avverte l’urgente necessità. Solo una Europa unita può assolvere a un tale compito. Quale Paese europeo potrebbe davvero affrontarlo da solo?

L’America di Barack Obama offre all’Europa la possibilità di rafforzare le relazioni transatlantiche. I due pilastri dell’occidente possono collaborare in un quadro più aperto e multilaterale per promuovere meglio regole di governo del sistema economico e finanziario, per promuovere la sicurezza e la pace, per contrastare il riscaldamento del pianeta.

Alcune delle ferite aperte nel mondo ci coinvolgono più da vicino e più direttamente. In particolare gli sviluppi della vicenda afghana appaiono estremamente preoccupanti. Siamo persuasi che un fallimento degli sforzi della Comunità internazionale di stabilizzare l’Afghanistan avrebbe conseguenze molto gravi nell’intera regione. Il Partito Democratico esprime un forte e convinto apprezzamento per i militari italiani che nel contesto di una missione promossa dalle Nazioni Unite operano in Afghanistan con dedizione e professionalità pagando anche un alto tributo in termini di vite umane. Avvertiamo tuttavia l’esigenza di una riflessione sulla tormentata vicenda afghana. Occorre dirsi la verità: senza conquistarsi il sostegno attivo della popolazione afghana agli obiettivi di pacificazione del Paese perseguiti dalla Comunità internazionale il rischio che la stabilizzazione non proceda è enorme. La posta in gioco per l’occidente in quella regione è alta ma la si può vincere solo producendo miglioramenti nella condizione di vita dei cittadini afghani. Ecco perché occorre realizzare la revisione strategica di cui parla da mesi il Presidente degli Stati Uniti. E’ auspicabile inoltre un ruolo più attivo dell’Europa su tutte le questioni riguardanti il processo di pace in Medio Oriente che resta in uno stallo preoccupante e pericoloso. Un ruolo che verrebbe certamente visto molto favorevolmente nella regione e non solo dai Palestinesi. Non aggiungo altro.

Il partito democratico ha sempre auspicato che sulle scelte di politica estera vi fosse convergenza tra le grandi forze che rappresentano il popolo italiano nel Parlamento della Repubblica. Oggi avvertiamo la necessità di lavorare perché l’Italia sfugga ad un destino di marginalizzazione sulla scena internazionale. Il rischio di una Italia ininfluente l’abbiamo visto aleggiare in questi mesi. Lo diciamo unicamente preoccupati del buon nome dell’Italia: ad esempio non fanno bene al nostro Paese posizioni oltranziste sull’immigrazione. Il problema è enorme e siamo convinti che l’Unione Europea debba fare di più ma il nostro Paese non può sottrarsi al dovere di fornire asilo e protezione a chi ne ha diritto e necessità né riteniamo che l’Italia possa scegliere le posizioni più arretrate e miopi sul tema della cittadinanza.

In conclusione l partito democratico lavorerà, oggi dall’opposizione, domani dal governo perché l’Italia resti fedele all’ispirazione europeista, consolidi sulla base di un rapporto dignitoso e paritario l’alleanza con gli Stati Uniti, mantenga il profilo di una nazione aperta alle esigenze dei paesi più vulnerabili, si impegni perché avanzi un governo vero dei processi globali.







Costruire il Partito, preparare l’alternativa.

Care Democratiche, cari Democratici,

Dobbiamo costruire il Partito che abbiamo promesso ai cittadini che ci guardano, ai militanti che ci sostengono, ai milioni di persone che ci hanno sollecitati ad andare avanti e ad avere una fiducia sicura nel nostro grande progetto. Teniamo dunque fermi i punti di fondo. Nessuna nostalgia dive imprigionarci o trattenerci; dobbiamo sentire invece la responsabilità del nuovo da costruire. Saremo un Partito che, nel bipolarismo, si rivolgerà a tutta l’area del centrosinistra, senza trattini o distinzioni di ruoli e senza pretese di esclusività e con la legittima ambizione di crescere e di farci più forti. Una volta scelto il grande campo del centrosinistra, non facciamo torto alla nostra intelligenza descrivendo la nostra politica come una coperta da tirare un po’ più al centro o un po’ più a sinistra o inchiodandoci a schemi politici o a parole passate come fossero le figurine Panini di un campionato di quindici anni fa. In una società complessa, in cui non puoi chiedere troppo alle antiche categorie politiche né tantomeno piegare la politica alla sociologia, quel che vale è il progetto, quel che vale è l’idea di Paese che si rivolge in particolare a quei ceti popolari dove la destra vince, quando vince. Nella capacità attrattiva di un progetto ci sono tante cose che prese ad una ad una definiremmo di centro o di sinistra ma che nell’insieme dicono invece i valori fondamentali che hai, il Paese che vuoi e come intendi comporre gli interessi. Al di fuori di questa ambizione non sei né più di centro né più di sinistra: sei semplicemente un Partito piccolo che si condanna ai suoi confini. E non c’è contraddizione alcuna fra il nostro rifiuto a ritagliarci un angolo del campo e il riconoscimento che non siamo soli nel campo. Noi portiamo a tutta l’area del centrosinistra una nostra offerta politica ed un nostro profilo che ho definito sociale, civico e liberale; un profilo che dica una parola nuova nel concerto delle forze progressiste europee tutte impegnate in una ricerca alla quale vogliamo contribuire con una nostra specificità e con lo stimolo ad andare oltre antichi orizzonti secondo una linea che abbiamo già cominciato concretamente e positivamente ad applicare nel Gruppo Parlamentare Europeo. Non trasmetteremo alla nuova generazione dei Democratici il seguito di antiche storie ma piuttosto un’appartenenza moderna, univoca e sicura. Per questa sintesi abbiamo a disposizione materiali straordinari antichi e nuovi: il popolarismo, la sinistra di governo e del lavoro, il cattolicesimo sociale democratico e liberale, le tradizioni civiche, la nuova sensibilità ambientale. Abbiamo alle spalle il respiro di secolari movimenti di emancipazione, di radicate culture resistenziali e costituzionali e le vitalità di espressione della società civile che negli ultimi decenni ha accumulato protagonismi e una nuova politicità. Il nostro problema vero è che nessuno rimanga fermo su quello che ha già aputo o che ha già vissuto e che ognuno faccia un passo e dia una disponibilità generosa al cambiamento. Avremo un Partito plurale, non c’è dubbio. Ma non nel senso di attribuire ad ognuno una stanza della casa comune. Ogni sensibilità che liberamente vorrà esprimersi dovrà comunque riconoscersi nelle fondamenta e nei muri portanti di questa casa comune. Tutto questo non avverrà in astratto o in un giorno solo ma nel concreto delle battaglie, delle posizioni politiche e delle strutture reali con cui conformeremo il nostro Partito.

Popolare e del territorio, abbiamo detto; innanzitutto affermando con questo che noi selezioniamo dal territorio le nuove classi dirigenti, che consolidiamo la vita dei circoli portando lì le risorse necessarie, che ci proponiamo un radicamento nei luoghi di studio e di lavoro. Qui c’è un problema. Nel nostro percorso abbiamo svolto più di 7.100 Congressi di circolo. Solo 70 di questi riguardano i luoghi di lavoro e solo 10 luoghi di studio. Propongo quindi di lanciare una iniziativa che discuteremo con i Segretari regionali per fondare nei prossimi mesi 500 nuovi Circoli nei luoghi di studio e di lavoro. Impegnamoci altresì da subito a costruire una struttura centrale che oggi non abbiamo a servizio delle attività del Partito nei diversi ambiti dell’iniziativa politica. C’è ancora molto da fare per costruire il nostro Partito. In questi due anni si è determinata una costituzione materiale della nostra organizzazione che va corretta e migliorata. Convocherò immediatamente la Direzione che oggi eleggeremo per discutere, prima ancora degli organigrammi, dello stato del Partito e di come concepire un suo rafforzamento strutturale. Già oggi procederemo peraltro ai sensi dello Statuto oltre alla nomina della Direzione a quella del Presidente, del Vice Segretario e del Tesoriere.

Ribadisco qui quel che ho sempre detto nella nostra lunga campagna congressuale. Penso ad un Partito nel quale c’è bisogno di tutti e nel quale tutti devono collaborare a promuovere una nuova classe dirigente. Per questo intendo collocare nei luoghi esecutivi esponenti di una nuova generazione già sperimentata e creare attorno a loro la presenza attiva di personalità politiche che possano proteggere il cambiamento mettendo a frutto i vasti sistemi di relazione che possiamo mobilitare. Tutto questo con uno sguardo plurale e mai fazioso nella attribuzione di ruoli e di responsabilità.

C’è un punto ulteriore che voglio già oggi indicare per la nostra discussione. Se gli aspetti di confronto e di selezione competitiva in cui ci siamo ampiamente esercitati in questi anni (e che andranno preservati con qualche necessario aggiustamento) non verranno messi in equilibrio con meccanismi centripeti e coesivi propri di ogni associazione, noi rischieremo fenomeni di anarchismo e di feudalizzazione. Penso che la Commissione già nominata dalla Convenzione per la rivisitazione dello Statuto dovrà occuparsi di questo; di come meglio bilanciare, ad esempio, l’ampia dialettica, l’assoluta libertà di espressione, il valore del pluralismo con l’esigenza di preservare l’autorevolezza e l’univocità delle posizioni del Partito. Quando si parla di questo, il pensiero va subito ai temi etici di frontiera. Ma il problema non è questo. Sto parlando invece di una fisiologia che riguarda diffusamente la vita del Partito e che più facilmente impatta nei diversi luoghi del Paese con questioni relative al tracciato di una strada o a un termovalorizzatore o a una nomina piuttosto che a problemi di frontiera.

Se siamo forza di governo, e lo siamo; se siamo il Partito di una democrazia partecipata ed efficiente, e lo siamo, dobbiamo essere all’altezza di noi stessi e risultare lineari e affidabili agli occhi dei cittadini che si aspettano risposte e posizioni chiare sui problemi della loro vita comune.

Esistono poi anche i temi di frontiera, che possono interpellare la coscienza in modo insuperabile. Non sarà certo difficile trovare gli strumenti che riconoscano questo ambito, percepito peraltro nel senso comune. In realtà sulle questioni etiche e antropologiche il punto principale sta nella dimensione culturale e politica e nella capacità nostra di mettere a frutto nella discussione, nel confronto e nell’impegno lo straordinario bagaglio culturale che ci ispira, fatto di umanesimi forti, laici e di ispirazione religiosa. Umanesimi forti che non dobbiamo annacquare, che sono una forza enorme per noi e che dovranno aiutarci ad arrivare fino al punto in cui deve esercitarsi l’autonoma responsabilità della politica che ha un compito ineludibile: quello di rispondere con delle decisioni, per quanto transitorie e fallibili, alle esigenze del bene comune.

E’ al lavoro anche una Commissione nominata dalla Convenzione per perfezionare il Codice Etico del Partito Democratico. Voglio qui sottolineare la centralità della questione. Per gli obiettivi che abbiamo, noi non possiamo fare a meno della dignità e del buon nome della politica e dell’amministrazione pubblica. Quando questi si appannano, la destra ci lucra e noi paghiamo il prezzo. Dobbiamo dunque porci il problema generale di un rafforzamento della tensione civica ed etica, a cominciare da noi stessi. E’ una questione che non può essere semplificata parametrandola, come spesso si fa, sui provvedimenti giudiziari. Quel parametro, che certo ha un grande rilievo, può tuttavia essere troppo o troppo poco; non ci libera dalle nostre responsabilità.

Un Partito non è una autorità morale ma deve sentirsi tuttavia in qualche modo garante di quella dignità nell’esercizio di funzioni pubbliche che la Costituzione richiede. Una dignità che non può non comprendere comportamenti privati coerenti con la credibilità e il rispetto che un impegno pubblico pretende. Dobbiamo chiederci come mai pur avendo indicato le migliori intenzioni nelle nostre carte fondamentali, in questi due anni non sia stato possibile sanzionare nei diversi luoghi del Paese comportamenti non coerenti con i principi che abbiamo enunciato. Chiedo quindi che la Commissione Etica avanzi proposte non solo di principio ma tali da comprendere strumenti operativi efficaci per dissociare il Partito e il suo buon nome dalle deviazioni di singoli.

Ho detto all’inizio: costruire il Partito, promuovere l’alternativa. Noi siamo il Partito dell’alternativa; preferisco dire così perché l’idea di alternativa contiene sicuramente il concetto di opposizione ma non sempre il concetto di opposizione contiene quello di alternativa. Vediamo bene sia la forza che oggi Berlusconi esprime, sia d’altra parte, l’impossibilità di disegnare un orizzonte credibile per il Paese e per la sua stessa maggioranza politica. Dal lato nostro non ci sfuggono certo l’articolazione e la disomogeneità delle forze di opposizione. Ma le cose non si muoveranno se non ci muoveremo noi. Quello che conta adesso, soprattutto, è il nostro posizionamento. Noi ci rivolgiamo con apertura ampia e generosa a tutte le forze di opposizione, riconoscendone la specificità e lavoreremo perchè si accorcino le distanze fra noi. Chiediamo agli altri di fare altrettanto; chiediamo che nessuno si sottragga alla responsabilità di offrire agli italiani una alternativa. E’ un percorso non breve e certamente non sarà senza inciampi e contraddizioni. Ma tutti adesso sanno che possono discutere con noi in un clima costruttivo e di reciproco rispetto. Questo vale per le forze che sono in Parlamento (L’Italia dei Valori, l’Unione di Centro, i Radicali) sia con forze che non sono in Parlamento (Sinistra e Libertà, Verdi, formazioni civiche, formazioni di origine socialista e repubblicana). Sui temi della democrazia abbiamo aperto un canale di comunicazione e di confronto anche con formazioni con cui non abbiamo prospettive di alleanza come Rifondazione Comunista. Con questo sguardo ampio e ben consapevoli di tutte le necessarie articolazioni opereremo per avvicinare le posizioni sui temi istituzionali ed elettorali e su quelli economici e sociali. Con questo stesso sguardo ampio opereremo in vista delle elezioni regionali ed amministrative; con l’obiettivo cioè nel rispetto della dimensione federale, di allestire coalizioni democratiche e di progresso che possano scegliere e promuovere le candidature migliori, anche avvalendosi dei percorsi di partecipazione.

Care Democratiche, cari Democratici, cari Amici, cari Compagni,

ho concluso. Lo dicevo all’inizio e spero di essere stato compreso. Mi sono rivolto a voi come ci si rivolge ad un largo gruppo dirigente e in modo consapevole sia della rilevanza e della difficoltà del nostro impegno sia della grande forza che possiamo esprimere. Tutti noi, assieme, metteremo fiducia nel progetto, tenacia e solidità nel perseguirlo; e soprattutto davanti alla sfida nuova sapremo rinverdire gli ideali che ci hanno portati alla politica ricavando da lì energia e generosità. Perché in fondo la sostanza sta proprio qui. Un Partito giovane ci chiede di essere giovani nel cuore.

 

 

7 novembre 2009

congresso pd , Articolo

Bindi, presidente dell'Assemblea: “la vostra fiducia mia onora”

Forse per scaramanzia ma, come è ovvio, questa non era l'occasione su cui preparare un intervento”. Così Rosy Bindi ha introdotto il suo primo discorso da presidente dell'Assemblea del Pd non appena eletta. “Il mio ringraziamento va innanzi tutto a Pier Luigi Bersani e a tutti voi per la fiducia che mi onora e che, come potete vedere, mi ha commossa”.

“Il mio primo saluto – ha continuato la Bindi – va al primo e vero presidente di questa Assemblea: Romano Prodi. Saluto coloro che hanno reso possibile questa giornata, tutti gli iscritti e le persone che hanno partecipato alle Primarie. Il nostro popolo che per la terza volta è andato a votare, ci ha dato fiducia e si aspetta da noi un contributo per il Paese”.

“Come ha detto più volte Bersani durante la campagna elettorale, non siamo il partito di un uomo solo al comando. Per questo aiutiamoci per i prossimi 4 anni senza cadere mai nella tentazione di non partecipare all'Assemblea perché convinti che le decisioni si prendono altrove. Questo sarà il mio compito: fare in modo che l'Assemblea sia l'espressione della classe dirigente del partito”.

“Un grazie – ha concluso la neo presidente dell'Assemblea – va alle donne. È un onore per me che sia una donna, espressione della fatica e del genio delle donne, ricevere la vostra fiducia. Grazie e buon lavoro”.

 

 

 

 

 

 

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Comunicato del PD di Castelfranco

       Il sindaco di Castelfranco Rita Papi parteciperà domani 7 novembre all'assemblea nazionale del Partito Democratico in programma a Roma.
       Nel corso dell'assemblea verranno definiti i programmi ed eletti i membri della direzione nazionale del Pd.
"Il nostro obiettivo, commenta Rita Papi, sarà quello di chiedere al PD un impegno unitario e forte per costruire una seria alternativa all'attuale maggioranza di governo.
       L'assemblea eleggerà anche il Presidente del Partito, incarico che ci auguriamo venga conferito a Rosy Bindi, per la coerenza e le capacità dimostrate".

        -Oltre a Rita Papi, per la Provincia di Arezzo saranno presenti all'assemblea dei democratici il sindaco Giuseppe Fanfani e Stefano Gasperini di Arezzo, la deputata Donella Mattesini, ed i neo eletti Gianluca Ustori e Andrea Romoli.

 

 

 

 

 

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Care democratiche, cari democratici,

la giornata di domenica, che ha visto la partecipazione di tre milioni di protagonisti, ha rappresentato una straordinaria vittoria del nostro partito. Dentro quella vittoria c’è anche la nostra vittoria. Insieme siamo stati capaci di rendere condivisa la nostra proposta di rafforzamento del partito, la nostra idea di un PD radicato nei territori e tra i ceti popolari.

In questa vicenda un ruolo fondamentale è stato giocato dai circoli, dai comitati, da tutti i cittadini che hanno scelto di partecipare e di contribuire al successo del nostro congresso.

Questo straordinario collettivo lo mettiamo dentro il collettivo del partito. Ora bisogna raddoppiare gli sforzi miei e vostri per fare del PD un partito in grado di offrire una alternativa di governo e di dare una prospettiva al riformismo italiano.

A tutti voi un grazie di cuore,

Pier Luigi Bersani

Guarda Il video del backstage al Comitato Bersani la sera del 25 ottobre

 

 

 

 

 

Eletti assemblea nazionale e regionale PD  - Collegio 1 Toscana Arezzo e Provincia*

Primarie PD 25 Ottobre 2009.

 

Assemblea Nazionale :(n.7 eleggibili di collegio)*

 

Lista Bersani voti 10.646 (3 eletti ) :   Stefano GASPERINI;

                                                                Rita PAPI

                                                                Gianni  CUPERLO

 

 

      Lista Franceschini: voti 7.948 (2 eletti)    Giuseppe FANFANI

                                                                      Donella   MATTESINI

                                                                      Andrea    ROMOLI

 

 

 

      Lista Marino voti 3.161 (1 eletto)              Gianluca   USTORI

 

 

 

 

Assemblea Regionale PD (n.41 eleggibili).

         

 

       Lista Bersani 09 con Manciulli  voti 9.406 , n.18 eletti:

 

1)      Andrea VIGNINI

2)      Elisa      BERTINI

3)      Mauro   TARCHI

4)      Michela  LEO

5)      Stefano   MENDICINO

6)      Brunella  ALCHERIGI

7)      Massimo  PALAZZESCHI

8)      Maria Grazia TILLI

9)      Alessandro  ARCANGIOLI

10)  Nicoletta  NENCI

11)  Francesco FOSSATI

12)  Chiara SIMONI

13)  Ilio PASQUI

14)  Roberta CASINI

15)  Gianni  BALDINI

16)  Laura  BADII

17)  Emanuele  BANI

18)  Alessandra NOCCIOLINI

  

 

Lista Democratici Made in Toscana voti 2755, n.5 eletti:

 

1)      Marco MEACCI

2)      Maria Laura BRONCHI

3)      Ivano FERRI

4)      Francesca NERI

5)      Enrico CASINI

 

 

Lista Siliani per Marino voti 2.868 , n.5 eletti:

 

1)      Francesco PETRELLI

2)      Elisabetta  GANGI

3)      Michele  DEL BOLGIA

4)      Giulia CIOLFI

5)      David  CORSI

6)   Silvia PIERACCINI

 

 

Lista Democratici con Franceschini voti 6.313 n.12 eletti:

 

1)      Francesco RUSCELLI

2)      Angela      ALBERTI

3)      Andrea CUTINI

4)      Luana VITI

5)      Giorgio VALENTINI

6)      Fosca ROSSI

7)      Luciano RALLI

8)      Angela  GROTTI

9)      Emanuele CECCHERINI

10)  Linda MENCARONI

11)  Valeriano GORI

12)  Martina SCALA

 

 

 

Bersani segretario: "Un PD di opposizione e di alternativa"

immagine documento documento
Bersani segretario del PD

 Pier Luigi Bersani è il nuovo segretario del Partito Democratico.
"Dentro la vittoria di tutti c'è anche la mia" ha commentato su Twitter.


Poco dopo nella sua prima conferenza stampa annuncia: "Costruirò il partito, sono orgoglioso di farlo. Questa è una grande vittoria di tutti, elettori e militanti e con Dario e Ignazio lavoreremo assieme (leggi qui i loro commenti sul voto delle primarie), un lavoro di squadra. Voglio rivolgere una parola di amicizia e rispetto per Franceschini e Marino, lavoreremo insieme per il nostro partito. Voglio ringraziare Dario Franceschini che mi ha telefonato riconoscendo il risultato delle primarie".

E a chi tra i giornalisti si chiede se sarà così solo fino al sette novembre, giorno dell'Assemblea del PD, sembra rispondere poco dopo: "Sarà partito senza padroni, non di un uomo solo, ma un collettivo di protagonisti, il Pd è un partito senza padrone. Farò il leader a modo mio, il PD non sarà di un uomo solo. Un grande partito popolare è un collettivo di protagonisti e questa sarà la chiave del mio lavoro". Bersani sottolinea un passaggio importante che prefugura la sua linea: "Preferisco che il Pd si definisca un partito dell'alternativa piuttosto che dell'opposizione, perché l'alternativa comprende anche l'opposizione ma non sempre è vero il contrario, e stare in un angolo a urlare non porta a nulla".

Il neo segretario a spoglio in corso riflette: "Voglio cominciare con l'orgoglio per quanto successo oggi. Tre milioni di persone sono una grande prova di democrazia. Tre milioni di persone che hanno pagato due euro a testa per partecipare alle primarie sono un grande risultato. Noi siamo orgogliosi di essere quelli che stanno costruendo un partito. Chi fa un partito realizza la costituzione repubblicana che parla di partiti e non di "popoli". Questo mette l'Italia al pari delle altre democrazie mondiali che non hanno partiti con dei padroni. Spero che questo nostro esempio induca qualcuno a riflettere sull'assenza di trasparenza su altri soggetti politici. Noi siamo stati e siamo un libro aperto. Questo risultato mi consegna la responsabilità di guidare il Pd. Sopra o sotto il 50%? Vedremo, a noi risulta sopra il 50%. Ora collaborazione con tutte le opposizioni, ma io voglio il partito dell'alternativa". E annuncia la sua prima iniziativa sul tema del lavoro: "Domani sarò a Prato, per incontrare gli artigiani che vivono la crisi, perché bisogna rompere il muro tra politica e lavoratori".
 

 

 

Risultati primarie del 25 ottobre a San Giovanni Valdarno:

Segretario e assemblea nazionale:

Bersani 45,7%

Franceschini 41,5%

Marino 12,8%


 

Segretario regionale:

Manciulli 49,6%

Siliani 14,6%

Fragai 35,8%


 

Assemblea regionale:

Con Bersani 09 per Manciulli 43,6%

Democratici made in Toscana 5,8%

Per Marino 14,7%

Democratici con D. Franceschini 35,9%

 

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Dove si vota in provincia di Arezzo:

         
  SEGGI PRIMARIE 25 OTTOBRE        
COMUNE n° SEGGIO UBICAZIONE SEGGIO SEZIONI ACCORPATE  
  ANGHIARI 1 Palazzetto dello sport tutte  
           
AREZZO 1 Circolo Aurora, Piazza S.Agostino 20 1,2,3,4,5,6,7,8,25  
AREZZO 2 Circoscrizione Saione, Via Pasqui 26/28 10,11,12,13,38,39,40,41,42,43  
AREZZO 3 Circoscrizione Fiorentina, Via Fiorentina 329 16,17,18,19,56,57,87  
AREZZO 4 Centro Aggregazione Villa Severi, via F.Redi 13 24,27,28,29,30,31,89,90  
AREZZO 5 Circoscrizione Giotto, Piazza Giotto 2 26,32,33,34,35,36,37,73,74,75  
AREZZO 6 Centro Polivalente Tortaia, Via Alfieri 49/f 44,45,46,47,48,49,55  
AREZZO 7 Sede PD, Largo I Maggio 50,51,52,53,54,61,62,88,92,93  
AREZZO 8 Centro Aggregazione Indicatore,Loc. Indicatore zona E 58,59,60  
AREZZO 9 Ponte Buriano ex scuola elementare 63,64,65   
AREZZO 10 Circoscrizione Giovi,Loc. Case Nuove di Ceciliano 73/2 66,67,68,69  
AREZZO 11 Loc. Chiassa Superiore, parco lungo il fiume 70 (Arezzo); 4 (Subbiano)  
AREZZO 12 Puglia gazebo in piazzetta 23,71,72  
AREZZO 13 Sez. PD  Il Matto, Loc. Il Matto  76,77,78,91  
AREZZO 14 Circoscrizione Rigutino, Loc. Rigutino Ovest 122 79,80,81,82,83  
AREZZO 15 Circoscrizione Palazzo del Pero, Loc. San Donnino 9 84,85,86  
AREZZO 16 Sede Cgil, via Monte Cervino 24 9,14,15,20,21,22  
         
BADIA TEDALDA 1 Biblioteca Comunale, P.zza dei Tedaldi 2 tutte  
         
BIBBIENA 1 Palazzo Comunale, via Berni 1,2,3,4,5,6  
BIBBIENA 2 Salone Centro Sociale Bibbiena Stazione, via Segheria 12  
BIBBIENA 3 Salone Ciaf Soci, via Nazionale 7,8,9,10  
BIBBIENA 4 Serravalle, circolo sociale ore 7-13 10,11  
    Loc. Partina, scuola ore 13,30-20 10,11  
         
BUCINE 1 Sede Auser Bucine, via Roma 14 1,2,3,7,14,1 bis  
BUCINE 2 Biblioteca Comunale Ambra, via Trieste 15 11,12,13  
BUCINE 3 Circolo Arci Badia Agnano, via I Maggio 139 8,9,10  
BUCINE 4 Circolo Arci Mercatale, via Verdi 43 6 (Bucine),19 (Montevarchi)  
BUCINE 5 Circolo Arci Levane, via Venezia 26 4,5 (Bucine); 23,24 (Montevarchi)  
         
CAPOLONA 1 Sala Consiglio Comunale, P.za della Vittoria 1 tutte  
         
CAPRESE MICHELANGELO 1 Gazebo in Via del Cerro tutte  
         
CASTEL FOCOGNANO 1 Sala della Toscana Rassina 1,2,3,4,5,6  
         
CASTEL FRANCO DI SOPRA 1 Biblioteca Comunale, P.za L. Sati tutte  
         
CASTEL SAN NICCOLO' 1 Sala Municipio Strada 1,2  
  2 Borgo, ex scuola elementare 3  
  3 Cetica, ex scuola elementare 4  
         
CASTIGLION FIBOCCHI 1 Sala del Giglio tutte  
         
CASTIGLION FIORENTINO 1 Corso Italia accanto sede PD 1,2,3,7,8,9,12,13  
CASTIGLION FIORENTINO 2 Circolo ricreativo Castroncello 4,5,6  
CASTIGLION FIORENTINO 3 Circolo Anspi Pieve di Chio 10,11  
         
CAVRIGLIA 1 Sede PD V. Principe di Piemonte 2  
CAVRIGLIA 2 Circolo Arci Vacchereccia 6  
CAVRIGLIA 3 Circolo Arci Meleto 3  
CAVRIGLIA 4 Circolo PD S.Barbara/S.Cipriano 7,8  
CAVRIGLIA 5 Centro sociale Castelnuovo Sabbioni 4  
CAVRIGLIA 6 Circolo Arci Neri 5  
CAVRIGLIA 7 Ex scuole Montegonzi 1  
         
CHITIGNANO 1 Sala biblioteca Comunale P.zza Arrigucci tutte  
         
CHIUSI DELLA VERNA 1 Gazebo accanto al Comune ore 7-13 tutte  
    Corsalone V.Europa sala comunale ore 13,30-20 tutte  
         
CIVITELLA IN VAL DI CHIANA 1 Sala Punto di Ascolto Ciggiano 6  
CIVITELLA IN VAL DI CHIANA 2 Villa Oliveto Centro di Documentazione Oliveto 5  
CIVITELLA IN VAL DI CHIANA 3 Ex scuola elementare Tegoleto-Centro Aquilone 3,4  
CIVITELLA IN VAL DI CHIANA 4 Pieve al Toppo : Circolo ARCI 2,7  
CIVITELLA IN VAL DI CHIANA 5 Badia al Pino : Sala consiliare 1,9  
CIVITELLA IN VAL DI CHIANA 6 Viciomaggio : Ex scuola elementare 10,11  
CIVITELLA IN VAL DI CHIANA 7 Civitella, ufficio per il turismo V. di Civitella 8  
         
CORTONA 1 Centro Convegni S.Agostino Cortona 1,2,3,28,29  
CORTONA 2 Sede Cgil Camucia 4,5,6,7,8,9,17  
CORTONA 3 Sala Civica Terontola 19,26,27  
CORTONA 4 Campo sportivo (spogliatoi) Pergo 12,13  
CORTONA 5 Scuola di musica Mercatale 30  
CORTONA 6 Casa del Popolo Montecchio 20,25  
CORTONA 7 Casa del Popolo San Lorenzo 22,24  
CORTONA 8 Casa del Popolo Chianacce 21,23  
CORTONA 9 Sala Civica Fratta 14,15,16  
CORTONA 10 Circolo Arci Tavarnelle 10,11  
CORTONA 11 Sez. DS Ossaia 18  
         
FOIANO 1 Sala comunale P.za Nencetti - Foiano 1,2,3,4,5,6,7  
FOIANO 2 Pozzo della Chiana circolo ARCI 8  
         
LATERINA 1 Ingresso circolo ARCI 1,2  
LATERINA 2 Sala Provinciale e comunale Ponticino 3,4  
         
LORO CIUFFENNA 1 Loro Cuffenna, Cooperativa Matteotti 1,2,3,5  
LORO CIUFFENNA 2 S. Giustino V.no, circolo PD 4,6  
         
LUCIGNANO 1 Cinema P.za Caduti della Libertà tutte  
         
MARCIANO 1 Comune, Via P. Fanfulla 4 tutte  
         
MONTE S. SAVINO 1 Monte S.Savino, Loc. le Fonti via  Aretina 1,2,3,4,5  
MONTE S. SAVINO 2 Montagnano, ex alimentari V. di Montagnano 8  
MONTE S. SAVINO 3 Alberoro, V. Don Riccardo Aguzzi 6,7  
         
MONTEMIGNANIO 1 Centro Culturale tutte  
         
MONTERCHI 1 sede PD V. dell'Ospedale 1 tutte  
         
MONTEVARCHI 1 Sede Comitato PD P.zza Varchi 1,2,3,4  
MONTEVARCHI 2 Palestra scuola elementare del Giglio 8,9,10,11,12,17,18  
MONTEVARCHI 3 Zona PEEP, P.zza Roanne 5,6,7  
MONTEVARCHI 4 Levanella, P.zza delle scuole 21,22  
MONTEVARCHI 5 Circolo Arci Pestello, via Mincio 14,15,16,20  
    Circolo Arci Mercatale, via Verdi 43 6 (Bucine),19 (Montevarchi)  
    Circolo Arci Levane, via Venezia 26 4,5 (Bucine); 23,24 (Montevarchi)  
         
ORTIGNANO R.LO 1 Aula Consilio Comunale tutte  
         
PERGINE V.NO 1 Pergine , centro ricreativo polifunzionale  1  
PERGINE V.NO 2 Montalto, centro polifunzionale V.Vecchia Aretina 3,4  
PERGINE V.NO 3 Ex scuola elementare Pieve a Presciano 2  
         
PIAN DI SCO' 1 Pian di Scò, sala consiliare V. Roma 1,2  
PIAN DI SCO' 2 Faella, sede PD V. Vittorio Emanuele 20 3,4,5  
         
PIEVE SANTO STEFANO 1 Ex Asilo Umberto I° tutte  
         
POPPI 1 Sede PD Ponte a Poppi Via Roma 1,2,3,4,5,6  
POPPI 2 Badia Prataglia, ex cinema Archiano 7  
         
PRATOVECCHIO 1 Sala del Podestà tutte  
         
SAN GIOVANNI VALDARNO 1 Sala della Musica 1,2,4,9,10,11,12  
SAN GIOVANNI VALDARNO 2 Circolo Arci Bani 5,6,7,8,18,19,20,21  
SAN GIOVANNI VALDARNO 3 Circolo Arci Ponte alle Forche 16,17  
SAN GIOVANNI VALDARNO 4 Circolo Bocciofila Oltrarno 13,14,15  
         
SANSEPOLCRO 1 Sala Ottorino Goretti, Comunità Montana 2,6,7,8,10,16,17  
SANSEPOLCRO 2 Palestra Scuola media Buonarroti, via del Campo Sportivo 1,3,4,5,9,11,13,15  
SANSEPOLCRO 3 Ex scuola elementare Santa Fiora 12,14  
         
SESTINO 1 Sala delle Riunioni Palazzo Comunale, P.za Garibaldi 1 tutte  
         
STIA 1 Via del vecchio Municipio - Stia tutte  
         
SUBBIANO 1 sede PD V. Roma 1,2,3,5,6  
    la sezione 4 (Chiaveretto)  vota presso il seggo allestito il Loc. Chiassa Superiore    
         
TALLA 1 Saletta parrocchiale ,via Battisti 20 tutte  
         
TERRANUOVA BRACCIOLINI 1 Aula Consiglio Terranuova 1,2,3,5,9,11, 7,8  
TERRANUOVA BRACCIOLINI 2 Ex scuola, loc. le Ville 4,6  
TERRANUOVA BRACCIOLINI 3 Circolo ARCI, Loc. La Penna 10,12  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Roberto Vasai nuovo Presidente della Provincia di Arezzo

 

 

Immagine 21

    Con il 60, 65 % dei voti Roberto Vasai è il nuovo Presidente della Provincia di Arezzo. Un risultato che premia la coerenza del candidato, della coalizione e del programma del centro-sinistra. Un ringraziamento va a tutti gli elettori che ci hanno dato fiducia e a tutti  i dirigenti e militanti del PD del nostro territorio che hanno lavorato in questi mesi e che hanno consentito di proseguire la stagione del governo del centro-sinistra nel nostro territorio

 

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Comunicato stampa


Fine settimana pieno di appuntamenti per il Centro Sinistra di Castelfranco e della candidata a Sindaco Rita Papi.
Domenica 24 Maggio apertura del punto elettorale in via Cavour dalle ore 10 alla presenza dei candidati, che nel corso della mattina e nel pomeriggio dalle 17 alle 19 incontreanno gli abitanti delle frazioni di Certignano e Pulicciano per presentare le proposte ed il programma della lista.

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Circolo di Mercatale V.no

 

 

 

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QUATTRO CENTRI DI RACCOLTA VIVERI PER LA POPOLAZIONE  ABRUZZESE MESSI A DISPOSIZONE DA ARCI E ACLI DI AREZZO

AREZZO- Cibo in scatola e a lunga conservazione, indumenti e generi di prima necessità. Tutto quanto è possibile per aiutare la popolazione abruzzese. L’Arci e le Acli della provincia di Arezzo, scommettendo sulla rete dei circoli e su tutta la popolazione sensibile, si impegnano in una raccolta di beni da inviare nei luoghi più colpiti dal terribile terremoto di ieri notte. Per la raccolta sono stati individuati: il Centro di Aggregazione sociale “Fiorentina” in via Vecchia 1, durante tutto l’arco della giornata e dalle ore 21 in poi presso il circolo Aurora in piazza Sant’Agostino 20. Anche le Acli si impegneranno nella raccolta mettendo a disposizione in  Valdichiana  il circolo di Badia al Pino ed in Casentino quello di Capolona.
Per qualsiasi informazione i numeri da chiamare sono: 0575 302198 (Arci Arezzo) 0575299081 (Circolo Fiorentina).

06-04-2009
ComunicArci

Per maggiori informazioni ad utilizzo della stampa
Francesco Romizi 3398642573
Ulteriori elementi saranno esposti domani mattina alle 10.30 dopo la conferenza stampa sul convegno: “sicurezza e legalità”, nella Sala dei Grandi della Provincia di Arezzo.
 

 

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5/3/2009

Discorso ai delusi del Pd

di Alfredo Reichlin - da L'Unità

Il Pd sembra aver ripreso il suo cammino. Sta cercando - mi pare - di compiere quell'atto essenziale che è il "riposizionarsi" rispetto alla realtà. La realtà, cioè il cuore dei conflitti e dei dilemmi che chiedono al Politico: chi sei? dove ti collochi? con chi ti schieri? a che mi servi? Insomma, il rapporto finora non ben risolto tra un disegno politologico e la realtà di una crisi sconvolgente non solo dell'economia ma della sicurezza sociale e degli assetti democratici, perfino dello stare insieme tra il Nord e Mezzogiorno. Lo spettro della povertà si riaffaccia nelle case di milioni di italiani. Se non partiamo da qui dove andiamo? Smettiamo di ridurre tutto al solito teatrino e proviamo, finalmente a ripartire non da noi, dai nostri conflitti interni ma dal problema cruciale che sta fuori di noi e che incombe sull'Italia.

Più a sinistra? più a destra? più al centro-sinistra? È altro che dobbiamo fare. La prima cosa è riorganizzare un partito che misura la sua capacità di stare in campo non solo per i suoi no al governo ma per come schiera le forze reali della democrazia italiana in opposizione anche morale a questa sorta di deriva autoritaria. Non voglio esagerare. Non torno subito alla conclusione che c'è dietro un disegno consapevole. Non penso al solito anti-berlusconismo. Si tratta d'altro. Di non nascondersi che una crisi come questa (più grave del '29) così come crea nuovi spazi per i riformatori provoca anche profonde spinte autoritarie. Queste spinte sono evidenti ed esse sono alimentate dalle paure della gente per "l'altro", per la perdita del lavoro, per un futuro sempre più incerto.

È su questo che sta giocando la destra. Noi facevamo un discorso bello e pieno di cose giuste su una modernizzazione liberale del paese, la destra veniva al sodo. Innalzava il vessillo "dio, patria, famiglia" e utilizzava la paura per lacerare l'edificio costituzionale, sottomettere il Parlamento, ridurre i diritti e le garanzie (pensiamo all'attacco allo Stato laico da parte di un sanfedismo che fa paura). Ripeto; distinguiamo, non gridiamo al fascismo. Ma la novità c'è. È la creazione, dopo mezzo secolo di libertà repubblicane, di una concentrazione mai vista del potere economico ma anche culturale, nel senso di un controllo sempre più perversivo dei media, dell'immaginario collettivo, del senso comune.

E qui vengo a noi. Alle responsabilità della sinistra che sono grandi. Perché nasconderselo? Se si è formata una concentrazione di potere così vasta, mai vista in Italia da mezzo secolo, e se l'alternativa democratica e di sinistra è apparsa, e ancora appare, debole, nessuno è innocente, compreso chi scrive. Anch'io sono convinto che un radicale rinnovamento è necessario. Pensiamo solo al fatto che gli ex comunisti non riescono più a esprimere un candidato a Firenze e Bologna. Ma questo rinnovamento non è separabile da una discussione molto seria, la quale non si limiti agli ultimi anni. Perciò temo le soluzioni puramente "anagrafiche". Temo il "tutto cambi perché nulla cambi". Penso che abbiamo bisogno di un Congresso vero.

Personalmente sono convinto che sbaglia chi crede che siano venute meno le ragioni di un partito nuovo. Al contrario. E ciò per una ragione che a me sembra davvero essenziale: il semplice ma straordinario fatto che siamo entrati in una nuova storia. Dico nuova storia, non la solita chiacchiera sul "mondo che cambia" per poi tornare a occuparsi degli assessorati. Che cosa oggi cambia? Questo è il punto. Sta avvenendo qualcosa che non riguarda solo un domani, che (forse) verrà. È oggi che una folla disperata ridotta in condizioni sub-umane sbarca sulle nostre coste. È oggi che si è rivelato al mondo questo gigantesco saccheggio finanziario. Altro che mercato che si autoregola. Davvero sta avvenendo qualcosa che non si può affrontare solo con le primarie. La sinistra al solito, non sa che dire, ma è sulla grande stampa che si comincia a scrivere che il capitalismo, così com'è, non riesce più a garantire la tenuta del tessuto sociale e il rapporto tra i popoli, e tra i popoli e la natura. Per cui si cerca una base di legittimità nuova e tornano parole antiche come giustizia, democrazia, operai.

Un grande sforzo di unità e quindi un rinvio delle polemiche retrospettive è una necessità. Ma saremo tanto più uniti quanto più saremo consapevoli del monito drammatico che formulava giorni fa Massimo Salvadori: "Se dovessimo assistere all'incapacità della sinistra di trovare quel tanto di intesa necessaria tra le parti nell'opporre un'efficace resistenza al disegno autoritario del Cavaliere, allora dovremmo mettere in conto come probabile un'accelerata fuoriuscita del nostro paese dal contesto politico e civile dell'Europa più progredita". Questa è la posta in gioco. Su questo si misura un partito "a vocazione maggioritaria".

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22/2/2009
 
Bindi: sarà un leader di garanzia, finito il finto unanimismo
da Il Messaggero


Rosy Bindi il 14 ottobre si candidò, non da sola, contro Veltroní. Ora ha detto sì a Franceschini. E spiega perché: «Io non sono entrata in maggioranza. La mia adesione all'elezione di Dario è esattamente il contrario: è la fine della maggioranza del 14 ottobre».

E il giudizio sulla sua elezione è positivo...
«Sì, giudizio positivo su come si è svolta l'assemblea: finalmente si è discusso serenamente, si è votato... Le altre volte era liturgia, stavolta è stato un momento di confronto vero».

Meglio di primarie subito o di un congresso anticipato.
«Decisamente sì. Io penso che noi abbiamo bisogno di assise vere, che non era possibile fare adesso. Per questo ero d'accordo con l'elezione ora di un segretario. Noi continuiamo ad avere l'illusione di dover nominare un leader che poi farà il partito; invece l'impostazione va rovesciata: c'è bisogno di un partito che poi si sceglierà il leader».

Cosa le è piaciuto di più dell'intervento di Franceschini?
«Ha fatto un discorso diretto, a braccio, e così ha potuto avere accenti davvero sinceri: quando uno parla a braccio tira fuori le cose che ha dentro, e credo che sia stato un atto di verità di cui avevamo bisogno».

Ma lei ha parlato anche di discontinuità. Quale?
«Adesso è finita la maggioranza confusa del 14 ottobre, quel 75 per cento di finto unanimismo che non ha fatto bene al partito e neanche a Veltroni. Ora c'è un elemento di chiarezza. Io il 14 ottobre ero da un'altra parte, stavolta con il mio appoggio, quello di Enrico Letta è chiaro che comincia una fase unitaria vera del partito. Franceschini ha tutte le possibilità di essere un vero segretario di garanzia...».

E non solo un reggente.
«Esattamente. Ciascuno si assume le sue responsabilità e contribuirà con le proprie idee a che il prossimo congresso scelga un leader di un partito che ha definito una linea politica, programmatica, le alleanze, la qualità della sua opposizione. Ossia tutto ciò che finora è rimasto indefinito per responsabilità, io ritengo, di quella maggioranza delle primarie che non è mai andata d'accordo e ha imposto anche a Veltroni una gestione che invece di discutere moltiplicava gli incarichi. Quella fase sí è conclusa».

Qual è la priorità ora?
«L'orientamento prevalente in periferia, lo sappiamo, era cambiamento subito, primarie subito, leader forte subito. L'assemblea ha deciso un percorso diverso e dunque credo che si sia bisogno di spiegare ai nostri militanti, alla nostra gente, il perché di questa scelta. Non una decisione delle oligarchie, bensì una scelta di responsabilità in un momento difficile, un segretario di garanzia per il congresso».

E i pericoli di scissione si sono fugati?
«Un segretario di garanzia come è Dario, e che per di più è espressione della cultura cattolico-democratica, che guida un partito dove c'è una maggioranza di sinistra, è una garanzia per scommettere sulla validità del Pd come partito plurale. Questa mi sembra la risposta migliore a tutti coloro sono alla ricerca di pretesti per costruire un nuovo centro prendendo a pretesto il fatto che ci sarebbe una egemonia díessina. Oggi abbiamo assicurato futuro al progetto dell'Ulivo e del Pd».

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19/2/2009

 
Bachelet: un leader non abbandona la barca alla deriva
di Maria Paola Milanesio - da Il Mattino


«Sarebbe un po' maligno ricordare che è già la seconda volta». Giovanni Bachelet, deputato del Pd, non fa sconti a Walter Veltroni.

L'ex segretario è stato logorato più dall'interno o dall'esterno?
«Mi è difficile rispondere perché a suo tempo scelsi Rosy Bindi. Ma temevo già da allora una guida incerta del partito. Non ho mai avuta molta fiducia su Veltroni e sulle sue capacità di guidare questo autobus».

Le dimissioni devono esserle sembrate la naturale conclusione...
«E' la sua seconda volta. Quando Veltroni era segretario dei Ds abbandonò quel ruolo, era il 2001, per candidarsi al Campidoglio. E il partito raggiunse alle Politiche il peggior risultato della sua storia».

Veltroni recidivo?
«Ha fatto la cosa peggiore nel momento peggiore. Non solo per il partito ma perché si è dimesso nel giorno in cui il Tribunale di Milano ha condannato David Mills per corruzione (il processo, prima dello stralcio, vedeva come coimputato anche Berlusconi, ndr)».

Non sarà facile per il nuovo segretario guidare un partito allo stremo.
«Veltroni non ha tutte le colpe. Ha fatto molti errori, ma attorno a lui c'erano anche molti personaggi che ancor meno credevano nel modello di questo nuovo partito».

Quante possibilità ci sono che si torni indietro ai due partiti, Ds e Dl?
«Faccio parte di quella piccola comunità che non proviene dai due partiti fondatori del Pd. Mi sembra, però, una cosa impensabile, anche se non metterei limiti al peggio...».

Il Pd e l'innovazione, è il binomio spesso citato da Veltroni. Come reagirà il partito a questo terremoto: con una rivoluzione o una restaurazione?
«Sono un fisico e come tale sono allergico al termine innovazione in politica e in altri settori. Per me vale il rinnovamento che è l'abbandono delle cattive abitudini, Non basta avere 20 anni meno di Prodi per essere meglio di Prodi. Il rinnovamento non è solo anagrafico, perché più che l'età conta che il nuovo gruppo non sia riconducibile a vista ai due vecchi partiti fondatori».

Il prossimo leader?
«Non riesco a vedere altra soluzione che tenerci per ora il vice di Veltroni, Franceschini».

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Lettera a un ministro. "Cara Gelmini stabilizzate i precari o per 300.000 famiglie non ci sarà il tempo pieno"

La Bastico scrive al ministro illustrando le proposte del PD contro la crisi.


immagine documento "Stabilizzazione del personale della scuola e più equi ammortizzatori sociali per gli insegnanti che non avranno il rinnovo dell’incarico il prossimo anno".
Sono queste le richieste contenute nella lettera che la senatrice Mariangela Bastico, responsabile Scuola del Pd, ha inviato al ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini.
L’aumento delle richieste di tempo pieno da parte delle famiglie comporta – a giudizio della parlamentare del Pd –“un incremento significativo del monte ore e degli organici rispetto all’ipotesi formulata dal ministero”. In caso contrario circa 300mila famiglie vedrebbero negata
la possibilità di accedere al tempo pieno per i loro figli. “Ritengo quindi – scrive la parlamentare – che il governo debba, per il prossimo anno scolastico, rivedere gli insostenibili tagli al personale previsti dal piano
programmatico”.
Qualora questo fosse impossibile la responsabile Scuola del Pd chiede di introdurre in via straordinaria “un’indennità di disoccupazione per il
personale della scuola che abbia avuto un incarico di almeno 180 giorni per quest’anno”; indennità pari al 60% della retribuzione per i primi dodici mesi e al 50% l'anno successivo.
“Non chiedo alla scuola – conclude la senatrice – di fare da ammortizzatore sociale, chiedo al ministero di effettuare le stabilizzazioni necessarie per un’offerta scolastica di qualità”.

Di seguito alleghiamo il testo integrale della lettera (pubblicata anche tra gli allegati nella colonna a destra)

Gentilissima Ministro Gelmini,
più volte Lei ed io, nei diversi ruoli istituzionali e politici, abbiamo affermato la necessità che maggioranza e opposizione collaborino per innovare e migliorare la scuola, nella convinzione che i grandi processi di riforma
necessitino di tempi e di volontà politiche che vanno oltre la durata e la maggioranza di una legislatura.
In questo quadro, Le propongo, da subito, un terreno concreto di condivisione: la stabilizzazione del personale della scuola, in applicazione della terza annualità del piano previsto dalla finanziaria 2007 (50.000 docenti e 10.000 ATA) e più equi ammortizzatori sociali per coloro per i quali fosse impossibile rinnovare l’incarico per il prossimo anno scolastico.
Lei ha fornito pubblicamente i dati (basati su un campione rappresentativo) delle scelte delle famiglie per le iscrizioni alla scuola primaria nel prossimo anno scolastico, che indicano un incremento significativo della
richiesta di tempo pieno e un’opzione largamente maggioritaria per il modulo a 30 ore. Nel rispetto degli impegni più volte pubblicamente assunti dal
Presidente del Consiglio e da Lei, ritengo che intenderà accogliere pienamente queste richieste; il che comporta un incremento significativo del monte ore e degli organici rispetto all’ipotesi del Ministero di attribuire
alle scuole gli organici sulla base delle 27 ore settimanali. Con questa ipotesi, infatti, 250/300 mila famiglie non otterrebbero l’offerta scolastica
richiesta, contrariamente agli impegni assunti dal Governo, in particolare quello di incrementare considerevolmente il tempo pieno.
Ritengo, quindi, che il Governo debba, per il prossimo anno scolastico, rivedere gli insostenibili tagli al personale previsti dal piano programmatico in attuazione dell’art. 64 della legge 133/08 (42.105 docenti e
15.167 ATA).
Ciò diventa doveroso e possibile date le numerose richieste di pensionamento, assai più elevate dello scorso anno scolastico, e i posti in ruolo attualmente vacanti, in quanto non coperti dalle assunzioni che Lei ha fatto
lo scorso anno (25.000 docenti, metà esatta di quanto previsto dalla Finanziaria 2007 e dei posti realmente vacanti).
Qualora si determinassero, nonostante il piano di assunzioni, situazioni di impossibilità di rinnovare gli incarichi, Le chiedo di sostenere, a nome del
Governo, data l’attuale gravissima crisi economica e occupazionale, l’emendamento proposto alla Camera dall’On. Fioroni e da me al Senato, che introduce in via straordinaria una indennità di disoccupazione per il
personale della scuola che abbia avuto un incarico di almeno 180 giorni per quest’anno; indennità pari al 60% della retribuzione per i primi dodici mesi
e al 50% nei secondi dodici mesi. Si tratta di un atto di equità e di giustizia sociale per persone che da anni lavorano nella scuola, contribuendo alla sua qualità, e che su questa hanno costruito la propria vita
professionale e familiare.
Le chiedo un impegno personale e diretto su questi due interventi concreti, positivi e fattibili; anzi, necessari per garantire continuità didattica, maggiore serenità e qualità dell’insegnamento. D’altro canto, non Le può
sfuggire la drammaticità della condizione personale e familiare in cui si verrebbero a trovare le oltre 57.000 persone che il piano programmatico espelle dalla scuola. Non chiedo alla scuola – se è quello che Lei teme -
di “fare da ammortizzatore sociale”: chiedo al Ministro di effettuare le stabilizzazioni necessarie per un’offerta scolastica di qualità, richiesta dalle famiglie e di impegnarsi perché siano attivati da parte degli enti
competenti, anche per il personale della scuola, equi ed adeguati ammortizzatori sociali.
Il Partito Democratico porterà con determinazione queste proposte in Parlamento, in quanto decisive per il futuro della scuola e del Paese, per la coesione sociale e la vita di tante famiglie.
Auspicando di trovare la Sua condivisione, La saluto distintamente.
Sen. Mariangela Bastico

 

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Un decreto per chi perde il posto
 
“Berlusconi può dirci di no, ma non che non si può fare. Noi le coperture che ci hanno chiesto le indichiamo. Dunque Berlusconi dovrà venire in parlamento a dire Sì o No: ma non a noi, al Pd ma alle migliaia di persone che rimarranno senza lavoro e che dal precariato passeranno a zero euro”.
E' affollata la conferenza stampa in cui il segretario del Pd, Dario Franceschini, illustra la mozione che sarà presentata sia alla Camera sia al Senato per impegnare il governo a prendere un provvedimento di urgenza entro il 31 marzo, così da garantire l'assegno ai tanti precari che altrimenti con la perdita del lavoro rimarrebbero in una situazione drammatica.
Un assegno mensile pari al 60% dell'ultima retribuzione.
Quattro gli strumenti indicati per la copertura del provvedimento, per il quale le stime reali di costo sono di appena 4 miliardi di euro. Soldi che si possono trovare recuperando l’evasione fiscale e con l’uso immediato di parte delle risorse che lo Stato non impegnerà per la Cassa Integrazione nell’ambito del protocollo sottoscritto dal governo con le regioni.

Risorse stimate attorno ai 5 miliardi, altrimenti disponibili solo fra diversi mesi.
Un assegno mensile ai disoccupati, 4 strumenti per la copertura finanziaria.
1) Il riavvio delle politiche antievasione, a cominciare dalla tracciabilità dei corrispettivi, dal limite massimo dei trasferimenti in contanti e dal ripristino delle sanzioni per le imposte evase. Il loro smantellamento ha portato, al netto della crisi economica, a una perdita di gettito quantificata, in via prudenziale, sulla base dei dati contenuti nei 'Conti economici nazionali' comunicati dall'Istat il 2 marzo scorso, in 7 miliardi di euro per il 2008.
2) L'introduzione della centrale unica per gli acquisti nelle pubbliche amministrazioni centrali e regionali (con operatività estesa agli enti locali presenti sul territorio regionale e alle società in house degli enti territoriali).
3) La ricostituzione presso il ministero dell'Economia e delle Finanze della Commissione per lo spending review al fine di completare l'analisi avviata nel 2007 e individuare i programmi di spesa da eliminare e riorganizzare, in alternativa agli iniqui, inefficienti e inefficaci tagli lineari al centro della manovra di finanza pubblica.
4) L'utilizzo immediato delle risorse di competenza nazionale, previste nel Protocollo tra governo, regioni e province autonome del 12 febbraio 2009, non impegnate nell'erogazione di trattamenti in deroga.

Misure tecniche che si possono attuare subito per decreto, come ha spiegato Enrico Letta, responsabile Welfare del PD. Con il decreto legge si potrebbe avviare entro il 31 marzo l’erogazione dell'assegno mensile per tutti quelli che non godono di altri strumenti di sostegno al reddito e hanno perso il lavoro dal 1 settembre 2008 al 31 dicembre 2009. “Se il governo si mette lì con noi, in mezz'ora la troviamo la copertura. Il problema vero è: lo vogliono fare questo provvedimento o no? - è la domanda che Pier Luigi Bersani rivolge al governo durante la conferenza - sono stupefatto che si sia aperto un dibattito su un provvedimento che costa 4 miliardi di euro”.
Anche perché come ha sottolineato Franceschini una seria classe dirigente si mette insieme, discute e individua i problemi e la gerarchia delle urgenze. E per il Pd l'emergenza assoluta è la disoccupazione: “Secondo le nostre stime 600 mila persone potrebbero uscire dal mondo del lavoro senza avere protezione, né ammortizzatori. Questo è il primo dei problemi”.
 

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Pd, Franceschini segretario
"Ora
una stagione di unità"

ROMA - Si ritrovano in più di mille. Sui 2.384 delegati che compongono l'assemblea nazionale del Pd. L'appuntamento è qui, nei capannoni della Fiera di Roma a metà strada tra la Capitale e l'aeroporto di Fiumicino. Sbandati dalle dimissioni di Veltroni, con un partito che si guarda in faccia e fa fatica a ritrovarsi. Prigioniero di lotte intestine che rischiano di portarlo all'estinzione. C'era attesa per l'Assemblea nazionale dei democratici. C'erano i timori che diventasse "ingovernabile". C'era la curiosità di capire che strada imboccare per provare a uscire dalla crisi. Se le primarie o la scelta di eleggere Franceschini segretario pro tempore. Finirà che le tensioni della vigilia svaniranno nel plebiscitario voto che consacra Franceschini segretario.

I big ci sono tutti, o quasi. Manca Veltroni ma si sapeva. D'Alema, Bersani, Marini, Turco si piazzano in prima fila. Rutelli più indietro. Follini si confonde in mezzo alla sala. Parisi ripassa il discorso. Il sindaco di Bari Michele Emiliano ha al collo la sciarpa del Bari. Spunta anche Renato Soru e sono in tanti a stringere la mano all'ex governatore sardo. E poi i delegati. "Che ci aspettiamo? Di ritrovare l'energia del 2007" dice Annalisa Peditto, 31 anni da Caltanisetta. E' venuta dalla Sicilia con il marito Giacomo che aggiunge: "A Veltroni non è stato consentito di lavorare".

Si sceglie di far parlare cinque sostenitori delle primarie e cinque dell'elezione immediata del segretario. In realtà basta poco per capire che il corpo del partito ha già scelto. Basta sentire l'intensità degli applausi che accompagnano gli interventi dei big che puntano su Franceschini. Basta prestare attenzione al battimani che sottolinea la richiesta di eliminare il governo ombra e il partito "leggero". E così ne fanno le spese anche le primarie. Invocate dall'ala ulivista di Arturo Parisi e da veltroniani come Morando e Ceccanti. Chieste dagli autoconvocati che su internet si erano dati appuntamento per stamattina alla Fiera. Si era addirittura parlato di un sit in, che però non ci sarà.

"Le primarie? C'è il rischio che siano uno strumento plebiscitario e non democratico - dice Piero Fassino lanciando la candidatura di Franceschini -. Serve più partito e che si più solidale". Un partito vero, insomma. "Con iscritti, circoli e non solo gazebo dove si raccolgono le firme" scandisce il governatore dell'Emilia Romagna Vasco Errani. "Si parla delle primarie come un bagno salvificatore ma non è così" attacca Ermete Realacci. Troppo per i sostenitori delle primarie. Davanti al cancello avevano messo uno striscione che recita "congresso e primarie adesso". Adesso, dentro il padiglione, un gruppo di loro alza uno striscione che chiede "primarie subito", altri gridano un "tutti a casa" che innervosisce non poco Anna Finocchiaro: "Vorrei dire agli urlatori che l'unico effetto è di richiamare le telecamere e dare una rappresentazione falsata dell'assemblea". Qualcuno esagera e insulta: "Siete pagati da Berlusconi". A rivendicare la via del gazebo restano Arturo Parisi che conferma al sua volontà di candidarsi e Gad Lerner: "Le primarie sono l'unica forma praticabile di vero congresso nel quale chi ha da fare delle proposta si presenta, dice cosa pensa su temi come il maggioritario, la laicità, l'immigrazione e accetta che su questo il Partito si confronti e si conti".

Il voto è senza storia. I sì sono 1006, i no 207, 16 gli astenuti. Poco dopo i delegati applaudiranno Franceschini che attacca Berlusconi e chiama il serrate i ranghi. Quando tocca a Parisi la sala si svuota. Mezz'ora dopo le cinque la proclamazione. Franceschini è eletto con 1.047 voti (Parisi ne ha avuti 92). Da Bersani a Rutelli a D'Alema è un coro di soddisfazione. E, da lontano, Veltroni commenta: "Dario è la persona giusta". (m.t.)

Con 1047 voti, Dario Franceschini è stato eletto nuovo segretario del Partito Democratico
Arturo Parisi, l'altro candidato alla segreteria del Partito, ha ottenuto 92 voti.


Nel suo breve discorso dopo la proclamazione da parte di Anna Finocchiaro si è detto contento per il cambio di clima tra l'inizio e la fine della giornata: "Adesso possiamo guardare al futuro". Poi ha citato le parole di un giornale clandestino degli allora partigiani Arrigo Boldrini e Benigno Zaccagnini nel quale in romagnolo c'era scritto "se è notte si farà giorno. Oggi abbiamo dimostrato che stiamo lavorando per un giorno nuovo. Ho puntato i piedi per farla oggi l'Assemblea proprio perchè ho visto quello che hanno scritto in questi giorni i giornali, non potevamo fare altri sette giorni cosi'. E' stato un bene rimettersi a questa assemblea costituente che ha tanta voglia di costruire. Aveva ragione Walter Veltroni. E' tornato l'ottimismo e questa è la prova che l'unico ad aver capito che cosa bisogna fare è stato Veltroni. Serviva una scossa, un segnale di cambiamento e ringraziamo Veltroni per la sua scelta che è stata un atto d'amore verso il partito che ha fondato. Già so cosa diranno i giornali. Il mio è stato un discorso troppo di sinistra, troppo moderato, ma non mi interessa. Ho detto cose democratiche". E indicato quattro valori sui quali costruirà la sua azione: la Costituzione, la Resistenza, la laicità dello Stato, l'unità sindacale: sono i valori indicati dal neo eletto segretario del Pd Dario Franceschini nel breve discorso pronunciato subito dopo la proclamazione della sua elezione.

I primi commenti sono quelli dell'ex segretario, Walter Veltroni: "La prima persona alla quale parlai delle mie dimissioni è stato Dario Franceschini. Gli dissi in quell’occasione che avrei voluto fosse lui a guidare il Partito democratico verso le elezioni e il congresso. Come ho detto nel mio discorso di saluto, Dario è un uomo politico leale, forte e che crede in quel progetto del partito democratico come un soggetto nuovo che sia
perno del riformismo italiano. Questa era l’ispirazione del Pd nell’atto di nascita del partito al Lingotto, nelle primarie e anche nella campagna elettorale.
Le parole di Dario di oggi sono per me la conferma di questo giudizio. Dario è la persona giusta per guidare il partito verso le nuove sfide che penso potranno vedere per il Pd quei successi che merita. A lui voglio dare un
abbraccio e rivolgere il più caloroso e affettuoso augurio di buon lavoro".

I primi impegni. Franceschini ha lasciato l'Assemblea sulle note della Canzone popolare di Ivano Fossati, per recarsi a casa dell'ex segretario, Walter Veltroni.
Domani ha già il primo appuntamento in agenda. Come annunciato dal palco dell’Assemblea domani sarà a Ferrara, la sua città.
Alle 16, presso il Castello Estense (corso Martiri della Libertà) "di fronte al castello Estense, dove furono trucidati nel 1943 tredici cittadini innocenti, farò quello che un segretario di partito non ha mai fatto. Chiederò a mio padre che ha 87 anni ed è un partigiano di portare la Costituzione e le giurerò fedeltà".

La lettera a Napolitano. Franceschini, ha inviato questo pomeriggio una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano scrivendogli che "nel momento in cui assumo la responsabilità di guidare il Partito Democratico, il mio primo pensiero è rivolto all’Alta Magistratura Repubblicana da Lei così
mirabilmente rappresentata, nella convinzione che la funzione di garante della Costituzione da Lei interpretata sarà per tutti noi un esempio cui costantemente riferirci.
Con la stima di sempre".

 

 

Avanti. Senza paura
Un discorso con dei tratti intimi: la riflessione sui titoli dei giornali, i dialoghi con Veltroni. “In questi giorni ho letto di tutto su di me, e i miei amici mi hanno chiesto di fare un discorso che susciti calore ed emozione. Invece serve franchezza, serve guardarci negli occhi per capire i nostri limiti e ribadire l’orgoglio delle cose fatte. Ma dobbiamo rimboccarci le maniche tutti insieme. Spero che Arturo si candidi, perchè serve un confronto vero e autentico". Ed elenca tra le cose da rivendicare: il radicamento con 6.000 circoli, la velocità nel mescolare le provenienze perché “dove si sono fatte le primarie non si è visto lo schema ex DS contro ex Margherita”. E poi la scelta politica di rompere le vecchie alleanze (che attribuirà a Veltroni) e l’orgoglio per “il grande senso di responsabilità che ha non un PD contenitore, ma una cosa nuova. Non abbiate paura, non ci saranno crisi”.

L’omaggio a Veltroni. “Walter ci ha detto una cosa generosa e ha fatto una cosa rara quando ha detto “non ce l’ho fatta, me ne vado”. Voglio dirvi cosa gli ho detto in privato: “Non è vero, senza di te non ci sarebbero state né le primarie né il PD, staremmo ancora a parlare di FED, soggetti politici, pasticci, alleanze vecchie tutti contro uno, impossibilitate a governare”. Poi passa a parlare dei limiti: “il più forte è stata la nostra polemica, la qualità del governo era annullata dalle polemiche. Ed in campagna elettorale è sembrato che andassimo a una rottura con l’Ulivo e con Prodi. Non è così, il PD è il figlio dell’Ulivo. Romano Prodi ha pagato ingiustamente per un giudizio che non merita, ha governato in situazioni difficili, facendo cose straordinarie”.

Non tornare indietro. "Non abbiate paura", non ci sarà risultato elettorale per quanto negativo o scontro tra dirigenti per quanto feroce che "ci possano fare rinunciare all'idea che il nostro futuro è solo un futuro comune". Franceschini ammette le difficoltà che il PD dovrà affrontare nei prossimi mesi: “'Non posso – dice - nascondere la crisi in cui siamo, ma abbiamo costruito non solo un contenitore ma una nuova appartenenza ed è questa che crea dolore, delusioni perché è dettata dal sentimento di essere in una casa nuova, in una casa comune''.

Senza padrini, né protettori. "Mi hanno chiesto di fare il segretario, non il reggente, e io so che è un compito terribile perché la situazione richiederebbe una soluzione forte, più autorevole. Io sono consapevole della fragilità del modo in cui avviene l'elezione". Lo dice Dario Franceschini annunciando la sua segreteria come una segreteria di "servizio". "Non li ho chiesti e non ho fatto patti- dice- non avrò népadrini né protettori". Dario Franceschini spiega di aver accettato di candidarsi a segretario del Pd come un mandato di servizio assicurando di non avere mire personali per il futuro, e che quindi a ottobre terminerà il suo lavoro. "Io non l'ho chiesto - ha spiegato - volevo rifiutare. Ma poi sarebbe sembrata una fuga. Interpreto questo ruolo come servizio, sara' come un compito difficilissimo". Spiega che si occuperàdi gestire questa delicata fase "per affrontare le europee e garantire poi lo svolgimento del congresso". Ribadisce "io non l'ho chiesto, non ho fatto patti, non ho padrini, nè protettori. Non sono qui per preparare il mio destino personale - garantisce - il mio lavoro finisce ad ottobre". Franceschini ha annunciato che convocherà al più presto la direzione per stabilire le nuove regole". Se verrà eletto segretario oggi, inoltre, azzererà il governo ombra e il coordinamento nazionale. Lo ha ribadito davanti all'Assemblea Costituente: "Se mi eleggerete ricominceremo da lunedì. Azzererò il coordinamento, il governo ombra, non la direzione che è stata eletta". "Metterò in piedi nuove forme di collegialità con aperture al territorio, ai sindaci, ai segretari regionali". Ma, ha avvertito, "non farò trattative con nessuno, sceglierò io. Sceglierò io e chi batte le mani adesso non venga domani a chiedere di nominare qualcuno. Sentirò gli uomini del partito ma senza coinvolgerle nella gestione del partito".

Collocazione europea. "Lavoreremo per costruire un luogo comune di socialisti e non socialisti, non entreremo nel Pse ma non potremo mai stare in un luogo in cui non ci siano i socialisti europei. Non fosse altro perché qui stiamo nello stesso partito". Nel suo intervento Franceschini parla anche del nodo irrisolto della collocazione europea. "Lavoreremo- aggiunge - per costruire in Europa un luogo in cui stiano insieme tutti i riformismi, quelli socialisti e i non socialisti. I tempi in Italia li abbiamo determinati noi. A quelli europei possiamo solo concorrere".

Laicità. Parli pure la Chiesa a difesa dei suoi valori, ma "per tutti noi è inviolabile il principio sacro della laicità dello Stato". Dario Franceschini incassa l'applauso dei delegati affrontando di petto i temi bioetici: perchè nel Pd si registrano differenze "ancora così profonde" semplicemente perché sono "temi straordinariamente nuovi. Temi così nuovi- dice il candidato a segretario- su cui siamo impreparati. Ma la coscienza di un laico e un cattolico non si fanno le stesse domande, non provano le stesse paure e le stesse speranze?". Ecco, bisogna "andarsi incontro, in un lavoro comune, dobbiamo dialogare". Franceschini non glissa sul testamento biologico, prende una posizione chiara lanciando una domanda: "E' accettabile pensare di votare una norma come quella imposta dalla destra che impone l'alimentazione artificiale a una persona anche contro la sua volontà?". Certo, conclude, "io rispetterò e difenderò chi nel partito non se la sente di condividere questa scelta, ma "mai dimenticando che per tutti noi è inviolabile il principio sacro della laicità dello Stato".

Alleanze. Nessun ritorno al passato per quanto riguarda la questione delle alleanze. Lo sottolinea Dario Franceschini parlando dal palco dell'assemblea nazionale del Partito. ''Vocazione maggioritaria - si chiede Franceschini - o coalizione? Io mi chiedo perche' porre cosi' la questione visto che indietro non torneremo''. Il futuro segretario del Partito cita il fatto che dopo l'approvazione della soglia di sbarramento alle politiche si era parlato di una possibile caduta delle giunte nelle quali il Pd era alleato con la sinistra radicale e osserva ''non mi pare sia caduta nessuna giunta''.
''Ma e' chiaro - aggiunge - che dovremo costruire delle alleanze per vincere. Parlare con L'Udc e con i vecchi alleati''.

Sindacati. Nel suo intervento Franceschini si rivolge anche ai leader sindacati e ai lavorato. ''Noi siamo dalla parte dei lavoratori e quello che serve è un unico grande sindacato unitario'', afferma. Poi, rivolgendosi direttamente ai leader sindacali chiede di evitare che si ripeta quanto accaduto recentemente con un sindacato che è andato in piazza diviso: ''Evitateci questo dolore''.

Lotta all’evasione fiscale. Altro capitolo toccato è quello dell'evasione fiscale: la lotta agli evasori è per Franceschini una priorità, soprattutto in un momento in cui la gente è in difficoltà causa della crisi economica e se ''perderemo voti di qualche evasore - afferma - saremo lieti di perdere i voti di chi tradisce la comunità in cui vive''.

Governo. Franceschini riserva un affondo anche a Silvio Berlusconi e al suo governo. "Berlusconi ha in mente una forma moderna di autoritarismo, e ho misurato le parole. Non vuole governare il Paese, vuole diventare padrone d'Italia". Secondo Franceschini, il premier "vive come un ingombro il Parlamento e il ruolo di garanzia del presidente della Repubblica, arriva al cinismo di attaccare la Costituzione attorno al letto di un ragazza morente, al cinismo di sfruttare la paura per legalizzare le ronde, contro tutti i diritti umani". Per questo, "le nostre divisioni sono più colpevoli perchè in Europa - fa notare - solo nel nostro Paese abbiamo un presidente del Consiglio che offende la Costituzione, disprezza i principi della democrazia. Di fronte a ciò, e i riformisti alzano la voce e mettono in campo tutte le forze per difendere la Costituzione".

''Se mi eleggerete segretario – conclude Franceschini, riscuotendo la standing ovation dell’Assemblea - il mio primo atto domani sarà a Ferrara. E, di fronte al castello Estense dove furono trucidati nel 1943 tredici cittadini innocenti farò quello che un segretario di partito non ha mai fatto, perché: chiederò a mio padre che ha 87 anni ed è un partigiano di portare la Costituzione e le giurerò fedeltà ''.

 

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Obama, "Welcome Mr. President!"

Oltre due milioni di persone a Washington per assistere al giuramento come presidente degli Stati Uniti di Barack Obama, il primo afroamericano a salire alla massima carica del paese.

Un evento storico, in un paese dove fino a 40 anni fa vigeva la segregazione razziale in molti stati e dove la piena integrazione dei neri non è ancora raggiunta.

Obama dopo la vittoria ha lanciato messaggi di speranza e di unità, ma si trova davanti un paese in ansia per la crisi economica e sfide gigantesche sullo scacchiere internazionale.

Obama ha giurato sulla Bibbia di Abramo Lincoln, di fronte al presidente della Corte Suprema
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17/1/2009
 

Ad Assisi la manifestazione nazionale per la pace in Medio Oriente


Mentre la guerra continua ad infuriare a Gaza, oggi, sabato 17 gennaio, migliaia di cittadini provenienti da ogni parte d'Italia si radunano nella città della Pace per chiedere ai responsabili della politica italiana e internazionale di fare quanto non è ancora stato fatto per fermare la strage in corso a Gaza.


La manifestazione, indetta nove giorni fa dalla Tavola della Pace, ha già raccolto oltre mille adesioni da parte di associazioni, amministrazioni locali e regionali, di forze politiche e singoli cittadini e avrà inizio alle 10 in via Ancajani 3 con una grande assemblea di riflessione, confronto e proposta. L'obiettivo è definire un piano d'azione che veda la partecipazione di tutti. Nel corso dell'assemblea sono previsti collegamenti telefonici con Gaza e Sderot (Israele), Gerusalemme, Bagdad e Nairobi. Interverranno inoltre numerosi esponenti delle associazioni, organizzazioni, enti locali e forze politiche che hanno organizzato o aderito alla manifestazione.


Alle 13,30 è prevista la conclusione dell'assemblea e la partenza del corteo che giungerà davanti alla Basilica di San Francesco, dove si svolgerà la manifestazione finale.



APPELLO DELLA TAVOLA DELLA PACE


Fermare la guerra a Gaza non è un obiettivo impossibile. Dobbiamo fare la nostra scelta. Complici della guerra o costruttori di pace?


Quanti bambini, quante donne, quanti innocenti dovranno essere ancora uccisi prima che qualcuno decida di intervenire e di fermare questo massacro? Quanti morti ci dovranno essere ancora prima che qualcuno abbia il coraggio di dire basta?


Vergogna! Quanto sta accadendo è vergognoso. Vergognoso è il silenzio dell'Italia e del mondo. Vergognosa è l'inazione dei governi europei e del resto del mondo che dovevano impedire questa escalation. Vergognoso è il veto con cui gli Stati Uniti ancora una volta stanno paralizzando le Nazioni Unite. Vergogna!


Niente può giustificare un bagno di sangue. Nessuna teoria dell'autodifesa può farlo. Nessuno può rivendicare il diritto di compiere una simile strage di bambini, giovani, donne e anziani senza subire la condanna della comunità internazionale. Nessuno può arrogarsi il diritto di infliggere una simile punizione collettiva ad un milione e mezzo di persone. Nessuno può permettersi di violare impunemente la Carta delle Nazioni Unite, la legalità e il diritto internazionale dei diritti umani.


Tutto questo è inaccettabile. Inaccettabile è il lancio dei missili di Hamas contro Israele. Inaccettabile è la guerra scatenata da Israele contro Gaza. Inaccettabile è l'assedio israeliano della Striscia di Gaza. Inaccettabile è la continuazione dell'occupazione israeliana dei territori palestinesi. Inaccettabili sono le minacce di distruzione dello Stato di Israele. Inaccettabili sono le violenze, le umiliazioni e le immense sofferenze quotidiane inflitte ai palestinesi e la costante violazione dei fondamentali diritti umani. Inaccettabile è il nuovo muro costruito sulla terra palestinese. Inaccettabile è il silenzio e l'inazione irresponsabile dell'Onu, dell'Europa e dell'Italia.


La continuazione di questo dramma è una tragedia per tutti. La più lunga della storia moderna. Nessuno può chiamarsi fuori. Siamo tutti coinvolti. Tutti corresponsabili. Questa guerra non sta uccidendo solo centinaia di persone ma anche le nostre coscienze e la nostra umanità. Il nostro silenzio corrode la nostra dignità.


Complici della guerra o costruttori di pace? Dobbiamo fare la nostra scelta.  Altre opzioni non ci sono.


Di fronte a queste atrocità, dobbiamo innanzitutto cambiare il modo di pensare. Non ha alcun senso schierarsi con gli uni contro gli altri. Occorre trovare il modo per aiutare gli uni e gli altri ad uscire dalla terrificante spirale di violenza che li sta brutalizzando. Anche la teoria dell'equidistanza è insensata perché nega la verità e falsa la realtà. La vicinanza a tutte le vittime è il modo più giusto di cominciare a costruire la pace in tempo di guerra.


Dobbiamo uscire dalla cultura della guerra. E' vecchia e fallimentare. Nessuna guerra ha mai messo fine alle guerre. La guerra può raggiungere temporaneamente alcuni obiettivi ma finisce per creare problemi più grandi di quelli che pretende di risolvere. Non c'è nessuna possibilità di risolvere i problemi dei palestinesi, di Israele e del Medio Oriente attraverso l'uso della forza. La via della guerra è stata provata per sessant'anni senza successo. Anche il buon senso suggerisce di tentare una strada completamente nuova.


Dobbiamo pensare e realizzare il Terzo. Non sarà possibile risolvere la questione palestinese o mettere fine alle guerre del Medio Oriente senza l'intervento di un Terzo al di sopra delle parti. Oggi questo Terzo purtroppo non esiste. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu è ancora paralizzato dal veto degli Stati Uniti. I governi europei sono divisi e incapaci di sviluppare una politica estera comune. Ma questa realtà non è immutabile. Esserne consapevoli deve spingerci a lavorare con ancora maggiore determinazione per pensare e realizzare il Terzo di cui abbiamo urgente bisogno.


Fermare la guerra non è un obiettivo impossibile. Le Nazioni Unite devono cambiare, imporre l'immediato cessate il fuoco, soccorrere e proteggere la popolazione intrappolata nella Striscia di Gaza. L'Europa deve agire con decisione e coerenza per fermare questa inutile strage e ridare finalmente la parola ad una politica nuova. Non può permettersi di sostenere una delle due parti. Deve avere un autentico ruolo conciliatore.


La guerra deve essere fermata ora. Non c'è più tempo per la vecchia politica, per la retorica, per gli appelli vuoti e inconcludenti. E' venuto il tempo di un impegno forte, autorevole e coraggioso dell'Italia, della comunità internazionale  e di tutti i costruttori di pace per mettere definitivamente fine a questa e a tutte le altre guerre del Medio Oriente. Senza dimenticare il resto del mondo. Per questo, dobbiamo fare la nostra scelta.


Giovani, donne, uomini, gruppi, associazioni, sindacati, enti locali, media, scuole, parrocchie, chiese, forze politiche: "a ciascuno di fare qualcosa!".


Tavola della Pace, Coordinamento Nazionale Enti Locali per la pace e i diritti umani, Acli, Agesci, Arci, Articolo 21, Gisl, Cgil, Pax Christi, Libera - Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, Legambiente, Associazione delle Ong italiane, Beati i Costruttori di pace, Emmaus Italia, CNCA, Gruppo Abele, Cipsi, Banca Etica, Volontari nel Mondo Focsiv, Centro per la pace Forlì/Cesena, Lega per i diritti e la liberazione dei popoli (prime adesioni, 6 gennaio 2009)

Manda la tua adesione a:

Tavola della Pace;

via della Viola 1 (06100) Perugia - Tel. 075/5736890 - fax 075/5739337 - e mail: segreteria@perlapace.it - www.perlapace.it

 

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Dalla crisi un'Italia più giusta e moderna

Verità, coraggio e lungimiranza nell'appello del Capo dello Stato

”Un'autentica reazione vitale come negli anni più critici per il paese”. Così il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel tradizionale discorso della vigilia di capodanno alla Nazione ha voluto indicare agli italiani lo spirito con cui sarà necessario affrontare le sfide dell’anno venturo. Un appello accorato, realista e allo stesso tempo ricco di speranza per un anno che, come ha sottolineato il Presidente, “si preannuncia più difficile, e che ci impegna a prove più ardue, rispetto alle esperienze vissute da molto tempo a questa parte”.

Ma pur nelle difficoltà di una crisi economica mondiale, riferimento constante nel discorso pronunciato a reti unificate, e con la mente rivolta ai conflitti aperti nel mondo, il Capo dello Stato vede la possibilità per il Paese di reagire, di diventare migliore e più “giusto”. Un’occasione per un rinnovato spirito di coesione , “la prova più alta in cui si riassumono tutte le altre” ha detto il Presidente, che gli italiani hanno dimostrato di possedere, sia dopo la fine della seconda guerra mondiale, sia nel periodo del terrorismo, e un’opportunità per porre un argine “alle sempre più acute disparità nei redditi e nelle condizioni di vita, per riformare un sistema di protezione sociale squilibrato e carente, per elevare le possibilità di istruzione e di ascesa nella scala sociale”. Un invito a lavorare nell'interesse delle fasce sociali più deboli condiviso anche dal segretario del Pd Walter Veltroni. “Le parole del presidente Napolitano - ha dichiarato il leader del Pd - come sempre, sanno cogliere i sentimenti e le preoccupazioni del popolo italiano. Per questo il rilievo dato nel discorso di fine anno dal Capo dello Stato alla gravità della crisi economica e alle sue conseguenze sociali è molto importante, davanti a sottovalutazioni e a nascondimenti da altri operati”.

Nella prima parte del discorso il Presidente della Repubblica ha voluto ricordare quanto accade oggi n Medio Oriente, “una tragica spirale di violenza e di guerra”, sottolineando la necessità di “riaprire la strada della pace in una regione tormentata da così lungo tempo”. Poi la crisi economica originata negli Stati Uniti, ricordando i pericoli cui è esposta la società italiana “senza sottovalutarne la gravità: ma senza lasciarcene impaurire. L'unica cosa di cui aver paura è la paura stessa”. Giorgio Napolitano si dice “convinto che possiamo limitare le conseguenze economiche e sociali della crisi mondiale per l'Italia, e creare anzi le premesse di un migliore futuro”. A condizione che vengano finalmente affrontati i problemi, le inefficienze che il Paese si porta dietro da troppo tempo. “Facciamo della crisi un'occasione per liberarcene, guardando innanzitutto all'assetto delle nostre istituzioni, al modo di essere della pubblica amministrazione, al modo di operare dell'amministrazione della giustizia".

Il riferimento ai problemi strutturali del Paese diventa così occasione per il Capo dello Stato di riflettere su cosa sia l’Italia di oggi e su cosa potrà essere l’Italia di domani. Un paese oggi in cui la crisi economica si fa sentire per molte famiglie, per tutti coloro che hanno perso il lavoro, per i precari, per le donne che faticano a trovare impiego, e per coloro che a causa della crisi si trovano a ridosso della soglia della povertà. Un paese che domani potrà migliorare se stesso, diventare più solidale, più giusto, più equo. “Parti sociali, governo e Parlamento dovranno farsi carico di questa drammatica urgenza, con misure efficaci, ispirate a equità e solidarietà". Anche qui Walter Veltroni condivide le parole del Presidente della Repubblica. “Chi rischia di perdere il lavoro, i precari, chi è in cassa integrazione o non ha gli strumenti di protezione sociali necessari, le famiglie coi redditi più bassi, il Mezzogiorno. A tutti va risposto in maniera concreta e fattiva”. Concorde anche Pierluigi Bersani, inistro ombra dell'economia del Pd: "Finalmente parole di verità sulla crisi, parole che spazzano via banalità e sottovalutazioni. Guardare in faccia la crisi, senza paura, con concretezza e volontà di reagire: noi ci siamo, senza pregiudizi e prendendoci le nostre responsabilità. Non abbiamo mai fatto una critica senza avanzare una proposta. Moltiplicheremo adesso i nostri sforzi nel solco delle parole del Presidente".

Il Capo dello Stato si sofferma poi su clima, energia, innovazione, temi al centro del dibattito pubblico e politico, a cui però spesso non seguono atti concreti e che invece possono essere occasione, secondo il Capo dello Stato, per lo “sviluppo futuro dell'attività produttiva in Italia. Vanno in particolare colte le opportunità offerte dalle tecnologie più avanzate per l'energia e per l'ambiente. Facciamo della crisi l'occasione per rinnovare la nostra economia, e insieme con essa anche stili di vita diffusi, poco sensibili a valori di sobrietà e lungimiranza.” Una sfida "impegnativa - secondo Ermete Realacci, ministro ombra dell'ambiente del Pd- che riguarda tutti e in primo luogo la politica. Il Partito Democratico è pronto a raccoglierla".

Il Presidente della Repubblica ritorna poi sulla crisi e il mondo della formazione, la cui riforma, indispensabile per il nostro futuro, deve essere orientata al raggiungimento di alti livelli di qualità e gestione produttiva delle risorse pubbliche, con il coinvolgimento “costruttivo e aperto” di tutti gli attori coinvolti, comprese le rappresentanze studentesche. “Facciamo della crisi un'occasione perché l'Italia cresca come società basata sulla conoscenza, sulla piena valorizzazione del nostro patrimonio culturale e del nostro capitale umano”.

Il Presidente della Repubblica si rivolge anche alle forze politiche, ricordando che “è essenziale che queste escano da una logica di scontro sempre più sterile” e che possano invece “guadagnare fiducia mostrandosi aperte all'esigenza di un impegno comune, ed esprimendo un nuovo costume, ispirato davvero e solo all'interesse pubblico”. Solo ristabilendo “trasparenza e rigore nell'uso del danaro pubblico” e recuperando il ruolo centrale del Parlamento,” la cui capacità di giudizio e di proposta resta fondamentale nel nostro sistema democratico” , sarà possibile giungere in modo positivo alle riforme di cui il Paese ha bisogno e “che vanno condivise”.

Ma alla fine, per quanto difficile possa essere siamo tutti noi, i cittadini, insieme e singolarmente che potremo, secondo il Capo dello Stato fare la differenza nei mesi che verranno, e produrre “un’autentica reazione vitale come negli anni più critici per il nostro paese”. “Sono chiamate alla prova tutte le componenti della nostra società, l'insieme dei cittadini che ne animano il movimento, in una parola l'intera collettività nazionale. Questo è lecito attendersi dalle generazioni che oggi ne costituiscono la spina dorsale".

"A voi che mi ascoltate – conclude il suo discorso il Presidente Napoletano - a tutti gli italiani, a tutti coloro che venendo da lontano operano in Italia nel rispetto delle regole e meritano il pieno rispetto dei loro diritti, un augurio più che mai caloroso e forte per l'anno che nasce. Per difficile che possa essere, lo vivremo con animo solidale, fermo, fiducioso".